Le "stanze dei rimpatri" nelle Questure: e li chiamano "luoghi idonei"

Come vengono rimandati i profughi nei rispettivi Paesi di provenienza? Il nodo non è solo il premio agli avvocati, che ha originato l'ultimo pasticcio istituzionale. C'è un'altra via che il Viminale ha incentivato. Sono gli spazi nelle Questure dove vengono trattenute persone in attesa di un volo: non esistono dati sulla loro posizione e il Garante parla di «condizioni degradate»
April 22, 2026
Le "stanze dei rimpatri" nelle Questure: e li chiamano "luoghi idonei"
Un frammento di un video girato da un "trattenuto" all'interno di un "locale idoneo" a Napoli
A prescindere da come finirà il guaio sull’emendamento al decreto sicurezza, il Governo ha dimostrato di voler tentare ogni strada per aumentare il numero di rimpatri. Non sono bastati i centri in Albania o l’ipotesi di aprire nuovi Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Né appunto la scelta, ostacolata due giorni fa dal Quirinale, di pagare gli avvocati che riescono a ottenere il ritorno volontario al Paese d’origine dei propri assistiti. C’è una terza via per l’espulsione che è stata incentivata più silenziosamente, senza offrire garanzie adeguate per la salute delle persone costrette a percorrerla. Si tratta dei cosiddetti “luoghi idonei” al trattenimento. Sono stanze (a volte camere di sicurezza) nelle Questure italiane, in cui dal 2018 vengono trattenute persone che risiedono irregolarmente in Italia, fino a un massimo di sei giorni in attesa del volo di rimpatrio. In quella che, di fatto, è una detenzione amministrativa: nessuno dei trattenuti, infatti, sconta una pena. La casistica dei “detenuti” è varia. Capita anche che una persona entri in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno, venga trattenuta in una stanza, faccia perdere le tracce alla famiglia e riappaia, una settimana dopo, nel suo Paese di origine. Da cui mancava magari da decenni. E da due anni a questa parte, su esplicita richiesta del Governo, questi luoghi sarebbero sempre più impiegati per i rimpatri. In una circolare rivolta il 12 settembre 2024 dal ministero dell’Interno alle Questure, visionata da Avvenire, il Viminale chiedeva esplicitamente di «incentivare l’esecuzione dei provvedimenti di espulsione/respingimento con accompagnamento immediato alla frontiera, anche mediante l’utilizzo dei luoghi idonei al trattenimento (ivi comprese le camere di sicurezza)». Da allora, in effetti, secondo la mappatura indipendente della testata “Lavialibera” dell’associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti, le persone trattenute in queste stanze sarebbero aumentate del 30% tra il 2024 e il 2025. Per un totale di almeno 1.225 “detenuti” nei primi dieci mesi dello scorso anno.
Una pagina della circolare del Viminale che incentiva al ricorso ai luoghi idonei
Una pagina della circolare del Viminale che incentiva al ricorso ai luoghi idonei
In generale, le Questure che gestiscono luoghi idonei sarebbero cinquanta (dieci usano le camere di sicurezza) e nel triennio 2023-2025 sarebbero finite in queste stanze almeno 2.445 persone. Ma il condizionale è d’obbligo, perché i luoghi idonei sono di fatto un buco nero informativo: non esistono elenchi che ne indichino la posizione esatta né numeri ufficiali sui trattenuti. Le uniche informazioni a disposizione sono frutto di accessi agli atti. In più, a differenza dei Cpr, dove con difficoltà sono entrati anche i giornalisti, ai luoghi idonei al momento hanno avuto accesso solo alcuni avvocati e i garanti dei detenuti, che in una visita a Milano hanno documentato «condizioni molto degradate». Altre notizie si hanno dalle testimonianze dirette dei trattenuti. Martina Stefanile, avvocata di Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), ne ha assistiti alcuni a Napoli. «In un caso un richiedente asilo trattenuto illegittimamente, affetto da una patologia oculare, è stato lasciato senza collirio per 48 ore – spiega –. Quanto all’alimentazione, lui stesso raccontava che la Polizia gli avrebbe offerto dei pacchetti di cracker e una bottiglietta d’acqua». In generale, gli accessi civici hanno confermato l’assenza di contratti di fornitura di beni e servizi per l’uso dei locali idonei in diverse Questure: «Questo significa che mancano o non sono previsti – spiega l’avvocata – la somministrazione dei pasti, l’accesso alle cure, la presenza di un interprete o la fornitura di un kit di primo ingresso». Con la conseguenza che un trattenimento di sei giorni rischia di «pregiudicare l’accesso al diritto fondamentale della salute».
Il meccanismo per finire dentro ai luoghi idonei è ancora più snello di quello previsto per i Cpr. Dopo essere stato intercettato in strada o – come è capitato – in fase di presentazione della richiesta di asilo, il trattenuto attende il volo di rimpatrio nei locali della Questura, con la convalida del giudice di pace. Che, a differenza di quanto avviene per i Cpr, non deve neppure attendere un’idoneità medica per la “detenzione amministrativa”: visti i tempi stretti, basta che la Questura acquisti il biglietto aereo e lo intesti alla persona da espellere.
Perdipiù, a fronte di tutele scarse per le persone trattenute, è complicato comprendere quanto davvero i luoghi idonei siano efficaci nell’esecuzione dei rimpatri. Secondo gli accessi agli atti, sono 1.685 le persone imbarcate su voli direttamente da queste stanze negli ultimi tre anni. Ma c’è da aspettarsi che, da giugno, crescerà ancora il numero degli espulsi attraverso questi “buchi neri”. Ad agevolare il loro lavoro sarà l’entrata in vigore del Patto europeo sulle migrazioni, che permetterà l’esecuzione in Italia di una espulsione decretata in un qualsiasi altro Paese membro. In quella che gli avvocati definiscono una vera e propria “caccia all’uomo”. «Strategicamente il pattern è chiaro – commenta Stefanile –: scegliere una categoria ben identificabile e ricamarci attorno un contesto giuridico fondato su interessi perlopiù economici. Dopo anni in cui le garanzie dei cittadini stranieri sono state ridotte all’osso, adesso la partita si gioca sui rimpatri».

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