martedì 20 marzo 2018
Il segretario dell'Onu Guterres: violenze nei campi. La Guardia costiera? Spara e minaccia
Torture e stupri in Libia: l'ultima accusa dell'Onu

Una strage occultata: migranti fucilati da militari libici in un centro di detenzione. Non ne avremmo saputo nulla se il segretario generale dell’Onu non ne avesse rivelato l’esistenza in un rapporto choc – visionato da Avvenire – trasmesso al Consiglio di sicurezza nel quale vengono riportati anche i soprusi della Guardia costiera e le crudeltà dei funzionari incaricati del contrasto all’immigrazione illegale. Nero su bianco Antonio Guterres smaschera la narrazione di una Libia in via di stabilizzazione, con i profughi finalmente trattati con più umanità. «I migranti sono stati sottoposti a detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale», scrive il segretario generale, basandosi sulle inchieste di Unsimil, la missione Onu a Tripoli. Indistintamente, nei centri governativi come nei lager clandestini, avvengono «rapimenti per estorsione, lavori forzati e uccisioni illegali» si legge nel documento consegnato al Consiglio di sicurezza il 12 febbraio.

L’agenzia Onu per i migranti (Oim) ha censito 627 mila stranieri in Libia, ma secondo Guterres le stime reali vanno da 700mila al milione. Gli aguzzini molto spesso indossano una divisa appartenente a una delle forze armate finanziate anche dall’Italia e dall’Europa. «I perpetratori - assicura il segretario generale - sono funzionari statali, gruppi armati, contrabbandieri, trafficanti e bande criminali». Nelle ultime settimane sono sbarcati in Sicilia migranti seriamente ammalati e gravemente malnutriti. Molti di loro hanno raccontato di essere stati prigionieri in centri governativi. La conferma arriva ancora dalle 17 pagine del dossier. «L’Unsmil ha visitato quattro centri di detenzione supervisionati dal Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale – ricorda Guterres – e ha osservato un grave sovraffollamento e condizioni igieniche spaventose ».

I prigionieri «erano malnutriti e avevano limitato o nessun accesso alle cure mediche». E questo negli ultimi mesi, quando in Libia sono cominciati a piovere gli 'aiuti' dell’Europa. Ma c’è di più. Il capo delle Nazioni Unite non se la sente di avallare la tesi secondo i guardacoste libici siano ora in grado di salvare e assistere i migranti garantendo gli standard minimi dei diritti umani. La missione internazionale ha continuato a documentare «la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia costiera libica nel corso di salvataggi e/o intercettazioni in mare», scrive Guterres che cita fra gli altri quanto avvenuto il 6 novembre 2017, quando «i membri della Guardia Costiera hanno picchiato i migranti con una corda e hanno puntato le armi da fuoco nella loro direzione durante un’operazione in mare».

I funzionari del Palazzo di Vetro «hanno anche documentato l’uso di forza eccessiva e illegale da parte dei funzionari del Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale». La violenza come condotta sistematica per governare le prigioni dei disgraziati. Crudeltà consentite dall’immunità finora garantita agli aguzzini stipendiati da quel che resta dello stato libico.

«Il 19 novembre, durante un raid su un campo di migranti improvvisato nella zona di Warshafanah, membri dei gruppi di Tajura e Janzur, affiliati al Dipartimento per la lotta alla migrazione illegale, hanno aperto il fuoco sui migranti senza fornire alcun preav- viso verbale, provocando una serie di morti e feriti». Le Nazioni Unite non sono riuscite a raccogliere informazioni dettagliate sul numero di persone coinvolte, ma fonti locali affermano che nella prigione a cielo aperto erano recluse centinaia di persone, tanto che il Dipartimento contro l’immigrazione illegale aveva fatto intervenire le due milizie Tajura e Janzur. Non si tratta di informazioni per sentito dire, raccolte attraverso organizzazioni non governative o attivisti locali, ma di testimonianze ottenute personalmente dai funzionari dell’Onu.

«La situazione dei migranti e gli abusi che subiscono in Libia e mentre tentano di attraversare il Mediterraneo – è l’appello del segretario generale - continuano a farci chiedere un’azione congiunta, concertata e urgente». Non se la passano meglio i cittadini libici, esposti a ogni genere di rischio. Dagli omicidi politici alle detenzioni arbitrarie a causa del perdurante conflitto. Compreso «il reclutamento e l’uso di bambini da parte di gruppi armati, così come la loro detenzione - denuncia Antionio Guterres –sulla base della loro presunta o effettiva associazione con altre parti in conflitto».

LEGGI: il rapporto choc – visionato da Avvenire – trasmesso al Consiglio di sicurezza


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