Le armi in casa e le chat: cosa sappiamo della strage sventata in una scuola a Perugia
Un 17enne pescarese è stato arrestato per aver pianificato un'uccisione di massa seguita dal suo suicidio. Faceva parte di un noto gruppo neonazista su Telegram

Aveva cercato informazioni per costruire armi in 3D e per sintetizzare il Tatp, la stessa sostanza esplosiva impiegata negli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, che nei gruppi suprematisti su Telegram prende il nome di “madre di Satana”. A casa custodiva ricette per costruire armi batteriologiche e vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali con uno scopo preciso: organizzare una strage nella sua scuola a Perugia. È stato arrestato stamani dai carabinieri del Ros e trasferito in un carcere minorile un 17enne pescarese, gravemente indiziato dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. I moventi del minore non sono ancora stati chiariti, ma nell’organizzazione della sua sparatoria non agiva da solo: a guidarlo sarebbero stati i vertici del gruppo Telegram “Werwolf Division”, organizzazione suprematista nota per le sue idee razziste e neonaziste, con cui lo studente aveva da quasi un anno contatti documentati. Come lui, altri sette minori nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo sono tutti indagati per lo stesso reato di incitamento alla violenza o discriminazione per motivi razziali e sono stati perquisiti stamani dai militari.
In sei mesi di indagine, i carabinieri hanno delineato un quadro che riconduce chiaramente alla criminalità internazionale. Lo studente 17enne aveva un modello preciso per la sua strage in aula: Eric Harris e Dylan Klebold, gli autori della strage della Columbine High School in Colorado, che nell’aprile del 1999 si suicidarono dopo aver ucciso dodici studenti e un insegnante. Il suo progetto, se non fosse stato interrotto dai militari del Ros, sarebbe stato lo stesso: ferire e uccidere il maggior numero di persone prima di togliersi la vita. Non è noto ancora se gli altri sette minorenni indagati avessero contatti con il 17enne pescarese o se addirittura lo avessero aiutato nel progettare la strage, ma «tutti appaiono inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista». Tra i minori che frequentavano il gruppo Werwolf Division è diffusa una fascinazione, che spesso tracima in glorificazione, dei mass shooters: protagonisti di sparatorie sulle folle da «elevare a “santi” – si legge nelle carte della procura presso il tribunale dei minorenni de L’Aquila – e di cui incentivare l’emulazione». Tra tutti, Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda del 2019 e Anders Behring Breivik, autore degli attentati di Oslo e dell’isola norvegese di Utoya del 2011.
Il 17enne che studiava a Perugia, in particolare, non solo era quotidianamente esposto alla propaganda neonazista di Werwolf Division, incentrata sulla superiorità della presunta razza ariana e mirata al sovvertimento dell’attuale ordinamento, ma avrebbe avuto contatti diretti con i vertici stessi dell’organizzazione, che gode di una struttura ormai gerarchizzata nel corso di anni di attività criminale internazionale. Non solo. I contatti dello studente con il gruppo suprematista potrebbero essere di lunga data: già nel luglio 2025 il minore fu perquisito nell’ambito di un’altra indagine di stampo antiterroristico, guidata sempre dai Ros, che accertò la sua attività in organizzazioni digitali di estrema destra. In particolare, il gruppo neonazista stavolta avrebbe aiutato lo studente nella costruzione delle armi in casa tramite manuali, scoperti dai carabinieri nella sua camera a Perugia, che danno istruzioni passo per passo sulla costruzione di ordigni chimici e armi da fuoco. Ma i militanti di Werwolf Division vengono addestrati principalmente tramite i messaggi delle chat Telegram: tra i video diffusi dall’organizzazione criminale sul social e intercettati dai Ros, compaiono sia riprese incensurate di vere sparatorie sia simulazioni realizzate ad hoc tramite videogiochi.
WerWolf Division, nota anche come “Divisione nuova alba”, in realtà, è già nota alle autorità italiane da tempo. A dicembre 2024, i poliziotti della Digos di varie città italiane arrestarono dodici persone tra i 19 e i 76 anni che facevano parte del gruppo suprematista. In quella circostanza, l’organizzazione era finita nel mirino degli inquirenti perché ritenuta responsabile della progettazione di un attentato ai danni di Giorgia Meloni. «Trovami un cecchino e attueremo il tuo piano», scrivevano gli indagati nelle chat Telegram ipotizzando l’omicidio della presidente del Consiglio. Anche in quel caso l’attentato fu sventato e fermato con la carcerazione degli organizzatori, ma la cellula neonazista da allora non ha mai smesso di operare in tutta Europa e di reclutare nuove leve. Anche tra i giovanissimi.
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