Mentre in Europa arrivano sempre meno migranti, in Italia restano stabili

di Giovanni Maria Del Re, Bruxelles
Secondo Frontex questa tendenza è dovuta alla cooperazione con gli Stati di transito e di origine. Resta drammatico il bilancio delle vite perse in mare. Von der Leyen: ora smantelliamo le reti di trafficanti
January 15, 2026
Mentre in Europa arrivano sempre meno migranti, in Italia restano stabili
Un'operazione di salvataggio in mare
I flussi migratori irregolari verso l’Unione Europea nel 2025 sono scesi di oltre un quarto (-26%) rispetto al 2024 (per assestarsi a 178.000 persone), e di metà rispetto al 2023, con il più basso livello dal 2021. Complice anzitutto la cooperazione con gli Stati di transito e di origine. È la fotografia scattata da Frontex, l’agenzia di guardie di frontiere e costiera Ue, fotografia che però non manca di ombre e anche di moniti. «La tendenza – ha dichiarato il direttore esecutivo Hans Leijtens – va nella giusta direzione, ma i rischi non sono spariti. Questo calo dimostra che la cooperazione può ottenere risultati».
«La situazione complessiva in Europa – ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen – è migliorata in modo sostanziale negli ultimi anni». Adesso, ha aggiunto la presidente, «continuiamo su questa strada e concentriamoci sullo smantellamento delle reti di trafficanti». Drammatico resta il bilancio delle vite perse in mare: secondo la stima dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (Oim), citata da Frontex, nel 2025 almeno 1.878 migranti sono periti nel Mediterraneo, comunque in calo rispetto a 2.573 stimati per il 2024.
Certo è, avverte Leijtens, che il netto calo complessivo dei flussi «non è un invito a rilassarsi. La nostra responsabilità è di restare in allerta, sostenere gli Stati membri sul terreno e assicurare che l’Europa sia pronta per nuove sfide alle sue frontiere». In effetti, i toni non sono trionfalistici. «Il calo – si legge in una nota di Frontex – è un significativo sviluppo, tuttavia Frontex mette in guardia che la situazione alle frontiere dell’Europa resta incerta. La pressione può rapidamente spostarsi da una rotta all’altra, plasmata da conflitti, instabilità e reti di trafficanti». Nel 2026, «se non vi sarà una importante escalation nel vicinato immediato dell’Ue, la migrazione irregolare verso l’Europa attraverso frontiere terrestri e marittime potrebbe proseguire la tendenza negativa in atto dal 2023». Tuttavia, avverte l’agenzia, «questo dipenderà dal mantenimento della cooperazione con i Paesi di origine e transito e dalla capacità dell’Europa di restare in grado di rispondere a cambiamenti improvvisi».
Tra le ombre, il fatto che il calo sulla rotta del Mediterraneo centrale (e cioè quella che coinvolge in pieno l’Italia) è ben più ridotto della media complessiva: appena l’1% di riduzione di flussi (per un totale di arrivi pari a 66.328 persone). Questa, sottolinea Frontex, «rimane la più attiva rotta migratoria nell’Ue». L’agenzia conferma che «le partenze dalla Libia costituiscono un fattore chiave dei movimenti verso l’Italia». Le principali nazionalità registrate su questa rotta sono Bangladesh, Egitto ed Eritrea. A livello dell’intera Ue, le principali nazionalità dei migranti irregolari sono Bangladesh, Egitto e Afghanistan.
Il calo più vistoso si vede sulla rotta dell’Africa Occidentale verso le Canarie spagnole: ben -63% rispetto all’anno precedente, grazie alla drastica riduzione delle partenze da Mauritania, Marocco e Senegal. Forte calo sulla rotta dei Balcani Occidentali (-42%) grazie all’incremento dei controlli e alla cooperazione diretta dei Paesi dell’area con Frontex. Più contenuto il calo sul fronte del Mediterraneo Orientale, attraverso la Grecia (-27%). Qui, anzi, in forte controtendenza, si registra il forte incremento della rotta Libia-Creta, triplicata rispetto all’anno precedente.
Sullo sfondo, la piena entrata in vigore, a giugno, del Patto sulla migrazione, che prevede sia forme di solidarietà per gli Stati più sotto pressione (la Commissione ha indicato Italia, Grecia, Cipro e Spagna), sia anche controlli più rigorosi alle frontiere esterne dell’Ue, con procedure accelerate per migranti con scarsa possibilità di ottenere l’asilo. «Il 2026 – afferma Frontex – sarà un anno decisivo per la gestione delle frontiere europee», il Patto segna «la più profonda riforma del sistema europeo di migrazione ed asilo in anni».

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