venerdì 13 settembre 2019
Intervista al nuovo ministro della Famiglia e delle Pari opportunità
Ministro per la famiglia. Elena Bonetti (Ansa)

Ministro per la famiglia. Elena Bonetti (Ansa)

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Sinora è rimasta silenziosa e discreta, Elena Bonetti. «Il presidente del Consiglio ci ha chiesto un certo stile. Questi sono giorni in cui si costruisce l’azione di governo, ritengo doveroso non fare annunci sino a quando non avremo un quadro generale definito e coerente», spiega la nuova ministra della Famiglia e delle Pari opportunità. Ma un impegno Bonetti sente di poterlo prendere: «Vorrei che il mio dicastero promuovesse coesione sociale e non divisione, perché pari opportunità e famiglia devono essere elementi fondativi della nostra comunità. Non permetterò che vengano strumentalizzati per alimentare una battaglia politica».

La sua nomina è stata la più sorprendente: com’è arrivata? Si sente pronta per una ribalta così impegnativa?
Non nascondo che la proposta è arrivata inattesa anche per me. Mi trovavo all’estero per lavoro, con la mia famiglia. È stata una sorpresa bella e inaspettata. Sono onorata che si sia pensato a me per questo incarico. Ho voluto condividere questa scelta con mio marito e i miei figli. E insieme abbiamo deciso di affrontare insieme questo nuovo cammino. Sento che mi è stato affidato un compito grande, si tratta ora di rispondere a un mandato e di renderne conto, al Parlamento e al Paese. La mia esperienza di mamma e di educatrice mi ha insegnato che nulla di quello che facciamo vale per noi stessi e che tutto deve essere restituito per un bene più grande. Vorrei che, insieme e ascoltando, potessimo costruire la cosa più grande: la Politica con la "P" maiuscola.

Gli ultimi governi hanno messo la famiglia in cima ai programmi, salvo poi modificare le priorità in sede di manovra. Capirà quindi chi teme che la storia si ripeta...
Sono contenta che nel programma ci sia esplicito riferimento, tra le priorità di mandato, al tema delle famiglie, anticipando alcune misure - penso agli asili nido gratuiti - che vogliamo mettere in campo. Le famiglie sono nucleo fondante per il sistema sociale. Se la scorsa legislatura è stata quella del Jobs act, questa dovrà essere quella del Family act: asili nido, assegno per i figli, più diritti per i genitori. Non possiamo e non intendiamo rimandare: questo governo nasce ponendo al centro l’investimento sull’educazione e sulle famiglie, che significa investire sul futuro e sulle nuove generazioni, promuovere la natalità, dare la possibilità a tutte le cittadine e i cittadini di concorrere al bene comune come previsto dalla Costituzione.

Nidi gratuiti subito e assegno unico: riesce a spiegarci meglio il piano?
I dettagli li definiremo nella prossima legge di bilancio. Ciò che è importante è che - fin da subito - si siano già delineate queste priorità e fissati degli impegni concreti. Il tema "nidi gratuiti" è un primo passo di diritto all’educazione garantito ai bambini nella fascia 0-3 anni. Un sostegno alla cura dei figli per le famiglie (non sarà l’unico), di contrasto alla povertà educativa e di promozione di equità sociale. Sostenere le famiglie nell’accesso al nido significa eliminare quelle potenziali disuguaglianze sociali che nelle prime fasi della vita rischiano di creare divari non più risanabili. L’assegno unico mensile sarà invece uno strumento economico che accompagnerà tutto il cammino di crescita dei figli, dalla nascita fino alla prima vita adulta, comprendendo anche il percorso formativo.

Sull’assegno unico riesce a offrire tempi più precisi?
I tempi e i modi saranno individuati tra le maglie della manovra. Non si tratterà di misure spot, ma di una strategia complessiva di politiche pro-famiglie in un quadro integrato di interventi. Vogliamo strutturare un percorso sistematico e non frammentario, che sostenga e valorizzi l’esperienza della genitorialità, che possa dare un aiuto reale ai nuclei familiari specialmente quelli più fragili, che offra concretamente a ogni famiglia la possibilità di progettare il proprio domani, a partire dai giovani.

