martedì 25 giugno 2019
La conferma che il "pull factor" non esiste. Tra l’1 maggio e il 21 giugno sono partite almeno 3.926 persone, quelle soccorse dalle navi umanitarie sono state 431
Migranti nel Mediterraneo (Immagine d'archivio Lapresse)

Migranti nel Mediterraneo (Immagine d'archivio Lapresse)

COMMENTA E CONDIVIDI

Quasi 4mila persone in neanche due mesi. E con le Ong oramai fuori dalle rotte. La smentita alla teoria del “pull factor”, cioè delle navi umanitarie che attirerebbero i migranti, arriva proprio dalla Libia. Tra l’1 maggio e il 21 giugno sono partite almeno 3.926 persone, quelle soccorse dalle navi umanitarie sono state 431.
Le medie giornaliere forniscono una lettura ancora più precisa. Dal 1° al 21 giugno sono partiti dalle coste libiche 94 migranti al giorno quando le navi delle organizzazioni di soccorso non erano in navigazione; 26 al giorno quando invece le Ong si trovavano nell’area di ricerca e soccorso libica. Complessivamente, nel periodo dall’1 maggio al 21 giugno, sono salpate dalle spiagge controllate dai trafficanti di uomini 62 persone al giorno in presenza delle navi umanitarie e 76 in loro assenza.
I dati sono stati esaminati da Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto di studi politici internazionali di Milano (Ispi), che ha elaborato le informazioni ufficiali dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) e dell’Organizzazione internazionale dei migranti (Oim). Le agenzie Onu riassumono quotidianamente gli arrivi in Europa che sui migranti intercettati dalla cosiddetta Guardia costiera libica e riportati a terra.
Che cosa significhi venire respinti lo spiega l’inviato Onu in Libia, del quale è stato divulgato nei giorni scorsi il contenuto del suo ultimo intervento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. «Le condizioni per migranti e rifugiati in Libia erano già terribili prima del conflitto, queste condizioni sono andate di male in peggio», ha scritto Ghassam Salamé che ricorda come richiedenti asilo, rifugiati e altri migranti «sono intrappolati in centri di detenzione esposti o in prossimità dei combattimenti».
L’Acnur nel suo ultimo aggiornamento sulla Libia «ha notato un aumento degli eventi di sbarco dal maggio 2019 rispetto ai dati raccolti nei mesi precedenti», segnala l’agenzia delle Nazioni Unite. In particolare viene segnalata la moltiplicazione dei porti da cui salpano i barconi, a distanza di oltre 300 chilometri l’uno dall’altro, proprio come avveniva in passato. La riprova che i trafficanti non sono stati fermati né sconfitti, e che sono ancora in grad0 di mobilitare risorse in tutto il Paese. In particolare gli operatori dell’alto commissariato hanno segnalato il riaccompagnamento di stranieri intercettati in mare, nella base navale di Tripoli, Al Khums e Zawyah e l’area di Zuara. Proprio qui sarebbero operative due figure controverse. Il primo è "Bija", il capo della polizia marittima di Zawyah, indagato dalle Nazioni Unite ma ancora attivo e sostenuto, finanziariamente e con equipaggiamenti, dal governo di Tripoli. E poi Ayman al-Kafaz, tra i capi della polizia di Zuara che secondo alcuni testimoni, come riporta anche una recente sentenza del Tribunale di Trapani, è anche tra i capi dei clan di scafisti. Al-Kafaz è a capo di una milizia che «si poneva quasi fosse una forza di polizia».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: