sabato 17 ottobre 2020
A Piazza del Popolo oltre mille persone hanno risposto all’appello del cartello #restiamoliberi. «Non discriminiamo, ma difendiamo da una legge inutile l’unicità della famiglia fondata sul matrimonio»
La manifestazione a Roma contro il ddl Zan

La manifestazione a Roma contro il ddl Zan - Lapresse

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Una grande festa colorata con tanti palloncini rossi a evocare il diritto dei bambini a essere accolti ed educati nell’ambito di una famiglia fondata sul matrimonio di un papà e una madre. Erano più di mille, oggi, in piazza del Popolo, rigorosamente seduti e distanziati in base alle norme anti Covid, «per dire no alla norma liberticida del ddl Zan» (che intende contrastare l’omofobia e la transfobia con una specifica previsione da inserire nel codice penale) rispondendo all’appello di oltre 50 associazioni, aderenti al cartello#restiamoliberi, guidate dal Comitato “Difendiano i nostri figli”.

Fra le sigle rappresentate l’Osservatorio parlamentare Vera Lex, il comitato scientifico dell’Ucid, il coordinamento Polis pro persona, il Centro studi Livatino, l’associazione Pro Vita & famiglia, Alleanza cattolica, l’Avvocatura in missione, per citarne solo alcune. Tanti altri erano collegati in diretta Facebook. Tutti preoccupati del rischio di veder introdurre, surrettiziamente, un reato di opinione che penalizza chi coltiva il favor familiae previsto dalla Costituzione e il valore dell’unicità della famiglia fondata dal matrimonio fra un uomo e una donna. Una sorta di discriminazione all’incontrario con l’intenzione, pur giusta, di proteggere un orientamento sessuale da denigrazioni e violenza.

«Siamo contrari a ogni forma di discriminazione», ha chiarito Massimo Gandolfini, del Comitato “Difendiamo i nostri figli”. «Una norma inutile – ha sottolineato – in quanto il divieto di ogni tipo di discriminazione è già contenuto nel codice penale, oltre che nella Costituzione. Invece con questa norma a tutela di uno specifico orientamento sessuale passerebbe un principio che nega il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre, introducendo una sostanziale parificazione alla famiglia dei nuclei omogenitoriali. Con l’effetto finale, inevitabile – conclude Gandolfini – di legittimare l’ignobile pratica dell’utero in affitto».

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Fra i politici presenti Maurizio Gasparri e Lucio Malan di Forza Italia, Paola Binetti dell’Udc, Isabella Rauti di Fdi, Simone Pillon e Simona Baldassarre della Lega. Analoghe manifestazioni si sono tenute in un centinaio di piazze italiane. Ma, nonostante le preoccupazioni espresse anche dal presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, e dall’associazione Scienza & vita, la Camera intende andare avanti sul testo unificato che reca la firma del dem Alessandro Zan, nonostante i rilievi della commissione Affari costituzionali. «Il Parlamento fermi la tentazione di imporre un nuovo e triste pensiero unico all’Italia – dice Domenico Menorello, dell’osservatorio Vera Lex – e un’inedita forzatura contro i pareri degli organi parlamentari preposti al preventivo vaglio costituzionale delle leggi».




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