Ivrea, ordigno contro la procura che indaga sulla 'ndrangheta

Una bomba carta è esplosa martedì sera, provocando un incendio. Indaga la Digos, che valuta tutte le ipotesi. Giovedì è prevista un'udienza di un processo ai clan
April 22, 2026
Ivrea, ordigno contro la procura che indaga sulla 'ndrangheta
La cittadella giudiziaria di Ivrea
Un boato, il fumo, i vigili del fuoco che accorrono. La tranquillità di Ivrea è stata scossa martedì sera nel modo più traumatico: verso le 21 una mano (per ora) ignota ha scagliato un ordigno rudimentale nel parcheggio davanti alla procura: una bomba carta oppure un grosso petardo, i vigili del fuoco stanno cercando di capirlo. Sul posto si è scatenato un incendio e una lunga colonna di fumo nero si è levata verso il cielo: oltre ai pompieri sono accorsi gli agenti del commissariato di Ivrea e il nucleo artificieri dei carabinieri. Poco dopo è arrivata anche la procuratrice di Ivrea, Gabriella Viglione. L'ordigno, dotato di una miccia, è stato lanciato da dietro la recinzione che delimita il perimetro del complesso, dove sorge anche il tribunale. In quel momento in procura era presente il pubblico ministero di turno. L'esplosione è stata forte e ha prodotto molto fumo, ma i danni sono stati minimi. Gli investigatori stano visionando le telecamere per individuare l'autore del gesto, che si è dileguato nel buio subito dopo. Intanto emerge che le lacune nella sicurezza dell'area erano già state più volte segnalate al ministero di Giustizia. La recinzione della cittadella giudiziaria è infatti molto bassa, meno di due metri, ed è agevolmente scavalcabile. La vigilanza, secondo quanto si è appreso, non sarebbe operativa 24 ore su 24.
Le fiamme sono state spente in fretta, ma mercoledì mattina era palpabile l'inquietudine per un gesto tutto da decifrare. Potrebbe essersi trattato di una bravata, ma anche di un'intimidazione. Dalla Questura di Torino filtra che le indagini sono in corso, "senza tralasciare nessuna ipotesi". L'episodio è stato preso molto sul serio: al lavoro la Digos e della Squadra mobile, che stanno vagliando anche la pista di una possibile ritorsione. In procura le bocche sono cucite, ma nessuno ha sottovalutato l'accaduto. "Un atto gravisismo" ha commentato la procuratrice generale piemontese Lucia Musti.
Lontano dai riflettori delle grandi cronache, a Ivrea negli ultimi tempi sono infatti andate in scena indagini molto delicate. Non tanto sulla galassia antagonista, che nel Canavese non presenta picchi di particolare turbolenza. Le preoccupazioni in questo (apparentemente) placido spicchio di provincia sono altre. Alcuni giorni, ad esempio, fa la procura ha chiesto cinque condanne per altrettanti "No vax", ritenuti colpevoli di numerosi "graffiti" tra il 2021 e il 2024. Le scritte erano comparse su ospedali, banche, università e altri luoghi istituzionali: gli imputati hanno scelto il rito abbreviato e rischiano di dover pagare anche i danni al Comune di Torino, che si è costituito parte civile. L'inchiesta ha coinvolto in tutto una dozzina di persone, tra cui un uomo di 56 anni e una donna di 62, considerata la reclutatrice. 
Ma soprattutto, nel tribunale di Ivrea - competente sulla vasta e complessa area di Torino Nord - si sta celebrando da mesi il processo Echidna, frutto di una lunga inchiesta della Dda sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte, con il coinvolgimento di imprenditori e politici locali. Sotto la lente, in particolare, sono finiti i lavori dell'autostrada Torino-Bardonecchia e altri appalti. Nel settembre scorso sono arrivate le prime sentenze con rito abbreviato: 14 i condannati. Ma il processo sta andando avanti, con nuove testimonianze sugli interessi dei clan e ulteriori udienze. La prossima, coincidenza inquietante, è prevista giovedì mattina. Senza contare che a breve partirà un secondo processo legato a un troncone dell'inchiesta Echidna.
Qualcuno potrebbe non aver gradito tanta "attenzione", decidendo di lanciare un sinistro avviso ai naviganti. 

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