Il presidente iraniano: «Vendetta per Khamenei». Netanyahu: «Sollevatevi contro i tiranni»

Il punto sul secondo giorno di guerra. La reazione del regime guidato dal capo politico Pezeshkian, che ha chiamato alla rivolta il mondo musulmano sciita. I bersagli sono ancora nel centro di Teheran. Strage della scuola: oltre 140 bambine uccise
March 1, 2026
Una folla di donne con il lungo abito nero e la testa velata tengono in mano fotografie di Khamenei in segno di protesta
A Lahore, in Pakistan, la protesta dei musulmani sciiti per l'uccisione dell'ayatollah iraniano Ali Khamenei, la Guida Suprema/ Ansa
«L’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei è una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani. Vendicarla è un diritto e un dovere». Parole di fuoco, quelle pronunciate domenica mattina dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che accompagnano il pesante scambio di fuoco incrociato all’indomani dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran seguito dalla rappresaglia sulle città israeliane e gli interessi statunitensi nel Golfo. In una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato, Pezeshkian ha affermano che «l'assassinio della più alta autorità politica della Repubblica islamica dell'Iran e di un importante leader dello sciismo mondiale è percepito come un'aperta dichiarazione di guerra contro i musulmani, e contro gli sciiti, in tutto il mondo». L'Iran «ritiene suo legittimo dovere e diritto vendicare gli autori e gli ideatori di questo crimine storico».
Nelle stesse ore, i media israeliani (smentiti da Teheran) scrivevano che la sede della televisione era bersaglio di un raid. In un video, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è rivolto agli iraniani esortandoli a sollevarsi contro il regime: «La vostra sofferenza e il vostro sacrificio non saranno vani – ha detto -. L'aiuto che aspettavate è arrivato e ora è il momento di unire le forze per una missione storica. Per rovesciare il regime e garantire il vostro futuro». Netanyahu ha annunciato l’intenzione di colpire «nei prossimi giorni migliaia di obiettivi del regime terroristico» per creare «le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano possa liberarsi dalle catene». L’esercito israeliano ha informato che oggi, domenica, «sta colpendo obiettivi che appartengono al regime terroristico nel cuore di Teheran», dopo che sabato l’aeronautica «ha condotto attacchi su larga scala per stabilire la superiorità aerea e spianare la strada» verso la capitale. L'obiettivo, ha detto il portavoce delle Forze di difesa, è «creare le condizioni operative per la caduta degli ayatollah».

La conferma dell’uccisione di Khamenei e i vertici decimati

Nella notte, la televisione di Stato iraniana ha confermato la notizia che segna la fine di quarant’anni di storia in Medio Oriente: Khamenei, l’erede della Rivoluzione di Khomeini e incarnazione del regime degli ayatollah, è stato ucciso in un raid, come annunciato sabato sera prima dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e poi dall’alleato Donald Trump. Le rare notizie verificabili che riescono a bucare il buio informativo dall’Iran, dove anche Internet funziona a singhiozzo, raccontano episodi di esultanza, con applausi dalle finestre e clacson in strada. Ma per oggi sono previste manifestazioni ufficiali di compianto, con la gente chiamata in piazza a denunciare l’oltraggio subito. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani – successore in pectore, designato dallo stesso Khamenei – su X ha minacciato: «L’America e il regime sionista hanno bruciato i cuori della Nazione iraniana. Noi bruceremo i loro». Confermata anche l’uccisione del capo di stato maggiore delle forze armate Abdolrahim Mousavi e di diversi alti comandanti militari, colpiti durante una riunione del Consiglio di difesa. I media iraniani riferiscono inoltre della morte del capo dell'intelligence della polizia, Gholamreza Rezaian.

La strage di bambine nella scuola: 148 uccise, 95 ferite

Dalle macerie della scuola primaria femminile di Minab, nel sud del Paese, continuano ad essere estratti i colpi delle giovanissime vittime: il bilancio ufficiale, ancora provvisorio, è di 148 morti e 95 feriti. Vittime di uno dei tragici “errori” di guerra, poiché la scuola sorgeva in prossimità di un sito delle Guardie della rivoluzione. La Cnn, che ha geolocalizzato i video della strage, ha rilevato che la scuola "Shajaba Tayyba" è situata ad appena 60 metri da una base militare, della quale avrebbe fatto parte fino al 2016. In totale, secondo i dati della Mezzaluna Rossa, dall’inizio dell’attacco sono stati uccisi almeno 201 iraniani, 747 feriti. Dalla stessa fonte si apprende che, in sessanta raid su Teheran in ventiquattr'ore, hanno perso la vita almeno 57 persone.

La controffensiva su Israele e sul Golfo

In Israele le sirene hanno continuato a suonare, non solo a Tel Aviv e Gerusalemme. Colpita Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme, dove alcuni coloni hanno riportato ferite. Le scuole restano chiuse, gli assembramenti vietati e alla popolazione viene indicato di restare in prossimità dei rifugi. Nel Golfo, sono stati colpiti l’aeroporto internazionale di Abu Dhabi – dove è rimasto ucciso un cittadino asiatico, ferite altre sette persone – e, da detriti di droni, l’hotel Burj al-Arab, uno dei simboli di Dubai. Nel mirino dei missili iraniani anche il porto omanita di al-Duqm e la capitale del Bahrein, Manama. Al largo dell’enclave omanita di Musandam, affacciata sullo Stretto di Hormuz, è stata colpita una petroliera battente bandiera di Palau: feriti quattro dei venti membri dell’equipaggio. Sirene d’allarme anche nella capitale giordana Amman e in Kuwait.

In Pakistan assalto al consolato Usa: vittime

In Pakistan centinaia di manifestanti hanno assaltato il consolato americano di Karachi per protestare contro l’uccisione di Khamenei: negli scontri con le forze di sicurezza, almeno 9 persone sono rimaste uccise e decine ferite.

Putin e la Cina: illegale l'attacco all'Iran

In un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il presidente russo Vladimir Putin ha condannato «l'assassinio« della Guida Ali Khamenei, «commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale». Putin ha definito Khamenei «un eminente statista» che ha «dato un enorme contributo personale allo sviluppo di relazioni amichevoli tra Russia e Iran, elevandole al livello di un partenariato strategico globale». Anche la Cina ha condannato l'uccisione. In un comunicato, il ministero degli Esteri ha sottolineato che si è trattato di «una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran» che «ha calpestato degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali delle relazioni internazionali». Pechino ha chiesto una «cessazione immediata delle azioni militari».

L’appello degli Emirati all'Iran: «Siamo i vostri vicini»

«La vostra guerra non è contro i vostri vicini», ha dichiarato un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti rivolgendosi all'Iran. «L'aggressione contro gli Stati del Golfo è stata un errore di calcolo e ha isolato l'Iran in un momento critico», ha detto Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino. Ha poi rivolto un appello: «Tornate in voi stessi e trattate i vostri vicini in modo razionale e responsabile».

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