giovedì 17 gennaio 2019
Una sorprendente invasione di campo della politica in un ambito in cui pastorale e teologia hanno avviato un difficile e coraggioso processo di riflessione
Reggio Emilia, la sala del consiglio in Municipio

Reggio Emilia, la sala del consiglio in Municipio

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Entrata da cartellino rosso del Consiglio comunale di Reggio Emilia nella delicata e complessa questione della pastorale per le persone omosessuali. Un intervento dai profili paradossali, che segna una sorprendente invasione di campo della politica in un ambito in cui pastorale e teologia hanno avviato un difficile e coraggioso processo di riflessione. Ma se le dinamiche inclusive sollecitate da “Amoris laetitia” e, in modo ancora più esplicito, dal Documento finale del Sinodo sui giovani, sembrano segnare uno stacco rispetto alla dottrina del “disordine oggettivo”, può essere accettabile che un’amministrazione comunale arrivi a stabilire a colpi di mozione quali sono le prassi pastorali corrette?

Domanda inevitabile all’indomani del documento approvato dal Consiglio comunale di Reggio Emilia contro l’Apostolato Courage che, com’è noto, «offre accompagnamento spirituale alle persone con attrazione per lo stesso sesso». Courage, fondata 40 anni fa dal cardinale Terence James Cooke, allora arcivescovo di New York, è impegnata con 125 circoli in decine di Paesi del mondo. In Italia, oltre a Reggio Emilia, è presente nelle diocesi di Torino, Milano, Roma e Altamura- Gravina-Acquaviva delle fonti. Ma secondo la mozione approvata l’altro ieri a Reggio Emilia, si tratta di una realtà omofobica che rappresenta un grave rischio per il benessere pubblico. Da qui l’impegno di sindaco e giunta ad «esprimere la distanza dell’amministrazione e della comunità rispetto ad associazioni che vogliono far apparire l’orientamento sessuale come un difetto o un problema di cui doversi liberare e curare».

Non solo, nel testo c’è anche l’invito «a valutare se negli obiettivi perseguiti e nei metodi praticati possono esistere profili di rilevanza penale e, in caso affermativo, ad attivarsi affinché tali comportamenti vengano sanzionati dalle autorità competenti». Richiesta decisamente sproporzionata rispetto alle proposte di Courage che con il metodo dei “dodici passi”, preso a prestito dagli alcolisti anonimi, si limita ad offrire un’alternativa a coloro che vivono con disagio il proprio orientamento sessuale. Ma è proprio questo che fa problema, almeno secondo i consiglieri Pd di Reggio che hanno firmato la mozione, in testa Dario De Lucia. Inaccettabile, sostengono, l’accostamento tra alcolismo – dipendenza patologica accertata – e l’omosessualità. Ma anche deprecabile, si spiega nel testo, l’obiettivo di guardare a questa dimensione come problema da risolvere.

Ora, a parte che Courage ha da tempo preso le distanze contro le terapie riparative, è lecito chiedersi se un consiglio comunale sia l’organismo adeguato per valutare un tema controverso e che fa discutere lo stesso mondo scientifico, tutt’altro che concorde nello sforzo di individuare le radici genetiche, psicologiche e sociali dell’orientamento sessuale.

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