In passato lei si è spesa per una legge sulle unioni civili. In Italia è stato il governo Renzi ad introdurla, con adesioni basse. Che valutazione dà della norma ora vigente?
Da cittadina avevo valutato positivamente l’introduzione di tale legge, avevo apprezzato il governo Renzi per il coraggio e la chiarezza con cui aveva delineato un importante passaggio: il riconoscimento di diritti che portasse con sé la necessità di assunzione di doveri nella relazione sociale e di coppia. Sui giornali nei giorni scorsi si è fatto riferimento ad un documento scritto in realtà non da me, ma da giovani all’interno di un percorso formativo di cui io sono stata una dei responsabili come educatrice scout. In quell’occasione abbiamo semplicemente accompagnato dei giovani a maturare un pensiero argomentato e percorsi di discernimento.

Proporrà al Parlamento leggi specifiche sul tema delle pari opportunità?
Certamente le Pari opportunità saranno un faro importante nel mio servizio come ministra. Come già detto la proposta di nidi gratuiti va esattamente nella direzione di tutelare tutti i bambini, al di là dei contesti sociali da cui provengono. Affronteremo il tema del lavoro femminile e della conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Non si tratta solo di sanare un gap di retribuzione salariale oraria, ma di attivare politiche che favoriscano l’esperienza lavorativa per le donne, il cui valore sociale è riconosciuto come essenziale per attivare processi di crescita per il Paese.
Accanto a questo serve rianimare nel Paese una democrazia fondata sull’umanità. Ci adopereremo contro ogni forma di odio, conflitto e discriminazione, in particolare verso i più fragili, le donne, i giovani. La lotta contro il linguaggio dell’odio, anche quello diffuso sulla rete, contro ogni forma di discriminazione, contro la violenza di genere saranno obiettivi a cui non faremo mancare la nostra azione di governo, anche aprendo una riflessione sul fatto che le misure ad oggi attivate siano sufficienti ed efficaci.

Ci sono decine di migliaia di "nuovi italiani" che non sono cittadini: se ne farà carico?
Ho sempre ritenuto che la scuola sia il primo luogo in cui si costruisce la cittadinanza. Personalmente penso che sia stato un errore nella scorsa legislatura non approvare la legge sullo ius culturae e ho sostenuto l’iniziativa di legge popolare promossa in tal senso dai Comitati di Azione civile (la nuova iniziativa pre-politica di Renzi, ndr). Spero che in questa legislatura si trovino le condizioni perché questo accada. Educare e formare nelle nostre scuole ragazzi nati e cresciuti in Italia ai quali di fatto non riconosciamo la cittadinanza è come allenare una squadra e poi lasciarne metà in panchina. Ci perdiamo tutti.

Il suo dicastero incrocerà questioni eticamente sensibili e di solito divisive. Si pensi al tema del "gender" nelle scuole: quale è il suo approccio?
Vorrei che il mio dicastero promuovesse coesione e non divisione. Non permetterò che famiglia e pari opportunità vengano strumentalizzati per alimentare battaglie politiche. Cercherò di proporre un progetto politico chiaro ma non farò mai di questi temi, che sono di tutti, bandiere usate per interessi politici di pochi. Per quanto riguarda il tema specifico su cui mi chiede di esprimermi vorrei puntualizzare che non ci sono teorie di gender nei programmi educativi proposti nella legge della "buona scuola". In generale credo sia opportuno evitare un dibattito che rischi di collocarsi come ideologico e senza precise argomentazioni. Su tematiche così complesse e delicate penso sia fondamentale al contrario promuovere un percorso di ascolto, incontro, conoscenza ed elaborazione prima di formulare una qualsiasi scelta politica.

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