Il sindaco pescatore e quel colonnello prosciolto: gioia e bisogno di verità

Il carabiniere Fabio Cagnazzo è stato scagionato dalle accuse per l'omicidio Vassallo. L'Arma può riprendere fiato dopo una storia dolorosissima. Ora diteci chi e perché massacrò il primo cittadino di Acciaroli
March 28, 2026
Lo conobbi a un incontro con gli studenti in una scuola a Fiuggi. Volle a tutti i costi invitarmi a pranzo in un locale della zona. Apprezzai subito il suo modo di fare simpatico, burlone, affettuoso, alieno da ogni formalismo. Fabio Cagnazzo era, allora, il Comandante della compagnia dei carabinieri di Frosinone. Il suo nome sarebbe, in seguito, diventato noto alle cronache perché ritenuto coinvolto nell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, ucciso ad Acciaroli, nel Salernitano il 5 settembre 2010.
Andai a fargli visita nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. L’antica, fiera, immagine dell’ufficiale che avevo conosciuto era svanita. Davanti a me, stavolta, c’era un uomo in lacrime, distrutto, preoccupato per la vita dei suoi anziani genitori, che si lacerava l’animo dal dolore e dalla vergogna per l’accusa del tutto assurda che gli veniva rivolta. Lui con quell’omicidio non c’entrava niente. Rimanemmo insieme un’ora esatta. Allo scoccare dell’ultimo secondo, un soldato, già pronto dietro la vetrata, venne a prelevarlo per riportarlo in cella.
Rimasi a guardarlo con una tristezza immensa fino a quando scomparve dietro la porta chiusa. Tornai a casa con il cuore a lutto. Fabio si è sempre proclamato innocente. Dario, il fratello di Angelo Vassallo, anch’egli mio amico, da sempre si batte, insieme alla famiglia, perché la verità venga a galla. In questi anni mi sono sentito lacerato dentro. Venerdì scorso la notizia che ci ha rallegrato il cuore: Il colonnello Fabio Cagnazzo è stato prosciolto dai capi di imputazione. Non dovrà affrontare nessun processo. Detto in parole povere, il mio amico Fabio con quell’orribile uccisione non c’entra niente.
Ho voglia di gridare, di piangere, di ridere, di prendere a calci le pietre che trovo sul viottolo di campagna dove mi trovo. Le telefonate tra parenti, amici, conoscenti dell’ufficiale s’ incrociano: «Hai sentito? Fabio è libero. Che gioia! Ci vedremo a Pasqua. Andremo a mangiare una pizza nei prossimi giorni… » Sono felice. Per Fabio, innanzitutto; per suo padre, generale dei carabinieri in pensione, che ha subìto questo dramma con dignità sofferta. Sono felice per l’Arma.
Sono felice per i nostri giovani, già troppo scoraggiati dagli scandali che infestano la cronaca da parte di tanti servitori dello Stato, politici, industriali, uomini d’affari o delle istituzioni. Accolgo quasi ogni giorno l’invito a recarmi a parlare agli studenti nelle scuole. Non è vero che sono distratti, maleducati, menefreghisti. Non è vero che si fanno scivolare addosso le notizie della cronaca nera senza battere ciglio. È vero, invece, che si aspettano di essere presi sul serio da noi adulti. È vero che vogliono essere ascoltati e compresi, non solo quando concordano con noi ma anche quando hanno da rivolgerci qualche rimprovero. È in quel momento che ci giochiamo tutto.
Che imbarazzo quando, con le guerre fratricide in atto, con le bombe assassine che ammazzano e deturpano la vita, noi dobbiamo incitarli a non fare i prepotenti. Gli esempi positivi da proporre, purtroppo, scarseggiano. I testimoni di cui andiamo alla ricerca sono pochi, parlano a bassa voce, hanno timore di farsi avanti. E mentre gli scandali volano alla velocità del lampo, le belle notizie camminano con passo lento e claudicante. Per questo motivo – e solo per questo motivo – voglio gridare ai giovani studenti e a quelli che hanno da poco indossato la divisa, che possono riprendere fiato.
Il colonnello Fabio Cagnazzo è innocente. Occorre gridarlo con quanto fiato abbiamo in gola. La notizia bella, incoraggiante, luminosa, deve essere data almeno con la stessa enfasi con cui fu data quella, orribile, del suo probabile coinvolgimento. Auguri, Fabio. Congratulazioni, generale Salvatore Luongo. Felicitazioni, carabinieri tutti d’Italia. Vogliamo la verità. Vogliamo sapere chi e perché massacrò il sindaco Angelo Vassallo. Certo, resta l’amaro in bocca al pensiero della triste, ed evitabile, sorte capitata a Cagnazzo. Fosse successo a me sarei impazzito. Non è possibile vedersi rovinati l’onorabilità, la carriera, la salute, la vita per valutazioni errate dei magistrati. Non è mia intenzione inveire contro nessuno. Vorrei solo che questa dolorosissima storia fosse in futuro di monito per i magistrati e di incoraggiamento per chi, innocente, si dovesse trovare nelle stesse condizioni in cui precipitò il colonnello Cagnazzo.

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