In Usa e Ue mai così alta la sopravvivenza al cancro
Negli Stati Uniti, per la prima volta, il 70% dei malati supera i 5 anni dalla diagnosi. E In Europa i tassi di mortalità scendono ancora

Nonostante l’invecchiamento della popolazione, e a dispetto delle previsioni di area No-Vax che disegnavano scenari infausti a causa dei “vaccini killer” anti-Covid, i decessi per cancro diminuiscono. Nel 2026, nell’Unione Europea si registreranno circa 1.230.000 decessi, con una mortalità di 114 per 100.000 uomini (-7,8% rispetto al 2020-2022) e di 74,7 per 100.000 donne (-5,9%). Buone notizie arrivano anche dall’altro capo dell’Oceano. Negli Stati Uniti si assiste infatti ad una pietra miliare nella lotta ai tumori: il 70% dei pazienti, diagnosticati con vari tipi di neoplasie tra il 2015 ed il 2021, è sopravvissuto oltre i 5 anni, considerato il parametro temporale dopo il quale le recidive sono rare. Negli anni '70 meno del 50% dei pazienti raggiungeva la stessa meta.
Insomma, se è vero che c’è molto da fare per vincere questa patologia - seconda causa di morte nel mondo occidentale -, è anche vero che screening più capillari, diagnosi precoci, riduzione delle esposizioni professionali e ambientali a sostanze cancerogene, diminuzione del fumo di sigaretta e, soprattutto, terapie innovative sempre più personalizzate ed efficaci, stanno mutando la storia della malattia. Sempre più cronicizzabile ma che richiede un investimento continuo nella ricerca per aumentare considerevolmente il numero di guarigioni.
A fare il punto sulla situazione europea è un nuovo studio coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con le università di Bologna e di Parma, sostenuto dalla Fondazione Airc, e appena pubblicato sugli Annals of Oncology. Tra i dati più significativi, il fatto che dopo oltre 25 anni di aumento, i decessi per cancro del polmone tra le donne nell’Ue mostrano ora una tendenza alla stabilizzazione, attestandosi intorno a 12,5 decessi per 100.000, con una riduzione del 5% rispetto al triennio 2020-2022. Nel Regno Unito tali andamenti favorevoli sono osservati già da diversi anni, pur mantenendo livelli complessivi di mortalità femminile ancora superiori rispetto alla media dell’Ue.
I ricercatori, coordinati da Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica ed epidemiologia alla Statale di Milano, e da Eva Negri, docente di Epidemiologia ambientale e medicina del lavoro a Bologna, avvalendosi dei dati dell’Oms e dell’Onu, hanno analizzato, per il sedicesimo anno consecutivo, i tassi di mortalità per tumore dal 1970 dei Paesi Ue e del Regno Unito, considerando stomaco, colon-retto, pancreas, polmone, mammella, utero (inclusa la cervice), ovaio, prostata, vescica e leucemie.
«Il tumore del polmone rimane la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi nell’Ue – dice Claudia Santucci, ricercatrice alla Statale di Milano e prima autrice dell’articolo –. I tassi di mortalità continuano a diminuire tra gli uomini, pur rimanendo nel 2026 quasi doppi rispetto a quelli nelle donne. Questo andamento è coerente con le differenze storiche nei comportamenti di consumo di tabacco tra uomini e donne. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito le donne hanno iniziato a fumare prima rispetto alle donne europee, ma hanno anche smesso prima. Attualmente, la prevalenza del fumo in entrambi i sessi è inferiore al 10% in Usa e Regno Unito, mentre resta più elevata nell’Ue».
Le previsioni di mortalità per le diverse sedi tumorali analizzate sono favorevoli nella maggioranza dei Paesi, a eccezione dei decessi femminili per tumore del pancreas nell’Ue (in aumento dell’1%) e dei decessi femminili per tumore del colon-retto nel Regno Unito (in aumento del 3,7%). «Stimiamo che, a partire dal picco del 1988, siano stati evitati complessivamente circa 7,3 milioni di decessi per cancro nell’Ue e 1,5 milioni nel Regno Unito, assumendo che i tassi di mortalità fossero rimasti costanti ai livelli del 1988», spiega Eva Negri.
Per Matteo Malvezzi, docente di Statistica medica ed epidemiologia dell’Università di Parma, e co-autore della ricerca, «a differenza dei maggiori Paesi dell’Ue, la mortalità per tumore del colon-retto è in aumento nei giovani adulti del Regno Unito, probabilmente a causa dell’aumentata prevalenza di sovrappeso, obesità e conseguentemente diabete». In quanto all’invecchiamento della popolazione, i ricercatori stimano un incremento modesto del numero assoluto dei decessi: tra gli uomini nell’Ue si passerà da 666.924 (2020-2022) a circa 684.600 nel 2026, e tra le donne da 534.988 a circa 544.900.
«I nostri risultati sottolineano la persistente importanza del fumo nella mortalità per tumore. Il controllo del tabacco rimane il pilastro della prevenzione del tumore del polmone e contribuisce anche alla prevenzione di altri tumori, come quello del pancreas. Le politiche di limitazione dell’uso del tabacco hanno evitato milioni di decessi ma la loro applicazione resta disomogenea in Europa. Nel complesso, i tassi di mortalità per tumore restano generalmente favorevoli e la mortalità per tumore del pancreas sembra essersi stabilizzata, un dato incoraggiante dopo i precedenti aumenti». Tuttavia, «in diversi Paesi, soprattutto dell’Europa centrale e orientale, oltre ai ritardi nel controllo del tabacco, screening, diagnosi e gestione del tumore possono e devono essere migliorati per allinearsi ai recenti progressi», conclude La Vecchia. Che sottolinea come la lotta al fumo, al consumo di alcol, al sovrappeso e all’obesità, unita al miglioramento delle abitudini alimentari e al potenziamento dei programmi di screening, saranno fondamentali per «ottenere una riduzione duratura della mortalità per cancro».
Come detto, le cose migliorano anche negli Usa. I dati dell’American Cancer Society (Acs) pubblicati sul Cancer Journal for Clinicians, indicano che a spingere i «netti miglioramenti», come evidenzia Rebecca Siegel, direttore della Acs, sono i molti: i nuovi strumenti per la diagnosi anticipata, l’introduzione di immunoterapie molto efficaci, nonché delle terapie mirate (“targeted therapies”) che permettono ai farmaci di colpire solo le cellule malate. «Il cancro non è più una condanna a morte in tanti casi – osserva Siegel – ma una malattia cronica». Decisivi, negli Stati Uniti, gli avanzamenti per le neoplasie del fegato, passato dal 7% di sopravvivenza a 5 anni, al 22%, o nel mieloma: dal 32% al 62%. Benefici in termini di longevità si registrano anche per chi è colpito da cancro dei polmoni: il 28% dei pazienti è in vita almeno a 5 anni dalla diagnosi, contro il 15% negli anni '90.
Gli esperti sottolineano però come alcuni tumori siano in aumento: tra le donne il cancro del seno, mentre tra gli under 50 quello del colon-retto. Medici e ricercatori, infine, sono preoccupati dalla diminuzione dei fondi per la ricerca che sarebbero scesi del 31% nei primi mesi del 2025. Pesa in questo senso la decisione dell’amministrazione Trump di tagliare i finanziamenti per gli studi sui vaccini a Rna, sui quali si concentrano molte speranze concrete per arrestare la malattia.
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