lunedì 4 giugno 2018
In Valle Spluga la comunità si stringe alla «Madre della Misericordia» dopo il maxi smottamento del 29 maggio. Ora un bypass stradale e reti antimassi. Anche per salvare la stagione turistica
Gallivaggio, in Valle Spluga, dopo la frana che ha rischiato di distruggere il santuario

Gallivaggio, in Valle Spluga, dopo la frana che ha rischiato di distruggere il santuario

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Un antico santuario ai piedi di una montagna fragile, di una roccia vertiginosa e infida. Una popolazione ai piedi di una Madre forte e dolce, che non abbandona i figli nell’ora della prova. Il santuario è quello di Gallivaggio, nel territorio di San Giacomo Filippo, Valle Spluga. Il suo destino pareva ormai segnato. Gran parte dei 7.500 metri cubi di pietra e terra che da tempo incombevano sulla frazione, martedì scorso, 29 maggio, sono franati a valle. Senza travolgere – contro ogni previsione – la chiesa, le case e la statale 36. Solo piccoli danni. La gente ha tirato un sospiro di sollievo. No, non si è voltata dall’altra parte, la venerata Madonna della Misericordia di Gallivaggio.

Ma la prova non è finita: c’è da mettere in sicurezza il versante, riconnettere la valle spezzata in due per settimane, scongiurare danni irreparabili all’economia locale, in particolare al turismo, ora che arriva l’estate. Questa è gente di montagna. Inginocchiarsi davanti alla Madonna, sì. Farsi mettere in ginocchio dalle difficoltà, no. Ma serve che tutti facciano la loro parte. Le istituzioni in primis.

I giorni dell'isolamento

Dalla metà di aprile quella frana incombente, costantememte monitorata, aveva tagliato in due la valle. La statale 36 era stata chiusa al transito fra Gallivaggio e Lirone, altra frazione di San Giacomo Filippo, con l’eccezione di tre finestre giornaliere. Otto giorni prima della frana, l’accelerazione dei movimenti sul versante aveva portato al blocco totale dell’arteria. In quei giorni a Campodolcino e Madesimo, i Comuni a monte, si poteva arrivare solo percorrendo a piedi un sentiero nel bosco, una buona mezz’ora, sull’altro versante della valle, come sanno bene studenti e lavoratori pendolari. Ai 1.500 residenti, cibo e farmaci sono arrivati regolarmente in elicottero. Così il trasporto dei malati. Benzina e gasolio, invece, erano finiti fra mercoledì e giovedi. Unica alternativa per le auto: il passo dello Spluga. Il giro dalla Svizzera.

Il bypass stradale e le reti paramassi

La giornata di venerdì 1 giugno ha portato due novità: la riapertura della strada, sempre in tre finestre giornaliere. E la dichiarazione dello stato d’emergenza da parte del neonato governo Conte. «Ora la priorità è la "pista" alternativa sull’altro versante della valle: una strada asfaltata a senso unico alternato, lunga un chilometro, dal costo attorno al milione di euro, realizzabile in 30-40 giorni. Ed ora ra tocca all’Anas procedere il più rapidamente possibile», spiega Luca Della Bitta, sindaco di Chiavenna e presidente della Provincia di Sondrio, dando conto della riunione convocata per sabato 2 giugno dal prefetto, alla quale ha partecipato il presidente della Regione, Attilio Fontana. «Ci sono ancora masse a rischio di caduta. Ci vorranno circa 45 giorni per la messa in sicurezza dell’area. Stiamo collocando nuovi sensori e si prevede il posizionamento di robuste reti paramassi», ha dichiarato il geologo incaricato dalla Comunità montana della Valchiavenna, Guido Merizzi. «Vogliamo anche pulire e innalzare il vallo paramassi sopra il santuario – riprende Della Bitta –. L’area di Gallivaggio resta off limits. E mentre si lavora sul versante, la statale 36 deve rimanere chiusa. Per questo il bypass serve in fretta. Il nostro obiettivo è riaprire in piena sicurezza il santuario e la frazione. E garantire il prima possibile il transito 24 ore su 24 sulla statale. Di questo ha bisogno chi vive e lavora in valle. A maggior ragione ora che entriamo nella stagione turistica».

Il maxi smottamento avvenuto martedì 29 maggio

Il maxi smottamento avvenuto martedì 29 maggio

Oltre la frana: voci da Campodolcino

No, la Madre della Misericordia, non ha abbandonato i suoi figli. Così la pensano in molti, in valle, mentre guardano, riguardano, condividono e commentano, di persona e sui social, le immagini della frana: il boato, la nuvola di polvere e detriti che avvolge Gallivaggio, il campanile e il santuario che poco dopo riappaiono. Ancora in piedi. Dalla grande nube scura si solleva una nube bianca, nella quale c’è chi riconosce il profilo della Madonna. Di questo si parla (ad esempio) al bar-ristorante dell’albergo La Rabbiosa della famiglia Pertile, a Campodolcino, che abbiamo raggiunto prima che riaprisse la statale 36.

