giovedì 20 settembre 2018
Lunedì il provvedimento del Cdm su protezione, Sprar e accoglienza dei rifugiati. Salvini: accetterò consigli, tutto è migliorabile.
Slitta il decreto sulla tutela umanitaria

«Non sono pessimista... Confido che si possa uscire da questo vertice con uno scambio costruttivo ». Così ieri, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, fiducioso che il vertice informale dei capi di Stato e di governo, riuniti a Salisburgo, possa produrre qualche lieve passo in avanti sulla questione migranti. Sul piano interno, al rientro oggi a Roma era previsto che il Consiglio dei ministri si riunisse per esaminare i due schemi di decreti legge, uno in materia di sicurezza e l’altro di immigrazione, proposti dal titolare del Viminale Matteo Salvini. Invece il vertice di governo è slittati a lunedì. "Non c'è nessun problema, ha spiegato lo stesso Salvini, il Cdm slitta perché fare la riunione senza premier e vicepremier mi sembrava di votarmi da solo il mio provvedimento. Il dl è pronto", ha aggiunto smentendo divisioni nella maggioranza.

«Ritengo che, per il decreto sull’immigrazione, non ci siano rilievi di incostituzionalità, fascismo, razzismo, cattivismo... », aveva già detto giovedì il ministro e vicepremier, mettendo le mani avanti e precisando che «tutto è migliorabile» e «per suggerimenti e possibili miglioramenti ai testi, c’è il Parlamento». L’altra componente del governo, M5s, attraverso il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha osservato come «finora non ci sono stati problemi costituzionali e i due decreti sono al vaglio degli uffici legislativi. Non risultano particolari criticità». In ogni caso, dopo il possibile via libera del Cdm di lunedì, prima di andare in gazzetta ufficiale e diventare operative, le norme dovranno essere emanate dal presidente della Repubblica. Ed è immaginabile che gli esperti di legislazione del Quirinale vaglino con attenzione i contenuti dei due decreti, a partire dalla sussistenza dei requisiti di «necessità e urgenza» previsti dall’articolo 77 della Costituzione. Anche l’Alto commissario Onu per i rifugiati intende monitorare il provvedimento: «Faremo osservazioni ». Dubbi sono già stati espressi dall’Anci, che rappresenta gli ottomila comuni italiani: «Centri d’accoglienza troppo grandi potrebbero creare disagi ai cittadini. Attendiamo la versione definitiva».

Conte in Austria. A cena con gli altri leader europei, ieri Conte ha iniziato a mettere a fuoco i temi di oggi. L’Italia continua a chiedere una riforma del regolamento di Dublino sui richiedenti asilo e la ridefinizione della missione Sophia e dei compiti dell’agenzia Frontex. Ma il muro opposto da alcuni Stati membri non si smuove. Il premier italiano non si arrende e continua a dissodare il terreno, pur sapendo che quello odierno «è un vertice informale», ma puntando sul «Consiglio che si terrà a ottobre. Nel frattempo, al monito lanciato agli Stati dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk a non usare il dossier migranti per tornaconto politico, Conte ribatte: «Non è una questione elettorale, l’immigrazione è un tema importante» sul quale «la politica con la P maiuscola deve assumersi responsabilità». Ma dall’Italia, il vicepremier e segretario della Lega Salvini incalza: «Dall’Europa mi aspetto poco. Se si ripresentasse un caso nave Di- ciotti, farei esattamente quello che ho fatto. Se l’Europa dimostrerà di essere inesistente, ci muoveremo per conto nostro. Io ho già in programma una serie di missioni nei Paesi africani».

Abrogati i permessi umanitari. Nella bozza del decreto legge, composta da 16 articoli e visionata ieri daAvvenire(ma non sono escluse correzioni dell’ultima ora) è contenuto un vero e proprio giro di vite in materia di immigrazione. «Togliere il diritto a fare domanda di asilo a chi aggredisce un agente mi sembra il minimo – valuta Salvini –. Parlare di tutela di diritti umani, in riferimento a qualcuno che ha in tasca un foglietto che dice che scappa dalla guerra e a tempo perso prende a pugni un poliziotto, è assurdo. A casa mia non lo fai». Nel testo, è previsto dunque un ampliamento dei reati che portano alla revoca del permesso di rifugiato (violenza sessuale, rapina, traffico di droga, ma anche resistenza a pubblico ufficiale). Ma soprattutto, il decreto abroga i permessi di soggiorno per motivi umanitari (che sono la gran parte di quelli concessi dalle autorità italiane) e li rimpiazza con permessi speciali concessi solo per cure mediche in caso di gravi condizioni di salute; provenienza da Paesi colpiti da calamità naturali; atti di valore civile. Inoltre, se si rientra nel Paese d’origine per vacanze (al Viminale parlano di «profughi vacanzieri»), la protezione è revocata. Sul piano legale, viene escluso il gratuito patrocinio nei casi in cui il ricorso contro il diniego della protezione è dichiarato improcedibile o inammissibile.

Sei mesi nei Cpr. Il tempo di trattenimento dei migranti irregolari nei Centri per i rimpatri raddoppia: da 3 a 6 mesi. E i posti nei centri aumenteranno: «Ne serve almeno uno per regione e contiamo di raddoppiare la capienza», fa sapere il ministro. In attesa della convalida dell’espulsione, il migrante potrà essere tenuto non solo nei Cpr, ma anche in locali nella disponibilità delle questure. I richiedenti asilo potranno ricevere accoglienza solo nei centri ad essi dedicati (i Cara). E il decreto limita i progetti di integrazione solo ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Intervistato su Retequattro, il ministro Salvini si spinge a fare calcoli: «Stiamo raddoppiando i centri e riducendo i costi: queste operazioni e i minori sbarchi significano un risparmio di almeno un miliardo e mezzo di euro all’anno. E 400 milioni li reinvestiremo in assunzioni di poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco».

Giro di vite sulla cittadinanza. Altro capitolo che farà discutere è il raddoppio (da 24 a 48 mesi) del termine per la conclusione dei procedimenti per la concessione della cittadinanza per matrimonio e per residenza (mentre per i condannati per terrorismo, la cittadinanza è prevista la revoca). Al momento, sono in istruttoria presso il Viminale circa 300mila richieste di cittadinanza.

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