«Ma il mercato del lavoro è cambiato. Va coinvolto di più il Parlamento»
Il giuslavorista Del Conte: «Non capisco l'urgenza del decreto, cui manca peraltro una visione. Bene la comparazione tra salario equo e contratti nazionali più rappresentativi. Sulla sicurezza l'obiettivo deve essere ridurre i fattori di rischio»

«In verità non capisco l’urgenza di questo decreto alla vigilia del Primo Maggio. Le norme vanno fatte quando servono e vanno discusse in Parlamento». Lo sostiene Maurizio Del Conte, giuslavorista e docente di Diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano.
In che senso professore?
È un decreto omnibus, che mette insieme temi diversi senza un vero filo conduttore. Le norme che prevedono risorse economiche per bonus vari si potrebbero riassumere con una operazione di proroga o reiterazione di benefici fiscali a favore dei datori. Ciò che manca, purtroppo, è una visione di riforma del lavoro. Il rischio è quello di non riflettere abbastanza su un mercato del lavoro in continua evoluzione e sulle sue reali priorità.
Cosa non la convince?
Vedo interventi poco utili. In alcuni casi dei correttivi. Per esempio gli incentivi alle assunzioni non sono altro che proroghe ad atti che risalgono al 2018, che attingevano risorse dal Fondo sociale europeo. Dopo otto anni il mercato del lavoro è cambiato. Dalla crisi della domanda e dalla disoccupazione siamo passati alla nuova emergenza del mismatch e alla carenze di competenze.
È un errore di metodo?
In effetti si sente la mancaza di un confronto serio e continuativo con le parti sindacali e datoriali. Su questi temi serve partire dai problemi reali e condividere un percorso di lavoro che porti a soluzioni il più possibile condivise.
La disoccupazione però è calata...
È vero. Ma gli inattivi sono aumentati. Siamo al paradosso che il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori. Soprattutto nei settori innovativi legati alle grandi transizioni digitale e verde. Invece abbiamo bisogno di formazione qualificata. Gli Its sono ancora insufficienti, il programma Gol sulle politiche attive e la formazione professionale ha dimostrato tutte le sue fragilità di impostazione e le aziende faticano a trovare personale con le competenze adatte.
Ma gli incentivi hanno aumentato le assunzioni di giovani e donne...
Va ricordato che l'occupazione è cresciuta in tutti i Paesi europei, per ragioni che prescindono dagli incentivi economici. In realtà i bonus a pioggia non aiutano la crescita del lavoro di qualità. E, conseguentemente, non migliorano le retribuzioni. Non è un caso che i giovani preferiscono andare all’estero.
La misura sul salario equo è utile?
Legare la retribuzione equa ai contratti collettivi firmati dai sindacati più rappresentativi è un passo che va nella direzione giusta, in coerenza con il principio sancito dall'articolo 36 della Costituzione. Le aziende italiane non devono competere per i bassi salari, devono alzare la qualità del prodotto e del lavoro. Solo così si può far crescere il livello del nostro tessuto produttivo. Solo premiando adeguatamente le competenze si possono attrarre e trattenere talenti. I giovani scappano dall’Italia e vanno dove sono valorizzati.
E sulla questione rider?
In realtà non viene aggiunto nulla al riconoscimento del lavoro subordinato da parte di diversi tribunali. La giurisprudenza ha già fatto esplicito riferimento all’articolo 2 del Jobs Act per estendere anche ai rider le tutele piene dei lavoratori subordinati. In un Paese civile, però, non si dovrebbe aspettare una sentenza per ottenere il giusto trattamento salariale e lavorativo. Servono invece maggiori controlli preventivi, la tracciabilità dei pagamenti e la vigilanza sulla corretta applicazione dei contratti.
Come sollecitare il rinnovo dei contratti?
La detassazione a lungo termine non può più funzionare: diventa una flat tax incrementale che rischia di deprimere, anziché stimolare, il ruolo della contrattazione collettiva. Quanto all'anticipo di una quota di inflazione per i contratti scaduti, rischia di diventare un incentivo alla inerzia delle imprese, che possono trovare più conveniente il mancato rinnovo. L’indennità di vacanza contrattuale è uno strumento sperimentato all'inizio degli anni Novanta, in una fase storica completamente diversa da quella attuale. Per stimolare le imprese a rinnovare i contratti si potrebbero, invece, ridurre o addirittura annullare le premialità fiscali e contributive, facendo venire meno le tante misure di agevolazione a pioggia oggi previste.
Infine la sicurezza sul lavoro. Si possono evitare i morti e gli infortuni?
Serve la formazione e soprattutto la prevenzione. La repressione è inutile se non c’è la cultura della sicurezza. Ecco perché è necessario che tutti gli istituti preposti si confrontino e condividano i dati. Con i dati e gli strumenti di elaborazione oggi disponibili si potrebbe fare moltissima prevenzione, intervenendo prima che si verifichino gli infortuni e in modo mirato proprio nelle situazioni a maggiore rischio.
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