«Abbiamo perso le prenotazioni di maggio e c’è chi ha disdetto per l’estate», racconta la signora Fabrizia. «Ci sentiamo un po’ lasciati soli. Ma il santuario è ancora in piedi, ed è bello così», incalza il marito, Gabriele. «Tutto questo è un miracolo, vogliamo scriverlo al Papa», esclama la figlia, che a luglio metterà al mondo un bimbo. «Sì, in questo paese nascono ancora bambini e resiste una presenza di giovani», dice la farmacista Chiara Gagliardi, mentre ricorda e restituisce le preoccupazioni della popolazione più anziana nei giorni del blocco totale. E ci sono famiglie con i loro piccoli fra quanti attendono a sera, per il Rosario, il parroco don Mario Baldini, guanelliano. «Il legame di questa gente con Gallivaggio è fortissimo – afferma il sacerdote –: grande la sofferenza per non poter raggiungere il santuario, ancora più grande il sollievo per averlo visto scampare alla frana». Don Baldini presta servizio da anni nella valle che ha dato i natali a san Luigi Guanella. E anche lui guarda con trepidazione e speranza all'estate, quando si fanno più numerosi i pellegrini, devoti al santo, o persone e comunità legate alla sua opera.

Il gruppo statuario della Madre della Misericordia attualmente custodito a Chiavenna (foto LRos)

Il gruppo statuario della Madre della Misericordia attualmente custodito a Chiavenna (foto LRos)

Il parroco di Chiavenna: segno della Provvidenza

«Non c’è stata alcuna apparizione. E non fatemi parlare di miracolo: preferisco parlare di segno», sorride don Andrea Caelli, parroco di Chiavenna, vicario foraneo, già rettore del Seminario di Como, alla cui diocesi appartiene Sondrio. A chi lo interroga sulle immagini della frana e la nube antropomorfa, addita l’originale: il gruppo statuario con la Madre della Misericordia e le due ragazze alle quali apparì il 10 ottobre 1492, evacuato da Gallivaggio, è infatti ospite nella Collegiata di San Lorenzo, a Chiavenna, dov’è incessante l’accorrere dei devoti in preghiera.

«Nella frana si associano tre eventi oggettivi, che raccolgo dalle parole dei geologi: la massa compatta che doveva scendere in verticale e distruggere il santuario ha deviato la sua corsa e si è sbriciolata, mentre il vallo alle spalle del santuario ha funzionato oltre ogni attesa. Lascio l’interpretazione dei fatti alla libertà di ciascuno. Da credente – scandisce don Caelli – dico che la provvidente mano di Dio ha accompagnato questo evento che rischiava di concludersi tragicamente. Ecco di cosa è segno questa vicenda. Il problema è che non sappiamo più riconoscere la Provvidenza nella realtà ordinaria della nostra vita – gli affetti, la famiglia, il lavoro, la sofferenza – così ci rifugiamo nel razionalismo o, all’opposto, nel miracolismo e in pseudo-misticismi». Affidarsi alla Provvidenza, sottolinea il sacerdote, non significa fatalismo, tutt'altro: «Noi uomini siamo chiamati a fare la nostra parte, a prendere l'iniziativa, ad assumerci le nostre responsabilità. Come stanno facendo le istituzioni, i tecnici, gli operai – penso a quanti lavorano, con grande rischio, per mettere in sicurezza la frana – ai quali va il nostro grazie più sincero».

Il rettore del santuario: una Madre in cammino con noi

«Quella di Gallivaggio non è una devozioncella – testimonia con voce accorata don Casimiro Digoncelli, rettore del santuario –: è Gesù Misericordia che grazie alla Madre della Misericordia si fa incontro alla nostra vita, in ogni suo aspetto, come sperimento nei battesimi, nei matrimoni, nei pellegrinaggi dalla Lombardia e dalla Svizzera, nei molti che si confessano, nei molti che affidano a Maria le difficoltà della famiglia, del lavoro, delle malattie, o la richiesta del dono di un figlio. Questo è luogo e sorgente di consolazione e conversione per molti, per me anzitutto, come accade anche in questo tempo di prova. Quanti contatti, quante telefonate per chiedere della nostra Madre della Misericordia, per unirsi alla nostra preghiera», racconta accompagnandoci nella cappella di Santa Marta, nella Collegiata di San Lorenzo, dove la Madonna è temporaneamente accolta. E il pensiero torna al santuario chiuso ed evacuato. Ai pellegrinaggi, ai battesimi, ai matrimoni che erano stati programmati per maggio o per l'estate. E al desiderio di tutti di vedere riaperto questo luogo di culto mariano: edificato, ricostruito, abbellito, reso vivo dalla fede, dal lavoro e dalla generosità di generazioni di valligiani, compresi i molti che sono emigrati lontano nel corso dei secoli. «La frana ha risparmiato il santuario? È segno che Maria vuole la vita di queste comunità. E non smette di correre incontro a noi per assisterci nella difficoltà, per portarci il suo conforto. Con prontezza, come ha fatto con Elisabetta, ci ricorda la festa della Visitazione che abbiamo appena celebrato. E dopo l’estate la nostra Madonna si rimetterà in cammino: il 10 ottobre, infatti, il nostro vescovo Oscar Cantoni aprirà nell’ambito del Sinodo la peregrinatio della Madre della Misericordia fra i santuari e le chiese della diocesi, toccando anche la Cattedrale».

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