Non autosufficienza, sì al piano. In arrivo 3 miliardi fino al 2027
Approvato in conferenza unificata il nuovo programma dedicato a chi ha disabilità gravi fino ai 70 anni. Il viceministro Belucci: investimento storico. Le Regioni: bene, ora sbloccare i fondi

Intesa arrivata. E con essa il via libera in Conferenza unificata al Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, che comprende anche lo schema di riparto delle risorse del Fondo relativo pari a circa 3 miliardi di euro complessivi: 982 milioni per il 2025, 934 per il 2026 e oltre un miliardo per il 2027. Risorse che nei territori si tramutano in assistenza domiciliare, sostegno alla vita indipendente, inclusione sociale. Il Piano arriva in un momento di trasformazione del welfare
italiano, con il sistema che si sta ridisegnando dopo l’approvazione della riforma sulla disabilità (il decreto legislativo 62 del 2024) e la riforma per la non autosufficienza (il decreto legislativo 29 del 2024). Il Piano 2025-2027 dunque dovrà costruire “un ponte” tra la programmazione attuale e il nuovo assetto normativo ancora in fase sperimentale, gestendo una transizione che si protrarrà per l’intero triennio. «Una scelta di campo precisa - non nasconde la soddisfazione la viceministra del Lavoro e Politiche sociali Maria Teresa Bellucci - tre miliardi di euro complessivi che testimoniano l’investimento più alto mai realizzato nella storia della nostra Repubblica per l’assistenza a persone disabili e non autosufficienti».
La prima novità strutturale riguarda proprio la platea dei destinatari. Il Piano 2025-2027 si rivolge esclusivamente alle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza fino ai 70 anni. Questo perché la legge 33 del 2023 ha previsto un Piano nazionale dedicato agli anziani non autosufficienti over 70 - il Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana - «di prossima approvazione», assicura la viceministra.
Altra novità è l’introduzione di soglie Isee più alte rispetto al passato per l’accesso ai servizi nelle situazioni di maggiore gravità. Per le persone con necessità di sostegno elevato o molto elevato, le soglie di accesso non possono essere infatti inferiori a 50mila euro, elevati a 65mila euro per i beneficiari minorenni. Un innalzamento voluto per non escludere famiglie con disabili gravi che non si trovano in condizione di povertà, ma che sostengono costi assistenziali molto elevati. «Nessuna famiglia deve più trovarsi nella drammatica condizione - sottolinea Bellucci - di scegliere tra la cura di un proprio caro e la tenuta economica».
Ma tra le principali modifiche ci sono proprio i criteri per la ripartizione delle risorse tra le regioni. L’80% dei fondi difatti viene definito sulla base della popolazione anziana; il 10% sui titolari di indennità di accompagnamento; il restante 10% sulle persone con certificazione ex articolo 3, comma 3, della legge 104 del 1992. Per le regioni che con questo nuovo metodo si vedessero ridotte le risorse, è stata comunque prevista una clausola di compensazione per assicurare la continuità assistenziale. «Abbiamo avuto il coraggio di scardinare logiche del passato - precisa la vice responsabile del dicastero Bellucci -. Abbiamo superato il criterio della spesa storica aspecifica, un meccanismo sordo che per anni ha cristallizzato le diseguaglianze territoriali. Oggi le risorse seguono i bisogni reali: i fondi vengono assegnati in base al numero effettivo dei beneficiari in ogni regione».
Cuore di questa svolta è il Progetto di Vita, a cui è dedicata una quota vincolante di 14,64 milioni annui, in particolare per i progetti di vita indipendente. «Usciamo definitivamente dalla logica dei servizi standardizzati per abbracciare percorsi costruiti sulla persona e sul suo diritto all’autodeterminazione - spiega ancora Bellucci -. La fragilità non deve essere un limite al desiderio di realizzazione o alla partecipazione alla vita della nostra comunità nazionale». Con il nuovo piano si sta cercando di dare una risposta ai bisogni che «da emergenziale diventa strutturale - conclude - stiamo costruendo un’infrastruttura sociale moderna, capace di rispondere alla grande sfida demografica che l’Italia attraversa».
Soddisfazione per l’approvazione del Piano è stata espressa anche dalle Regioni che però ora chiedono sia emanata quanto prima la circolare esplicativa sulle anticipazioni che le amministrazioni regionali hanno già effettuato per garantire la continuità degli interventi sia per l’anno scorso sia per il 2026, «anche attraverso l’attivazione di un tavolo di lavoro con il Governo», per «sbloccare le risorse in tempi rapidi». Il Piano è «un provvedimento atteso e fondamentale per garantire continuità e rafforzamento agli interventi a favore delle persone più fragili», dice Pasqualina Straface, coordinatrice della commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni e assessore della Regione Calabria, chiarendo che «si tratta di un risultato importante, frutto di un confronto tra Governo e Regioni che deve continuare in modo proficuo per evitare il rischio di interruzione dei servizi e delle misure».
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