Nelle acciaierie di Brescia
si lavora anche a Pasqua

di Carlo Guerrini, Brescia
Le aziende hanno un surplus di energia dalle rinnovabili e hanno chiesto agli operai di essere in fabbrica offrendo fino a 700 euro. Critici i sindacati: «Capiamo le scelte di chi lavora, per questo non abbiamo proclamato alcuno sciopero»
April 4, 2026
Nelle acciaierie di Brescia
si lavora anche a Pasqua
Nel ponte di Pasqua giornate di lavoro, con bonus non indifferenti: succede a Brescia, in particolare nelle acciaierie, dove domenica e in diversi casi anche lunedì saranno regolarmente in fabbrica un migliaio di addetti. Le aziende siderurgiche - fortemente energivore e alle prese normalmente con costi superiori a quelli dei principali competitor - hanno deciso di approfittare dell’energia a prezzi decisamente vantaggiosi proposti da Terna, quale effetto di un surplus di «forza» ottenuta dal fotovoltaico in questo periodo e non utilizzata: cogliendo l’opportunità hanno chiesto ai lavoratori di entrare in azienda anche in queste giornate di festa - con l’attività praticamente ferma -, con la prospettiva che questo si ripeta il 25 aprile, il Primo Maggio e il 2 giugno.
E, di riflesso, la risposta degli operai per le giornate di lavoro facoltativo non è mancata, anzi: e così dall’Alfa Acciai e dalla Ori Martin di Brescia alla Ferriera Valsabbia e alla Iro di Odolo, dalle aziende di Feralpi Group a Calvisano e Lonato del Garda del presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini alla Duferco Travi e Profilati di San Zeno Naviglio (del leader di Federacciai Antonio Gozzi) e nei siti del gruppo Acciaierie Venete presenti in Valsabbia e Valtrompia, come evidenziato dal sindacato, l’attività è stata strutturata con diverse modalità e turni.
Un’adesione significativa, anche perché il ritorno economico è allettante. Ogni azienda ha deciso di fare la propria proposta, ma sempre con numeri importanti in aggiunta a quanto previsto dalla contrattazione per il lavoro in giornate festive: ci sono realtà che destinano a ciascun dipendente 700 euro per la singola giornata lavorata, altre che aggiungono 360 euro per Pasqua e 260 per Pasquetta, altre ancora hanno scelto di corrispondere ai lavoratori 120 euro in più a giornata oltre a 200 euro di welfare, o di aggiungere 200 euro di welfare e 45 euro per ogni ora lavorata.
Dal fronte sindacale le reazioni non sono mancate. «Non si fa politica industriale con la gestione emergenziale dei surplus energetici: serve un intervento strutturale del Governo per ridurre i costi, così com’è urgente un confronto tra sindacato e impresa», ha sottolineato il segretario generale della Cisl, Alberto Pluda, commentando le giornate di lavoro a Pasqua e Pasquetta nelle acciaierie. «Temi come quello della competitività industriale e dell’energia non possono essere ridotti a un bonus. Le politiche industriali non possono essere lasciate a provvedimenti emergenziali conseguenti agli andamenti del mercato, scaricando sui lavoratori l’assenza di pianificazione in nome di una competitività con Paesi più solidi dal punto di vista energetico», rilancia Stefano Olivari leader della Fim-Cisl territoriale. Ettore Burlini, alla guida della Uilm provinciale, non è d’accordo sul metodo, «ma essendo una scelta volontaria non possiamo fare altro che accettarla».
Maurizio Oreggia, segretario generale della Fiom di Brescia, evidenzia che «non abbiamo volutamente contrattare perché un accordo sindacale significherebbe essere corresponsabili di una situazione che stanno pagando i lavoratori: questo, perché il governo e l’Ue non hanno messo in campo vere politiche industriali sui costi dell’energia». Non manca una riflessione sulla decisione dei lavoratori di aderire al lavoro nei giorni festivi: «Nonostante il recente rinnovo del contratto nazionale, il tema del salario rimane centrale e le cifre offerte sono considerevoli, quindi comprendiamo la loro scelta e anche per questo abbiamo deciso di non scioperare - aggiunge Oreggia -. Ma il tema della responsabilità sociale delle imprese abbraccia anche il diritto degli occupati di organizzare la propria vita privata e in questo caso rinunceranno a stare con le proprie famiglie».

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