La scoperta: un farmaco contro l'insonnia curerà la sclerosi multipla

Il medicinale, individuato tra 1.500 molecole, «protegge i neuroni e ripara la mielina». Lo studio è di un team internazionale, guidato dal San Raffaele di Milano
January 21, 2026
La scoperta: un farmaco contro l'insonnia curerà la sclerosi multipla
L'Ospedale San Raffaele di Milano /Ufficio stampa San Raffaele
Ci sono voluti quasi 10 anni, i più avanzati algoritmi, le più innovative modellazioni di processi biologici, oltre ad una piattaforma per lo screening di farmaci che non ha precedenti, per passare al setaccio 1.500 molecole. E individuare, alla fine, un candidato terapeutico, “Bavisant”, che potrebbe cambiare, e rapidamente, la storia clinica della sclerosi multipla progressiva, la forma più grave della malattia che colpisce oltre un milione di persone nel mondo e circa 15-20 mila in Italia. E sì, perché questo farmaco - già noto e approvato in passato per l’uso nell’uomo (indicato per i disturbi del sonno e della veglia e per quelli da deficit di attenzione e iperattività) -, nei modelli sperimentali della sclerosi multipla (Sm) ha mostrato, per la prima volta, la capacità non solo di proteggere i neuroni agendo sulla degenerazione delle fibre nervose, ma anche di riparare la mielina, ovvero la guaina che permette al segnale nervoso di viaggiare correttamente. La scoperta, pubblicata su Science Translational Medicine, è di un network internazionale coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e dall’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, che annovera i migliori centri internazionali impegnati nella ricerca sulla Sm, tra i quali la University of California San Francisco, l’Università di Münster, il Paris Brain Institute e la McGill University di Montreal. Si tratta, come informa una nota, del primo, grande risultato del progetto “BraveinMs”, il network internazionale di ricerca avviato nel 2017 grazie a un finanziamento della “International progressive Ms alliance”, di cui l’Associazione italiana Sclerosi multipla (Aism) e la sua Fondazione (Fism) sono membri fondatori e parte del board.
Dalla nascita, il consorzio ha cercato una strada ambiziosa: riutilizzare farmaci, già approvati per altre malattie, contro la Sm. A partire da un bacino di prodotti già noti per l’uso nell’uomo, i ricercatori si sono chiesti quale sarebbe stato il modo più rapido ed efficace per valutare la loro azione. È stata quindi costruita una piattaforma per lo screening dei farmaci che «combina analisi computazionali su grandi database biologici e farmacologici, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti, tessuti cerebrali in coltura e modelli animali di sclerosi multipla». È come aver costruito una “galleria del vento” per i farmaci, spiegano dal Gruppo San Donato (cui afferiscono Università Vita-Salute e Ospedale San Raffaele): invece di testare una molecola alla volta «in modo lento e costoso, migliaia di composti possono essere filtrati e selezionati solo se mostrano potenziali capacità rigenerative». Dai 1.500 farmaci iniziali, l’analisi informatica ha identificato prima 273 molecole con potenziale attività su mielina e neuroni. Dopo una serie di test sulla tossicità di tali molecole, il numero si è poi ristretto a 32 composti, dopodiché i test di efficacia hanno ridotto i candidati principali a 6. Alla fine, i ricercatori si sono concentrati su Bavisant, farmaco con un profilo di sicurezza già noto; aspetto tutt’altro che trascurabile visto che l’ormai prevista sperimentazione sull’uomo salterebbe la Fase 1, proprio quella, appunto, sulla sicurezza del medicinale.
Gli autori della ricerca affermano che «nei modelli sperimentali di Sm, tra cui chimere uomo-topo, Bavisant ha dimostrato di stimolare le cellule che producono mielina a riparare le fibre nervose, di proteggere i neuroni dal danno degenerativo, e di ridurre l’espressione dei geni coinvolti nell’infiammazione». In definitiva, la molecola agisce su due diversi tipi di cellule del cervello, cioè i neuroni e le cellule produttrici di mielina, permettendo al tessuto nervoso di ripararsi e di resistere al danno. A differenza delle forme recidivanti, la sclerosi multipla progressiva è caratterizzata da una degenerazione continua delle fibre nervose e dalla perdita della mielina. Il risultato è una progressiva perdita delle funzioni motorie, visive e cognitive, non arrestabile con gli attuali farmaci. La scoperta odierna può sovvertire ogni cosa. «Questa piattaforma - spiega Paola Panina, docente di Biologia cellulare sperimentale nell’Università Vita-Salute e co-autrice senior dello studio - non serve solo a identificare una nuova cura, ma a costruire un nuovo modo di fare ricerca: più rapido, più predittivo e più vicino alle aspettative dei pazienti». Il fatto che Bavisant sia già noto agli enti regolatori, «si tradurrà in tempi più brevi, costi più bassi e maggiore sicurezza rispetto allo sviluppo di una nuova molecola, un vantaggio enorme», rilevano gli scienziati. Il consorzio BraveinMs sta proseguendo gli studi sul farmaco per«considerare la possibilità, nel breve, di poter svolgere studi di efficacia nell’uomo».
Paola Panina, docente di Biologia cellulare all'Università Vita-Salute San Raffaele, e Gianvito Martino, prorettore alla Ricerca dello stesso ateneo e direttore scientifico dell'Ospedale San Raffaele / Ufficio stampa San Raffaele
Paola Panina, docente di Biologia cellulare all'Università Vita-Salute San Raffaele, e Gianvito Martino, prorettore alla Ricerca dello stesso ateneo e direttore scientifico dell'Ospedale San Raffaele / Ufficio stampa San Raffaele
Il risultato raggiunto è un passo determinante «verso lo sviluppo di studi clinici mirati ai meccanismi della neurodegenerazione e della progressione della disabilità nella Sm», commenta Brahim Nait-Oumesmar, coautore senior e responsabile del gruppo di ricerca del Paris Brain Institute. Di «importante progresso», parla Tanja Kuhlmann, docente all’Università di Münster, in Germania. Grazie alla piattaforma, aggiunge il professor Sergio Baranzini, della University of California di San Francisco, «siamo riusciti a ridurre migliaia di composti a poche centinaia, semplificando le successive fasi di test in vitro e in vivo. Questo lavoro evidenzia la potenza degli strumenti computazionali nell’accelerare la scoperta di farmaci», e «offre una rinnovata speranza ai pazienti».
«Abbiamo scommesso su un’idea: unire intelligenza artificiale, modellistica basata su cellule staminali, e scienza collaborativa per accelerare la scoperta di nuove terapie per la malattia», dice il neuroimmunologo Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele e prorettore alla Ricerca e alla Terza missione dell’Università Vita-Salute. «Quella scommessa ha prodotto non solo un candidato reale, a cui manca solo l’ultimo miglio per arrivare al letto del malato, ma anche ulteriori 30 possibili candidati potenzialmente utilizzabili nella malattia. In aggiunta a ciò - conclude -, abbiamo costruito e validato una piattaforma di screening efficace, capace di valutare e validare la potenza neuroprotettiva di qualsivoglia molecola. Una piattaforma che può diventare uno strumento fondamentale a disposizione della ricerca scientifica per trasformare le conoscenze in cure».
Da parte sua, il presidente della Fism e della Federazione internazionale Sclerosi multipla, Mario Alberto Battaglia, dichiara che «questo modello di ricerca è capace di trasformare la collaborazione scientifica in opportunità concrete di nuove cure, anche per quelle forme di malattia che finora hanno avuto meno risposte». E che da oggi potranno contare su un nuovo arsenale terapeutico.

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