sabato 24 marzo 2018
Ricoverata malata di linfoma un mese al Sant'Anna di Torino, è stata tenuta in vita il più possibile per portare avanti la gravidanza. Il bimbo è nato: pesa 700 grammi
Migranti in marcia sulla neve verso il confine francese

Migranti in marcia sulla neve verso il confine francese

"Lei era in regola. Avrebbe potuto andare in Francia, attraversare liberamente la frontiera, ma ha deciso di rimanere con me. Ci legava un grande amore e non ha voluto lasciarmi". Così Destiny, 33 anni, il marito della donna nigeriana incinta e con un grave linfoma, respinta alla frontiera di Bardonecchia dalle autorità francesi, morta all'ospedale Sant'Anna di Torino dopo il parto cesareo, ricorda dopo la tragedia.

Ma ora deve pensare al figlio. Lui ce l'ha fatta e la vita non si ferma. "Da quando ho perso mia moglie, ho perso parte della mia vita. Mi sento vuoto. Non sono felice", continua trattenendo a stento le
lacrime. "Volevo andare in Francia perché non ho i documenti e non ho un lavoro. Qui non mi restava che chiedere l'elemosina". Ora Destiny vuole rimanere in Italia. "Voglio dare a mio figlio una vita felice. Mi serve un lavoro, in strada non c'è futuro". E aggiunge: "voglio ringraziare i medici per tutto quello che hanno fatto, soprattutto per mio figlio". Il bambino, che al momento del parto pesava 700 grammi, è al Sant'Anna.

Il bambino

"Il bambino è nato il 15 marzo, prematuro di 29 settimane. Pesa circa 900 grammi e i segnali fanno ben sperare. Siamo cautamente ottimisti", spiega il dottor Enrico Bertino, direttore del reparto di neonatologia
universitaria dell'Ospedale Sant'Anna. "La sua condizione clinica è speciale - ha aggiunto - La mamma è arrivata in fase terminale, con un linfoma di estrema gravità, e l'unica speranza era quella di salvare il neonato.

Lei era cosciente, in rianimazione solo gli ultimi due giorni. Ha ricevuto il supporto e il sostegno di tutti gli operatori sanitari che l'hanno seguita non solo con tecnologie avanzatissime, ma soprattutto con un'assistenza multispecialistica. La malattia materna - conclude Bertino - avrebbe potuto compromettere le condizioni di salute e la crescita del feto". Il bimbo, ricoverato in terapia intensiva, si chiama Israel. "Abbiamo deciso di chiamarlo così perché siamo cristiani", spiega il papà.

La cronaca. Quando muore anche la pietà

Non si muore solo in mare, aggrappati a un gommone insicuro e stracarico. Ma a provocare la morte di migranti che tentano di raggiungere i paesi europei sono anche i muri. I muri che impediscono alle persone di proseguire il proprio viaggio in sicurezza e con mezzi adeguati. Anche in gravidanza. Ed è così che è morta B.S., nigeriana di 31 anni. Morta per non aver avuto assistenza adeguata e per aver sottoposto il proprio corpo, ammalato e gravido di un figlio, a una sfinente traversata in mezzo alla neve. Finita, oltretutto, con il respingimento da parte dei gendarmi.

È successo sulle Alpi di Bardonecchia, al confine francese. Incinta di poche settimane e con un grave linfoma, la donna era stata respinta alla frontiera dalle autorità francesi un mese fa. Era poi stata soccorsa dai medici volontari di “Rainbow4Africa” e ricoverata al Sant'Anna di Torino. In condizioni disperate, è stata tenuta in vita il più possibile in modo da poter portare avanti la gravidanza. Dopo il parto cesareo, è morta all'ospedale.

EDITORIALE In morte di B.S. Né timbro né pietà, ma un figlio di Marina Corradi

«Le autorità francesi sembrano avere dimenticato l'umanità» commenta Paolo Narcisi, presidente dell'associazione che da dicembre ha aiutato un migliaio di migranti nel tentativo di oltrepassare il confine francese.

La nascita del bimbo, 700 grammi, è un fatto straordinario ed è subito scattata una gara solidarietà per aiutarlo. Il neonato è ora ricoverato nella Terapia Neonatale del Sant'Anna, diretta dalla professoressa Enrica Bertino. Accanto al piccolo c'è il padre, anche lui respinto alla frontiera.

La procura di Torino ha disposto degli accertamenti sul caso.
Ad occuparsi della vicenda sarà la polizia.

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