venerdì 3 maggio 2019
A milano la controversa fiera dedicata alla canapa
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È un messaggio fuorviante quello veicolato dall’“International cannabis expo”, in programma a Milano da oggi a domenica. A far discutere è soprattutto il testo degli striscioni e dei cartelloni pubblicitari che da giorni tappezzano Milano: sotto il disegno di una foglia verde a cinque punte è scritto “Io non sono una droga”, lo slogan scelto per propagandare la manifestazione. Pubblicità ingannevole? Un avviso promozionale «sbagliato e pericoloso» lo ha definito il sindaco della città, Beppe Sala, che ha presentato, con la giunta comunale, un esposto all’Agcom, l’autorità garante per le comunicazioni.

«Ma è un invito a riflettere sulle proprietà della pianta» replicano gli organizzatori. L’evento, alla quarta edizione, è dedicato agli «aspetti legali della cannabis », quella con percentuale di tetra-idrocannabinolo ( Thc) inferiore allo 0,5, che in Italia si può vendere e comprare: «una pianta dalle mille risorse – dicono i promotori dell’“Hemp Fest” (altro nome dell’expo) – che vanno dall’uso terapeutico fino alle applicazioni nei settori dell’edilizia, del tessile e dell’energia».

Non è una rassegna da poco, quella milanese: musica, conferenze e workshop in una location di 8mila metri quadrati con 150 espositori provenienti da ogni parte d’Europa. Un evento commerciale che ha lo scopo di lanciare nuove linee di prodotti del mercato della cannabis. Settemila piantine verranno regalate ai visitatori. Come dire: “vedete che non c’è niente di male”? Ma davvero la cannabis non è una droga? Tra gli educatori e gli esperti del settore della tossicodipendenza si alza un coro di “no”. Per Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia, intervistato dal mensile “Vita” «non c’è nulla di peggio della normalizzazione di qualcosa che crea danni devastanti». Infatti, una ricerca pubblicata di recente dalla rivista internazionale “Lancet Psychiatry” e rilanciata in Italia dalla Fondazione Veronesi – l’ennesima che si muove su questa linea – dimostra che chi fuma “cannabis light” o suoi derivati in età dello sviluppo aumenta il rischio di effetti psicotici come delirio, allucinazioni e schizofrenia che possono portare a danni irrecuperabili.

Un “no” arriva anche da Antonio Boschini, vicepresidente della Comunità di San Patrignano di cui è responsabile terapeutico: «C’è una sofisticata logica commerciale, quel messaggio è un gioco di ambiguità che purtroppo trova una società non preparata nè disponibile a svelarne le carte, si vuole sdoganare l’“erba” a scopo ricreativo e lo si fa con investimenti notevoli ». Evidenze scientifiche incontrovertibili, dice il dottore del centro riminese fondato da Vincenzo Muccioli, attestano che stiamo parlando di una droga: «È assodato che la cannabis sia pericolosa per i più giovani, lo vediamo tutti i giorni nel nostro lavoro: crea dipendenza. Prevenire l’uso della droga tra gli adolescenti significa soprattutto prevenire dall’uso della cannabis, benché “light” – sostiene Boschini – e il 98% di chi viene accolto a San Patrignano ne ha fatto uso».

«Tutte le droghe fanno male e noi siamo chiamati a dirlo senza “se” o “ma”: mi viene da pensare che la droga e i nostri giovani non siano tenuti in seria considerazione, visto che si lanciano messaggi del genere» è l’opinione di Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict). «Conosciamo anche troppo bene i danni che tutte le droghe possono causare: nel 2018 – conclude Squillaci – nelle nostre strutture terapeutiche si è registrato un incremento del 16% di utenza con problemi legati all’uso di cannabinoidi: rimango sconcertato nel vedere quei manifesti».

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