mercoledì 22 luglio 2020
La ministra Azzolina assente in Senato durante la discussione sulle paritarie. Il termine per fare richiesta dei nuovi banchi monoposto è scaduto, ma i presidi ancora non sanno come fare
Un'aula in allestimento al Liceo Kennedy di Roma secondo le disposizioni ministeriali in vista della ripresa delle lezioni a settembre

Un'aula in allestimento al Liceo Kennedy di Roma secondo le disposizioni ministeriali in vista della ripresa delle lezioni a settembre - Lapresse

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Il termine per fare richiesta dei nuovi banchi monoposto è scaduto ieri sera alle 19, ma i presidi ancora non sanno dove mettere gli studenti, circa 1,2 milioni, pari al 15% del totale, che non troveranno posto negli edifici scolastici per la necessità di garantire il distanziamento di un metro “statico” in classe.

«È apprezzabile l’accelerazione del Ministero ma forse i tempi sono troppo ristretti», sottolinea, non senza preoccupazione, il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. Lunedì, il commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, si legge in una nota del Ministero, «ha indetto una gara pubblica europea per l’acquisto di un massimo tre milioni di banchi per garantire la riapertura dell’anno scolastico in sicurezza: in particolare, fino a 1,5 milioni di banchi monoposto tradizionali e fino a 1,5 milioni di sedute attrezzate di tipo innovativo». Le aziende partecipanti devono garantire la consegna e il montaggio dei prodotti entro il 31 agosto. Immediata vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico e due settimane prima della ripresa delle lezioni.

«Bisogna tenere presente che acquistare è solo il primo passo – ricorda Giannelli – poi ci sono i tempi di consegna e di ritiro dei vecchi banchi, operazione questa che deve essere compiuta dall’appaltatore. A quanto leggo, inoltre, la capacità produttiva nazionale sembra essere inadeguata rispetto alla richiesta. Se così fosse, si genererebbero inevitabili ritardi ai quali fare fronte. Le scuole, tra l’altro, devono avere la possibilità di preparare gli ambienti. Tutto questo quando ancora molti istituti non hanno avuto comunicazioni circa i locali aggiuntivi dei quali dovrebbero poter usufruire dal prossimo 1 settembre».

Ma la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, tira dritto: «Sui banchi si sta trattando la questione con molta superficialità», ha detto a Bologna, dove ieri ha incontrato il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna per fare il punto sulla ripartenza.

La ministra non era però presente, nel pomeriggio, in Senato, dove per un paio d’ore si è discusso di scuole paritarie. All’ordine del giorno cinque mozioni (due di partiti della maggioranza e tre dell’opposizione), che chiedevano, tra l’altro, l’introduzione del costo standard di sostenibilità per allievo di 5.500 euro (richiesta dalla Lega e dai partiti del centrodestra) e la completa detraibilità fiscale delle rette versate dalle famiglie (mozione di Italia Viva). Due misure, è stato spiegato durante il dibattito, per rendere effettiva la libertà di scelta delle famiglie e completare il percorso della parità scolastica a più di vent’anni dalla legge 62 del 2000.

Dopo il parere negativo del governo, rappresentato in aula dal sottosegretario all’Istruzione, Giuseppe De Cristofaro, l’assemblea ha respinto la mozione sul costo standard, approvando (con modifiche) quella dei renziani. Via libera anche alla mozione presentata dalla senatrice Bianca Laura Granato, del Movimento 5 Stelle, che chiedeva, in sostanza, di verificare, attraverso controlli stringenti (già peraltro previsti dalla legge ancor prima dell’emergenza Covid) come le scuole paritarie avrebbero utilizzato i 300 milioni di euro che il decreto Rilancio ha stanziato per far fronte alla crisi sanitaria e garantire la ripresa in sicurezza delle lezioni. Come se fosse questo il principale problema e non, invece, quello di permettere la sopravvivenza di un settore colpito duramente dall’emergenza Covid.

Recenti studi hanno previsto che, senza interventi urgenti, almeno il 30% delle scuole paritarie potrebbe non riaprire a settembre e circa 300mila studenti dovrebbero, così, cercare una collocazione presso le scuole statali. Andando a peggiorare i problemi legati alla ricerca di nuovi spazi dove tenere le lezioni. Il tutto per un costo stimato di 2,4 miliardi di euro per le casse dello Stato.

Come documenta il sito www.noisiamoinvisibili.it, già 82 istituti paritari (in prevalenza nidi e materne) sono stati costretti ad alzare bandiera bianca e, a settembre, 3.433 studenti dovranno cercarsi un’altra scuola. Se dovessero transitare nelle statali, ciò avrebbe una ricaduta, in termini di costo, sulla collettività di 30 milioni di euro.




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