sabato 1 dicembre 2018
Cafiero de Raho: oggi le mafie non lavorano più da sole ma in collaborazione, soprattutto nel traffico di droga
Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho

Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho

«Per troppo tempo la criminalità foggiana è stata sottovalutata, si negava che fosse mafia. C’era poca attenzione. Quella di oggi è veramente una bella operazione. Finalmente si comincia a smuovere qualcosa sul territorio. E questo è fondamentale. Ma ora ci vuole continuità, anche per convincere gli imprenditori a denunciare. Sono ancora pochi, mentre le estorsioni sono a tappeto». È il commento del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, che ha voluto essere presente a Foggia a conferma dell’importanza anche nazionale dell’operazione.

Dunque procuratore per troppo tempo la criminalità organizzata foggiana è stata sottovalutata?

Sicuramente. Operazioni negli anni ci sono state però è anche vero che l’attenzione non è stata altissima. Ora su Foggia c’è un bravo procuratore, e così a ogni estorsione scattano le intercettazioni. E questo ha aiutato molto. E c’è un forte impegno della Squadra mobile e dei Carabinieri.

Anche in questa inchiesta le denunce degli imprenditori sono state molto poche.

Molto poche. Quando non si denuncia e quando le estorsioni sono a tappeto, è evidente che chi deve denunciare ha ancora più paura perché se non denuncia nessuno, farlo significa essere solo oltre che isolato.

Chi denuncia andrebbe più protetto?

Quelli che hanno denunciato sono tutelati. Uno di loro, e che ora è protetto, ne ha subite di tutti i colori tra giugno e dicembre 2017, lo minacciavano coi mitra. Però ha tenuto duro. Ora a lui, e ai pochi altri che hanno denunciato con coraggio, deve andare tutto il nostro appoggio. C’è una parte dell’organizzazione mafiosa che è ancora sul territorio. Non bisogna fermarsi. Quando gli imprenditori assistono ad arresti continui e vedono che la mafia si indebolisce, allora sono pronti a denunciare.

Non bastano operazioni come quella di oggi?

Ci vuole continuità nella repressione per creare fiducia nelle persone. Bisogna che sappiano che dopo l’operazione di oggi non dovranno aspettare un altro anno per vederne una analoga, ma un mese o poco più.

Cosa è la mafia foggiana?

È un’associazione mafiosa radicata sul territorio. E in rapporto con le altre mafie. Oggi, infatti, le mafie non lavorano più da sole ma in collaborazione, soprattutto nel traffico di droga nel quale fanno acquisti pro quota e cogestiscono gli affari.

Lei ha detto che questa mafia foggiana assomiglia alla ’ndrangheta. In che senso?

Perché hanno lo stesso vincolo di sangue, hanno i rituali di affiliazione, hanno le gerarchie. Lo sappiamo per certo perché nel corso di un’intercettazione ambientale uno degli arrestati diceva 'prima diventi picciotto, poi picciotto d’onore, e poi se cominci a uccidere la gente diventi sgarrista e poi sempre più su e prendi 4-6mila euro al mese'. Poi, altro elemento di similitudine, esiste addirittura una cassa comune. Le modalità sono dunque quelle della prima ’ndrangheta, che girava con pistole e kalashnikov.

Ma quella foggiana è ancora molto violenta, rispetto alla ’ndrangheta di oggi, molto silente.

È molto violenta, diversamente dalle altre mafie che hanno scelto la strategia della sommersione. A Foggia, invece, si spara e si uccide. Questa operazione ha bloccato una catena di sangue che negli ultimi tempi ha caratterizzato questo territorio. Uno di quelli che dovevano essere arrestati, Rodolfo Bruno, è stato ucciso quindici giorni fa.

Anche questa mafia è interessata ai classici affari, come le altre?

Come l’azzardo, anche se siamo ancora solo alle estorsioni sulle slot machine, e non alle scommesse on line come la ’ndrangheta, che ha server a Malta o in Romania. È mafia ma ancora meno evoluta.

Non ha paura di creare clamore con la violenza?

Evidentemente non hanno paura anche perché la reazione dello Stato fino a oggi non è stata così clamorosa. E poi loro si sentono forti per l’organizzazione che hanno alle spalle. In una delle intercettazioni c’è un mafioso che arriva in un’impresa dalla quale voleva riscuotere il pizzo. Ma viene fermato dal vigilantes che gli dice 'ora ti denuncio e ti faccio arrestare'. Allora il mafioso prende il telefono e gli dice 'chiama la polizia, chiama chi vuoi tu, falli venire, fammi arrestare, tanto se arrestano me ne arrivano altri dieci, venti'.

Questo richiederebbe una maggiore reazione da parte degli imprenditori?

Sicuramente sì.

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