mercoledì 16 maggio 2018
Si è fatto poco per la riduzione dell'inquinamento. Roma rischia fino a un miliardo di multa
E' allarme polveri sottili nelle città italiane

E' allarme polveri sottili nelle città italiane

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, dopo ripetuti avvertimenti e moniti, l’Italia oggi è stata deferita dalla Commissione Europea alla Corte di giustizia Ue per l’insufficiente risposta allo smog, in particolare la mancata attuazione della normativa sulla riduzione del particolato (il Pm10, le cosiddette polveri sottili, causate dal consumo di energia elettrica e dal riscaldamento, dai trasporti, dall’industria e dall’agricoltura).

Insieme all’Italia, dovrebbero esser deferiti per violazioni legate allo smog anche Francia, Germania, Gran Bretagna, Ungheria e Romania. A niente è valso, come si era già capito, l’incontro in extremis a Bruxelles lo scorso 30 gennaio del commissario europeo all’Ambiente Karmenu Vella con i ministri dell’Ambiente dei Paesi nella seconda fase della procedura in relazione allo smog (nove Stati in totale, oltre ai sei già citati anche Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna, che non dovrebbe esser deferite).

Con 66.000 morti l’anno l’Italia, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) è «lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa» a questo inquinante. «Le scadenze – ha dichiarato Vella il 30 gennaio – sono passate da tempo. Alcuni diranno che abbiamo già aspettato troppo. Non possiamo rinviare oltre». La cosa è vera soprattutto per l’Italia, che avrebbe dovuto attuare le norme in materia di particolato già dal 2005, sono passati quasi tredici anni da allora. L’Italia è sotto procedura anche per un’altra violazione legata allo smog, quella del biossido di azoto (prodotto soprattutto dai motori diesel), per la quale però per ora non dovrebbe esserci deferimento.


All’incontro di gennaio il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti aveva sottolineato che «il problema non esiste solo in Italia, ma in 19 Paesi su 28» (inclusi quelli alle fasi iniziali della procedura). E aveva ricordato gli sforzi già fatti dall’Italia, gli sforamenti dal 2000 a oggi «si sono ridotti di più del 70%». Bruxelles ha preso buona nota, ma è evidente che, oltre al fatto che la violazione dura da troppo tempo, siamo ancora lontani dal rispettare i parametri. Secondo un rapporto di Legambiente pubblicato a gennaio, «nel 2017 in 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio della qualità dell’aria di tipo urbano, il limite annuale per le polveri sottili di 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metrocubo. In 5 capoluoghi si sono superati addirittura i 100 giorni nell’anno» (Torino Cremona, Alessandria, Padova e Pavia).

Secondo la Commissione, interessate complessivamente sono 13 regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia). Per fortuna dell’Italia, è solo il primo deferimento, il che vuol dire che in caso di condanna non scattano ancora le multe. Queste potranno però arrivare se l’Italia non ottempererà alla sentenza e ci sarà una seconda procedura della Commissione e una nuova condanna. Lì si potrebbe arrivare a cifre elevatissime, fino anche a un miliardo di euro.

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