L'incredibile accusa a quattro asili nido lombardi: «Troppo rumorosi». E scattano i controlli
di Ginevra Gori
Nel Paese della denatalità Assonidi segnala che in Lombardia quattro strutture sono state invitate dai Comuni a verificare l’impatto delle voci dei bimbi dopo le lamentele di alcuni condomini. L’associazione chiede buon senso

Nel Paese delle «culle vuote», che scivola verso un futuro con sempre meno nascite, si consuma uno strano paradosso: sembra crescere l’insofferenza verso quei pochi bambini che ancora nascono e popolano parchi, scuole e strade. Mentre le statistiche raccontano l’inverno demografico che avanza, la cronaca fotografa sempre più episodi di querele ed esposti contro i giochi in cortile, i passeggini e persino le voci dei più piccoli. Nei giorni scorsi, Assonidi Confcommercio – L’Associazione Nazionale degli Asili Nido e delle Scuole dell’infanzia privati – ha denunciato un episodio accaduto in Lombardia, dove quattro asili nido dell’hinterland milanese sono stati invitati dai rispettivi Comuni a svolgere accertamenti tecnici sul «rumore» prodotto dalle voci dei piccoli, per verificare che non superasse i livelli fissati dalla legge sull’inquinamento acustico (pena sanzioni amministrative). La richiesta è scattata dopo le lamentele dei condomini vicini, irritati dagli schiamazzi infantili durante le ore di gioco e attività, scatenando una serie di polemiche e la reazione della categoria, che da tempo punta il dito contro un approccio burocratico distante dalla realtà quotidiana dei servizi per l’infanzia. «Tra mille problemi ed emergenze di cui dovrebbero occuparsi le amministrazioni locali, troviamo il tempo di multare gli asili per le voci dei bambini. Nella zona tra Trezzo e Cassano D’Adda, a un altro nido di prossima apertura è stato chiesto di rispettare le stesse prescrizioni per poter entrare in attività. Ma gruppi di venti bambini tra gli zero e i tre anni di età possono essere considerati un rumore molesto?» si chiede indignato il segretario di Assonidi, Paolo Uniti.
A dire il vero, la già citata legge quadro 447 del 1995 sul tema dell’inquinamento acustico e il decreto del 1997 sui requisiti passivi parlano chiaro, obbligando tutte le classi di edifici (compresi quelli scolastici) a rispettare precisi limiti di produzione ed esposizione al rumore. Nel caso delle scuole e in particolare dei nidi, però, classificati come aree protette al pari degli ospedali, si è sempre prestata maggior attenzione al secondo aspetto, considerando questi ultimi luoghi da tutelare dalle fonti esterne piuttosto che possibili «sorgenti di disturbo» e prescrivendo un livello di isolamento corrispondente a 48 decibel. Ora invece, sottolineano le strutture, si guarda a questi stessi spazi come fossero industrie e fabbriche altamente inquinanti. Ai nidi, a questo punto, non resta molta scelta se non quella di adattarsi alle richieste delle amministrazioni, al prezzo di costose perizie per la valutazione del «clima acustico» e di eventuali adeguamenti strutturali che possono comprendere anche l’installazione di pannelli fonoassorbenti o barriere nei cortili per far arrivare attenuato il vocio alle orecchie dei vicini. E, nel caso di edifici costruiti parecchi anni fa, il processo diventa più oneroso e complesso. Il punto non è il diritto alla quiete pubblica, insomma, denunciano gli addetti ai lavori, ma l’insofferenza crescente verso i bambini che costringe a mettere in atto interventi invasivi in poco tempo. Tutto questo mentre gli asili nido pubblici e privati scarseggiano e i posti diminuiscono (si calcola che il 60% dei nidi italiani quest’anno sia stato costretto a respingere iscrizioni mentre circa la metà dei posti è offerto solo dal privato). Una tendenza destinata ad invertirsi però nel prossimo futuro secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat. Nel 2025, le nascite in Italia sono state appena 324 mila, il 4,2% in meno rispetto all’anno precedente, un nuovo record negativo. Il Nord sembra resistere meglio ma, anche nelle province lombarde, in un quindicennio il calo ha toccato il 34%. Per questo, Assonidi ha inviato una lettera ai ministri competenti con l’obiettivo di sensibilizzare il Governo sul tema della natalità e per chiedere l’introduzione di agevolazioni fiscali a favore degli operatori dei servizi educativi infantili e del rinnovamento delle strutture. L’associazione ha anche invitato le istituzioni locali al buon senso, per scongiurare l’apertura di contenziosi che colpiscono un settore già sotto pressione. «Più che al problema del rumore - ha detto amareggiato il segretario Uniti- dovremmo pensare al silenzio che già comincia a farsi sentire».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






