Il vescovo di Cremona: «Città ferita nei suoi simboli, ora lavoriamo insieme»

di Maria Chiara Gamba, Cremona
Il messaggio di monsignor Napolioni: le comunità si stanno già attivando. Dal Duomo alla chiesa dei Cappuccini, avviate le prime verifiche sui danni fatti dal maltempo
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August 30, 2026
Il vescovo di Cremona: «Città ferita nei suoi simboli, ora lavoriamo insieme»
La terza torretta della facciata del Duomo di Cremona scoperchiata
«La ferita della cattedrale – commenta monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona – è la ferita della città che si identifica con i suoi simboli, il duomo, il Torrazzo e il palazzo comunale. Opereremo insieme per una cura e riqualificazione del territorio colpito dall’imponderabile. Già diverse comunità si stanno attivando per le situazioni più difficili di alcune famiglie e parrocchie». Anche la cattedrale, oltre alla torre civica e al palazzo comunale, è stata segnata venerdì intorno alle 17 da una violenta grandinata accompagnata da raffiche di vento potenti che hanno percorso il centro di Cremona portando dietro di sé cumuli di detriti, vetri rotti, alberi sradicati, tetti scoperchiati, strade allagate ed interrotte, auto crivellate da chicchi di giaccio grandi come palline da golf.
Sono bastati pochi attimi. Un tempo impercettibile per mettere in ginocchio una città. Pochi minuti e poi è tornata la calma e la città si è risvegliata, ferita ma con la voglia di ricominciare insieme al più presto. Un evento mai visto da queste parti. «Stiamo per entrare nel mese della salvaguardia del creato e questo fatto può essere un’occasione di riflessione che ci costringe a prendere sul serio la questione», aggiunge il vescovo.
Più di 2.000 auto da sistemare, 43 accessi al pronto soccorso (nessun codice rosso), un numero ancora poco chiaro di piante da abbattere, diverse famiglie con danni ai tetti di casa (c’è chi è dovuto sfollare), finestre senza vetri tanto che le strade erano coperte da schegge di vetro che scricchiolavano sotto le ruote delle bici e auto dei temerari usciti poco dopo. Tanti i palazzi, le chiese e i monumenti rovinati in maniera importante. Il rosone della cattedrale (appena sistemato dopo l’episodio di vento forte di un mese fa) è stato danneggiato dalla grandine che aveva la forza di tanti proiettili e una delle torrette della facciata nord è crollata in parte nel cortile interno ed in parte su se stessa. Nessun danno agli affreschi del duomo e al Torrazzo che sabato è stato aperto al pubblico e ai fedeli.
Subito è arrivato un messaggio del vescovo in pellegrinaggio in Baviera. «Non potevamo che offrire la nostra preghiera, a sostegno delle persone e famiglie più coinvolte, con particolare attenzione a chi è stato ferito e a chi per ora non può rientrare a casa o al lavoro in sicurezza. Certi che non mancheranno l’impegno di tutti e la solidarietà verso i più deboli».
Vigili del fuoco e protezione civile sono intervenuti a sanare le situazioni di potenziale pericolo, così come il pronto soccorso che ha curato ferite dovute agli oggetti che volavano per strada e ai chicchi di grandine che hanno procurato non poche ferite. Nessun danno irreparabile alle persone che oggi rialzano la testa pensando alle situazioni molto più gravi che si stanno verificando nel mondo e rispondendo così «con il senso pratico e la compostezza – aggiunge il vescovo – tipica dei cremonesi». I disagi restano però, così come i danni economici a cui far fronte. La paura non è stata poca. «Abbiamo vissuto una cosa simile – commenta a caldo don Paolo Arienti, vicario zonale della città e moderatore dell’Unità Pastorale don Primo Mazzolari – a quello che tanti altri vivono per la crudeltà dei prepotenti». E poi segue una riflessione sul creato che spesso non rispettiamo a dovere.
Anche la chiesa dei Cappuccini ha subito lievi danni all’altare di S. Francesco ma il locale adiacente al convento, dove si svolgono le attività, è stato scoperchiato. «Il tetto – spiega il padre guardiano fra Andrea Cassinelli – si è sventrato e ora è appoggiato per metà sulle piante di via Brescia. I vigili ci hanno messo 2 ore per metterlo in sicurezza», ma di fatto la situazione è ancora altamente pericolosa. Nella zona del presbiterio si è aperto il tetto invece della chiesa di Sant’Ambrogio dove sabato mattina si è radunata la comunità per sistemare il possibile. Si registrano danni inoltre alla Casa della comunicazione, al seminario e al rosone della chiesa dei Barnabiti.

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