martedì 24 maggio 2016
​Le famiglie siriane denunciano: per proseguire costretti a pagare anche gli agenti bulgari.
«Così i poliziotti turchi rapinano i profughi»
«Appena superato il confine ci hanno catturati e portati in un campo controllato dai militari». Con papà e mamma fuggiti da Aleppo ci sono due bambini e la nonna materna. «Volete proseguire? C’è una tassa da 100 dollari a persona, altrimenti dovremo requisire le vostre cose», si sono sentiti intimare da un poliziotto turco. Capìta l’antifona hanno trattato sul prezzo e pagato. Fucili spianati e musi duri. Più una rapina che una «mancia». Oltre ai telefonini, ai giocattoli, al cibo in scatola e ai numeri da contattare in Europa, avrebbero perso l’unica libertà concessa in cinque anni di guerra: «Fuggire e sperare di farcela», racconta il capofamiglia. Non è la prima volta e fa parte del sistema. Ai vari posti di controllo possono bastare 10 dollari per proseguire. Una mancia che si ripete decine di volte al giorno e da cinque anni costituisce, per uomini che a fine mese ricevono un salario statale di circa 600 euro, il principale reddito dei militari corrotti. Altre volte gli agenti non si limitano a lasciare ripartire i profughi, ma li obbligano a salire a bordo delle auto di improvvisati tassisti appostati fuori dai campi. «Abbiamo avuto l’impressione – dice Ahmed, da poco arrivato in Germania – che trafficanti e poliziotti non solo siano buoni amici, ma facciano business insieme».  Racconti come questi sono stati considerati per mesi come leggende metropolitane nate chissà come lungo la rotta terrestre tra la Siria e le coste turche che affacciano sull’arcipelago greco. Recentemente anche alcuni dei profughi giunti in Italia hanno confermato questa prassi: «Se paghi puoi venirne fuori, altrimenti sei fregato». È anche per questa ragione che la 'rotta dei Balcani', in verità, non è mai stata chiusa. Nonostante a Idomeni, sul lato greco del confine con la Macedonia, quasi 10 mila persone sono intrappolate da mesi nell’attesa di poter ottenere un lasciapassare, proprio nelle città macedoni continuano ad affluire migranti. Diverse fonti sul posto hanno confermato la tendenza, mostrando foto e filmati di questi ultimi giorni. La gran parte delle carovane di profughi arriva attraverso la Bulgaria, Paese membro della Ue nel quale è stato schierato l’esercito a difesa dei confini e nel quale non mancano bande di paramilitari che vanno a caccia di migranti.  Oxfam ha intervistato 110 richiedenti asilo rintracciati proprio in Bulgaria e diretti verso Macedonia o Romania, e da lì orientati a proseguire verso Serbia, Croazia e Slovenia fino a tentare l’ingresso in Austria. Nel rapporto dell’ong viene confermato che anche anche la polizia di Sofia non disdegna la mancia per chiudere un occhio e girare i tacchi alla vista dei profughi. Dopo essersi lasciati alle spalle il distretto turco di Edirne, i rifugiati (in gran parte siriani e afgani) raggiungono la boscaglia bulgara, dove hanno raccontato di aver dovuto pagare i poliziotti. «Molti di noi sono stati picchiati, derubati, umiliati», hanno raccontato i migranti, ricalcando analoghe testimonianze raccolte dal Centro per i diritti umani di Belgrado.
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