mercoledì 12 luglio 2017
Dalla denuncia dell’Istituto “Calasanzio” dei padri Scolopi di Frascati (Roma), emerge una gestione dei fondi statali per nulla tranquillizante. Il Miur a lavoro per fare chiarezza.
Quei 75 milioni mai assegnati alle scuole
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La denuncia dell’Istituto “Calasanzio” dei padri Scolopi di Frascati (Roma), raccolta e rilanciata da Avvenire due mesi fa, ha fatto emergere una gestione dei fondi statali per le scuole paritarie, da parte degli Uffici scolastici regionali, niente affatto tranquillizzante. Sono, infatti, 75,6 i milioni di euro che gli Usr, a livello nazionale, non hanno assegnato, come invece avrebbero dovuto, agli istituti paritari, per l’anno scolastico 2015-2016. Così come successo alla «più antica scuola popolare pubblica d’Europa», il Calasanzio, appunto, che lamentava la mancata assegnazione di 350mila euro di contributi, anche gli altri mille istituti del Lazio sono rimasti a secco, perché l’Usr non ha assegnato ben 48,2 milioni di euro dei 56 milioni ricevuti dal Ministero dell’Istruzione, che ha dovuto agire con un decreto d’urgenza per farseli riassegnare dal Ministero del Tesoro che, nel frattempo, se li era ripresi.

Il “caso Lazio” ha spinto viale Trastevere a «vederci chiaro» e, così, nelle scorse settimane è stato chiesto a tutti gli Usr di rendicontare l’avvenuta assegnazione dei fondi. Con grande sorpresa, i tecnici del ministero hanno scoperto che, complessivamente, sono appunto 75,6 i milioni di euro che, per varie ragioni, tra cui, non ultima, la burocrazia, non sono stati assegnati alle paritarie nell’anno scolastico 2015-2016. Certo, con 48,2 milioni il Lazio è l’imputato principale, ma ci sono anche i 13,8 milioni della Campania, i 3,7 milioni della Lombardia, i 2,6 della Sicilia e i 2 milioni e mezzo della Puglia. Sei le regioni in regola, che hanno cioè assegnato alle scuole paritarie l’intero ammontare dei contributi ministeriali: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise e Umbria.

Alla luce di questo quadro preoccupante, ai tavoli del Miur si sta lavorando alle modifiche da apportare a un sistema che, è il ragionamento, alla prova dei fatti ha bisogno di essere rinnovato. Nel mirino c’è soprattutto la gestione che dei contributi del ministero viene fatta a livello regionale. Pur avendo abolito un passaggio (dallo scorso anno i soldi sono versati su unico capitolo di bilancio e non più su due, come avveniva in precedenza) viale Trastevere vede ancora troppi intoppi e ritardi che, alla fine, si scaricano sui bilanci delle scuole. Molte delle quali sono poi costrette a chiudere, come è successo a 580 istituti paritari negli ultimi tre anni, ricorda Tuttoscuola.

Al Ministero, insomma, stanno pensando a una riorganizzazione del sistema che porti a una sua «armonizzazione » su scala nazionale, per una «linea d’azione comune» sul territorio, che elimini le differenze a livello di gestione dei fondi (ad esempio, sulla durata delle convenzioni e sul quantum da versare alle scuole), tra i diversi Uffici scolastici regionali. Seppur a fatica, comunque qualcosa si muove. È notizia di questi giorni, che la Corte dei Conti, in anticipo rispetto al recente passato, ha registrato il decreto del Miur sui finanziamenti del 2016-2017. Si tratta di 495 milioni per le 13mila scuole paritarie, oltre ai 23,4 milioni per favorire l’inserimento degli alunni disabili e ai 50 milioni di euro per le scuole dell’infanzia. Ora queste risorse saranno ripartite tra gli Usr che si attiveranno per assegnarle alle scuole prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. «Tutto procede come programmato», sottolinea la presidente della Fidae Lombardia, suor Anna Monia Alfieri, che domani parteciperà, con gli altri rappresentanti dei gestori delle scuole paritarie lombarde, a un incontro all’Usr per «discutere l’avvio delle procedure per la ripartizione dei contributi». Operazione che, anche al ministero, auspicano, proceda senza ulteriori intoppi e ritardi. «La nostra linea – conferma il sottosegretario Gabriele Toccafondi – è che le scuole abbiano la certezza dei finanziamenti entro l’avvio del nuovo anno. La serietà del sistema – aggiunge – non si misura soltanto dalla severità con cui affrontiamo il caso dei diplomifici, che ha portato, in un anno, a revocare la parità a 47 istituti sui circa 400 ispezionati, ma anche dalla certezza dell’assegnazione dei contributi. Noi stiamo lavorando per questo obiettivo».

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