Il caos degli affitti brevi adesso invade la provincia: «Siamo l’ultima frontiera del B&b»

La pressione turistica si è spostata sui Comuni limitrofi e sui centri minori. Sereni, sindaca di Scandicci: «Non vogliamo ridurci a dormitorio». A Pesaro raddoppiate le case a uso turistico
April 26, 2026
Il panorama del Chianti, in Toscana, sempre ricercato dai turisti
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«Siamo la nuova frontiera del B&b, forse l’ultima». Claudia Sereni, sindaca di Scandicci, parlando con Avvenire usa un’immagine che vale più di qualsiasi statistica. Il suo Comune confina con Firenze – ci si arriva in 20 minuti di tramvia – e sta vivendo in diretta ciò che accade quando una grande città adotta politiche di contenimento degli affitti turistici: la pressione non scompare, si sposta sui territori vicini. «Il nostro mercato degli affitti si sta azzerando e i nostri numeri, ancora contenuti, stanno crescendo a vista d’occhio», dice Sereni. Scandicci conta oggi 189 unità registrate con codice identificativo nazionale – in gran parte appartamenti interi – con una densità di 3,1 annunci per chilometro quadrato. Numeri destinati a crescere, e l’amministrazione lo sa. Da giugno entrerà in vigore per la prima volta la tassa di soggiorno, con tariffe che varieranno dai due ai cinque euro a seconda delle strutture, e tre euro specificamente per gli affitti brevi, la componente più consistente dell’offerta locale. La sindaca Sereni è esplicita sulla filosofia che guida la scelta: «La tassa di soggiorno non serve per contenere il turismo, ma per avere budget da spendere in politiche turistiche. Si viveva di rendita: questa rendita, senza politiche attive, è la nostra morte». Il turista è il benvenuto, precisa, ma a una condizione: che frequenti davvero il territorio e attivi dinamiche positive, senza trasformare Scandicci in una zona dormitorio. «Siamo schiacciati – aggiunge Sereni – e dobbiamo tutelare la residenza e la qualità della vita. Non possiamo essere passivi». L’orizzonte che preoccupa la sindaca è quello del lavoro: i dipendenti delle manifatture della pelletteria di lusso – Scandicci è il primo distretto italiano del settore – e diversi tirocinanti non trovano alloggio. L’amministrazione tiene d’occhio i circa 2mila alloggi sfitti censiti da una prima mappatura comunale, in parte probabilmente affittati in nero, in parte bloccati dalla paura dei proprietari di impegnarsi in locazioni lunghe. Per sbloccarli, secondo Sereni, servono meccanismi di garanzia pubblici a favore dei proprietari: senza quella tutela, difficilmente gli appartamenti torneranno sul mercato degli affitti a lungo termine. Il coordinamento con Firenze avviene in sede di città metropolitana, che raggruppa 41 Comuni. La sindaca fiorentina Sara Funaro, che ne è anche la presidente, ha commissionato uno studio per costruire politiche basate su dati reali e sta lavorando a un approccio condiviso sull’abitare metropolitano.
Quello che Scandicci vive in anticipo è già realtà consolidata in altri contesti italiani. Il meccanismo era già stato fotografato in uno studio del 2017 dell’Università della California di Los Angeles: nelle zone urbane dove l’offerta di affitti brevi cresce del 30%, il canone medio di locazione raddoppia. Una relazione quasi meccanica, verificatasi ovunque piattaforme come Airbnb e Booking abbiano scoperto una domanda turistica. A Pesaro, gli appartamenti ammobiliati a uso turistico sono più che raddoppiati tra il 2023 e il 2025 – dai 295 di due anni fa agli attuali 642 – trascinando verso l’alto i canoni residenziali e restringendo drasticamente l’offerta per chi cerca una casa stabile. La crisi abitativa colpisce trasversalmente. Operai e addetti alla ristorazione, ma anche insegnanti e impiegati non riescono a sostenere i canoni richiesti. Le persone hanno un lavoro: semplicemente, non basta più. A Follonica, sul golfo maremmano, in una città di 20mila abitanti ci sono circa 9mila seconde case. Una disponibilità enorme che si congela ogni estate: gli appartamenti vengono sottratti al mercato residenziale nei mesi di punta, quando la popolazione arriva a quintuplicarsi e i canoni settimanali raggiungono cifre da grande capitale europea. Un agente immobiliare locale descrive un mercato al collasso: «Ricevo circa otto richieste di affitto a lungo termine a settimana. Nel 2025 non ho concluso nemmeno un contratto». La maggior parte dei proprietari non vuole sentir parlare di affitti lunghi e il corto circuito investe anche il mercato del lavoro locale. Poste, supermercati, ristoranti: tutti cercano personale, ma come si assume qualcuno che non ha dove abitare? La questione, rimasta a lungo sottotraccia, comincia a pesare sulla tenuta economica dei territori.
La pressione si misura anche in contesti apparentemente distanti. Durante la Milano Design Week i canoni settimanali per un bilocale arredato a Sesto San Giovanni hanno toccato i 1.750 euro, con un incremento del 172% rispetto a una settimana ordinaria. Nell’hinterland milanese analizzato dal Centro Studi Abitare Co., il rincaro medio è del 130%; dentro Milano si arriva al 136%. È la logica strutturata della rendita turistica che si sovrappone, e si sostituisce, al mercato residenziale ordinario. Di fronte a questo quadro, le amministrazioni locali si muovono con poteri diseguali e strumenti spesso insufficienti. Il dibattito normativo ha però conosciuto una svolta significativa. Con la sentenza 186/2025 la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi dello Stato contro il Testo Unico del Turismo della Regione Toscana – legge regionale 61/2024 – validando l’attribuzione di poteri regolatori ai Comuni capoluogo di provincia e a quelli ad alta intensità turistica, e riconoscendo che il livello comunale è quello istituzionalmente più adeguato per gestire e bilanciare gli effetti delle locazioni brevi sul tessuto urbano e sociale. L’Anci, interpellata da Avvenire sulla questione, fa sapere che sta «valutando la portata del fenomeno nei diversi contesti e diversi Comuni», ma di necessitare di più tempo per avere «un quadro più chiaro e definito». Nell’attesa, resta aperta la contraddizione di fondo. In assenza di politiche nazionali sulla casa, il peso ricade sui sindaci. Che spesso amministrano realtà dove il turismo può essere linfa vitale per l’economia locale, ma con il rischio di erodere le condizioni di vita di chi quella comunità la abita tutto l’anno. Trovare l’equilibrio tra rendita e residenzialità è, in fondo, la sfida politica più concreta che molti territori italiani si trovino ad affrontare oggi.

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