L’Europa e la nuova fragilità dello Stato di diritto
Lo Stato di diritto diventa sempre più terreno di scontro politico, soprattutto su giustizia e migrazioni. Dati, divergenze nazionali e nuove regole Ue al centro del confronto di Connact domani a Bruxelles

Lo Stato di diritto non è un orpello giuridico, né una formula astratta per addetti ai lavori. È il dispositivo che impedisce alla democrazia di ridursi a un puro gioco di numeri, rendendo il potere politico contestabile, limitato, responsabile. Eppure oggi, sempre più spesso, viene percepito come un freno all’azione dell’esecutivo. È questo il filo che attraversa lo studio dell’Istituto Affari Internazionali, Italia, Europa e Stato di diritto, curato da Federico Castiglioni, che sarà presentato domani a Bruxelles durante l’annual meeting di Connact, nel tavolo “Democracy & Rights”.
Il contesto globale non aiuta. La mappa del Rule of Law Index del World Justice Project restituisce l’immagine di un deterioramento diffuso della qualità dello Stato di diritto. In diversi Paesi europei, elezioni formalmente libere convivono con un indebolimento dell’indipendenza giudiziaria, con una crescente sfiducia nella magistratura e con l’erosione delle garanzie istituzionali. La democrazia resta in piedi, ma si assottiglia. Diventa procedurale, meno sostanziale. Dentro questa frizione si collocano anche i nodi della libertà di espressione e del suo confine con i discorsi d’odio. Un confine sempre più instabile, che interroga legislatori e giudici e che, inevitabilmente, diventa terreno di scontro politico. Doppio il rischio: da un lato la compressione indebita del dissenso, dall’altro l’uso strumentale della libertà di parola per legittimare discriminazioni e violenze simboliche.
Secondo l’analisi dello IAI, il terreno in cui la tensione tra Stato di diritto e potere esecutivo emerge con maggiore evidenza è quello dei diritti umani, in particolare delle politiche migratorie. Qui la contrapposizione tra sicurezza e tutela delle persone è strutturale e amplificata dall’assenza di un quadro europeo realmente omogeneo. L’attuale Direttiva rimpatri lascia ampi margini di discrezionalità agli Stati membri e i numeri lo dimostrano. Nei primi nove mesi del 2025 la Germania ha rimpatriato poco più di 21mila persone, eseguendo circa il 50% degli ordini emessi. La Francia si è fermata a 10mila rimpatri, poco più del 10% degli ordini. L’Italia ha eseguito 3.500 rimpatri su quasi 16 mila provvedimenti.
Anche la presenza di migranti irregolari fotografa un’Europa disomogenea ma segnata da dinamiche strutturali. L’Italia, con poco più di 100 mila persone stimate, registra numeri inferiori a quelli della Germania, che supera i 250 mila, e della Francia, intorno ai 140 mila. Per Castiglioni queste differenze riflettono approcci giuridici divergenti al ruolo dello Stato di diritto nella gestione della migrazione. Divergenze che il Nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo punta a ricomporre, ma che restano politicamente sensibili. Il caso italiano, con il protocollo Italia-Albania e i successivi interventi delle corti nazionali ed europee, mostra quanto l’allineamento tra politiche e garanzie sia urgente e tutt’altro che neutrale.
Di questi temi si discuterà domani a Bruxelles all’annual meeting di Connact, che porterà nella capitale europea cinquanta tra grandi aziende, associazioni e realtà del terzo settore, rappresentative di quasi la metà del Pil italiano. Un’occasione per rafforzare la presenza del Sistema Italia e il dialogo con le istituzioni europee su priorità che intrecciano economia, diritti e politica estera. Sono attesi, tra gli altri, Pina Picierno e Antonella Sberna, vicepresidenti del Parlamento europeo, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione, insieme a rappresentanti diplomatici e istituzionali italiani. Al tavolo “Democracy & Rights” interverranno eurodeputati e funzionari della Commissione, oltre a esponenti di organizzazioni internazionali e del Terzo settore.
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