«Molti amici erano là dentro». Le voci dei ragazzi che si sono salvati dal "labirinto" in fiamme
I racconti dei giovani che hanno descritto il rogo sui social network: «La gente cercava di scappare, ma non c'erano vie d'uscita». C'è chi è sopravvissuto perché è stato respinto all'ingresso, chi è riuscito a fuggire, chi è scappato insanguinato e senza vestiti. Le testimonianze raccolte online

A caldo, un testimone dell’incendio definisce il bar Constellation «un locale senza vie di fuga né finestre» e la sala da ballo sotterranea, dove centinaia di giovani danzavano anche l’altra notte, «un ex-bunker antiatomico». È difficile confermare – o smentire – la versione dei fatti di Battista Medde, che a Crans-Montana si trova, come ogni anno, per lavorare durante la stagione invernale e che il Constellation lo frequenta abitualmente da avventore. Ma le sue dichiarazioni si fanno più certe quando prende a raccontare quel che ha visto, attorno alle 1.30 di notte del 1° gennaio, quando il boato di una esplosione lo ha attirato assieme ai suoi colleghi all’uscita del locale: «In Svizzera anche i fuochi d’artificio e i petardi non sono mai molto rumorosi. Perciò, sentendo un rumore così forte, ci siamo precipitati sul posto – racconta in un video affidato ai social –. Quando siamo arrivati al bar, lo abbiamo visto interamente avvolto nelle fiamme. Moltissimi ragazzi, dai 17 ai 20 anni, tentavano di uscire ma si trovavano sottoterra e l’unica via di fuga possibile era una scala. Per questo, molte persone sono rimaste lì dentro a lungo rischiando, o perdendo, la vita».

Tra loro, anche molti italiani. «Tanti connazionali a Crans-Montana frequentano il Constellation abitualmente – spiega Medde – perché è l’unico locale che chiude tardi alla sera e offre biliardo, freccette e spazi ampi per la clientela». Eppure, proprio quelle stanze larghe si sono trasformate in pochi minuti, nel cuore della notte di Capodanno, in un labirinto angusto che ha intrappolato decine di giovani, costringendoli a respirare a lungo i fumi dell’incendio. «Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati o senza vestiti», commenta Michela Ris, vicesindaca di Ascona, comune svizzero nel Canton Ticino, che si trova ora a Crans-Montana. Molti feriti sono stati portati via dal locale in elisoccorso: alcuni hanno subito ustioni gravi, altri sono stati ricoverati in terapia intensiva. «Molti nostri amici si trovavano dentro al momento dell’incendio – raccontano tre ragazzi milanesi all’uscita del Constellation in un video pubblicato sui social – . È un locale molto in voga anche tra i giovanissimi, perché è praticamente l’unico aperto per quella fascia d’età». Anche i tre lombardi, a Capodanno, si erano messi in coda per entrare e pagare il biglietto d’ingresso, ma un cambio di programma repentino li ha salvati dal rogo: «Se non avessimo cambiato idea, saremmo rimasti lì dentro anche noi e chi sa come sarebbe finita. Ora preghiamo per tutte le vittime». Secondo i milanesi, che frequentano il Constellation da anni, nei locali sotterranei del bar esiste una uscita di sicurezza, vicina all’area dei bagni. «Ma non sappiamo se quella porta fosse bloccata – commentano – o se i ragazzi siano stati fermati nella fuga dal fatto che la porta si apre sulle scale dell’appartamento vicino».

Al momento dello scoppio dell’incendio, perdipiù, secondo il racconto dei testimoni, molti clienti sarebbero stati presi dal panico. I bodyguard sarebbero stati richiamati dentro al locale, le persone in coda sarebbero rapidamente entrate salvo poi, spinte dalla fuga degli altri, uscire altrettanto velocemente dal bar. «Ho visto gente correre urlando, nel tentativo di scappare. Calpestavano molti corpi stesi per terra: credo che fossero le salme di ragazzi già morti. Ci sono due vie d’uscita dal Constellation, ma sono molto piccole e, per questo, scappare è difficile». A descrivere la tragedia è Samuel Rapp, 21enne svizzero che, nella sera del 31 dicembre, stava cenando in un ristorante messicano assieme alla fidanzata, quando un boato lo ha spinto a correre al locale. Anche Rapp ribadisce che il bar era frequentato da molti giovani clienti, anche minorenni.
Tra questi, almeno tre 16enni milanesi: un ragazzo respinto all’ingresso, un altro trasferito in elicottero all’ospedale Niguarda di Milano con ustioni gravi a una mano e alla testa e, infine, una terza attualmente ricoverata in coma all’ospedale di Zurigo. Sulla sorte di altri giovani turisti italiani a Crans-Montana pendono ancora molti interrogativi. «Stiamo chiamando tutti gli ospedali, ma nessuno sa niente» è l’appello di Carla Masiello, bolognese, madre di Giovanni Tamburi, di cui si sono perse le tracce nel comune svizzero dal 31 dicembre. Il ragazzo si trovava in Svizzera con il padre e, l’altra sera, era uscito con alcuni amici per andare al Constellation: «Aveva il cellulare scarico – racconta la madre a Repubblica –, un amico mi ha detto che sono scappati dopo che è scoppiato l’incendio, poi a un certo punto non l’ha più visto. Aveva al collo una catenina d’oro con l’immagine di una madonnina». Al momento, di Giovanni Tamburi non si hanno altre notizie.
In attesa di aggiornamenti, perciò, anche le migliaia di turisti italiani presenti a Crans-Montana si stringono attorno alle famiglie dei dispersi. «La città, in questo momento, vive un silenzio assordante – racconta Martino Forte, che affida il suo messaggio dalla Svizzera alla pagina Facebook di Vco Azzurra Tv –. Non ci sono parole per descrivere il dolore che può provare una comunità, soprattutto per la giovane età dei ragazzi che si trovavano all’interno del club».
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