Messaggio per i partiti: il referendum ha segnato il passaggio alla politica "on demand"

Gli elettori più giovani e i ceti poveri del Sud si sono mobilitati perché hanno capito che per una volta la loro preferenza poteva essere determinante e perché è più facile dire "no" che indicare una forza politica. Ma la nuova stagione elettorale dimostra anche che singole fasce di cittadini si possono coinvolgere meglio se si individua un solo tema-chiave
March 28, 2026
Messaggio per i partiti: il referendum ha segnato il passaggio alla politica "on demand"
Giovani a favore del "no" in piazza a Roma dopo l'esito del referendum / Ansa
L'ultima consultazione referendaria ha forse segnato la fine della politica post-ideologica e ha inaugurato una nuova stagione. È quella che analisti ed esperti di consenso hanno non a caso chiamato politica "on demand".  È un fenomeno che si comprende se si guarda in particolare alle due grandi novità che hanno caratterizzato sia l'affluenza che l'esito finale a favore del "no": la partecipazione inattesa dei giovani e il malessere del Mezzogiorno, a partire dalle grandi città.
Se almeno quattro milioni di voti raccolti dai contrari alla riforma del governo non sono infatti ascrivibili agli elettori del centrosinistra (che dovrà conquistarseli tutti, uno ad uno, alle prossime Politiche, se vorrà avere speranze di vittoria) è perché nelle urne si è manifestata un'onda anomala, solo in parte inattesa. È quella che si mobilita, come accade già ad esempio nella vicina Svizzera, per singoli grandi temi come l’immigrazione e le tasse.
Secondo questo modo di intendere l'impegno civico e la vita pubblica, ci si muove per andare ai seggi solo se ne vale la pena, se l'argomento in questione è meritevole, se in discussione ci sono diritti da garantire o da difendere, se ci si accorge che i partiti e il Palazzo non devono avere l'ultima parola in capitolo.
Si tratta di condizioni che l'ultimo quesito referendario rispettava in pieno, consentendo ad esempio ai più giovani di sentirsi parte a pieno titolo della partita, una volta chiamati in causa, perché il dibattito ai loro occhi presentava caratteristiche semplici e immediate.
Era una scelta sulla tutela della Costituzione più che sulla separazione delle carriere, sulla difesa della magistratura più che sulle mire della politica, sull'operato di un esecutivo percepito lontano e ostile più che sulle prospettive dell'opposizione. Quando si percepisce che «il mio voto conta», è automatico incuriosirsi e impegnarsi, coinvolgendo altre persone.
Era stato così, in tono assolutamente minore, già per il quesito sulla cittadinanza ai figli dei migranti, che aveva coinvolto la “generazione Z” senza però dare risultati visibili. Dietro a tutto questo, c'è poi un "metodo" sperimentato negli anni, soprattutto a sinistra, di collaborazione tra realtà sociali capaci di lavorare in rete. Il "no" è così diventato "cool", quasi alla moda, ed è stato veicolato in modo rapido ed efficace dalle nuove piattaforme, su cui adolescenti e giovani si muovono con una padronanza sconosciuta agli adulti. Il resto l'ha fatto, come detto, un governo sin qui incapace di parlare ai giovanissimi e ai giovani.
Lo stesso discorso, sia pur a partire da un contesto differente, riguarda il Sud. Abbandonato a se stesso, orfano di una classe dirigente in grado di pesare a livello centrale, privato di strumenti simbolici come fu il reddito di cittadinanza, il Mezzogiorno è tornato a lanciare messaggi: la battaglia per tutelare i ceti popolari delle periferie intrappolati sempre più nelle maglie di una povertà endemica e la necessità di dare segnali efficaci sul versante del lavoro e della dispersione scolastica sono state le ragioni alla base del voto di protesta veicolato con il “no” al referendum.
Anche in questo caso ci si è attivati “on demand”, su richiesta. È stato un voto di “sofferenza sociale” verso lo stato delle cose, a partire dall’incerta situazione socioeconomica. Non si trattava di scegliere un partito piuttosto che un altro, un fattore che avrebbe messo in difficoltà verosimilmente milioni di elettori. Era sufficiente alzare le antenne per rendersi conto che stava per aprirsi un altro tipo di partita elettorale. Di sicuro, quando la prossima volta si andrà a votare per le Politiche, intercettare il vento nuovo della società civile e riportare alle urne tanti elettori “a sorpresa” di questa tornata referendaria sarà un compito più difficile per tutti.

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