Negli Usa arriva la selezione etnica: Trump spalanca le porte solo ai sudafricani bianchi
L'amministrazione repubblicana ha tagliato radicalmente il numero degli ingressi annuali di profughi accolti, passando da 125.000 a 7.500. La novità più grande è il canale speciale offerto agli "afrikaner", che secondo il tycoon subirebbero «persecuzioni violente»: aiuti federali di 4.500 dollari a testa. Pretoria reagisce: in discussione la democrazia costituzionale

Dal primo ottobre, i sudafricani bianchi che vogliono chiedere asilo negli Stati Uniti riceveranno 4.500 dollari a testa di aiuti federali: quasi il doppio dei 2.400 attuali e la cifra più alta mai concessa ai richiedenti asilo negli Usa. Sulla carta, l'aumento vale per qualsiasi rifugiato in arrivo, ma di fatto riguarda solo gli afrikaner. Dopo aver congelato gli ingressi di richiedenti asilo da tutto il mondo, infatti, Donald Trump ha aperto un canale speciale per i sudafricani bianchi discendenti dei coloni europei, che a suo dire subirebbero «persecuzioni violente» e un «genocidio bianco» nel Sudafrica a maggioranza nera. Un'accusa che il governo di Pretoria ha respinto con forza definendola «politicamente motivata», e che la maggior parte degli analisti internazionali e americani considerano una teoria del complotto rilanciata dal sudafricano Elon Musk. Studi condotti dalle stesse agenzie governative americane (Nih) indicano infatti che la grande maggioranza delle vittime di omicidio in Sudafrica sono uomini neri o meticci economicamente svantaggiati, tra i 15 e i 44 anni.
A maggio l'Amministrazione repubblicana aveva aperto le porte a 10.000 sudafricani, solo bianchi, invocando «sviluppi imprevisti» che avrebbero creato «un'emergenza rifugiati». Pretoria l’ha subito definita una mossa che «serve a mettere in discussione la democrazia costituzionale» del Paese. L'esclusività dei diritti dei sudafricani bianchi negli Usa è quasi totale. Secondo il dipartimento di Stato, dei 10.258 rifugiati ammessi negli Stati Uniti tra il primo ottobre 2025 e il 31 luglio 2026, ben 10.255 erano sudafricani, gli altri tre sono afghani entrati a novembre. E tutti i 599 rifugiati accolti nell'ultimo mese erano sudafricani bianchi.
Nel frattempo Trump ha tagliato radicalmente il tetto annuale dei profughi accolti nel Paese da 125.000 (la soglia fissata dall’amministrazione di Joe Biden, nel solco della tradizione americana mantenuta per decenni da entrambi i partiti) a soli 7.500. Un Paese nato come rifugio per immigrati e perseguitati di ogni provenienza ed etnia ha in effetti chiuso le sue porte a chi fugge guerre e violenza, accogliendo ora profughi quasi da un solo Stato e di un solo colore. Un memorandum presidenziale di settembre lo dice apertamente: i rifugiati «saranno soprattutto afrikaner del Sudafrica». La selezione, dunque, non avviene solo su base nazionale, comprovata da un passaporto, ma soprattutto etnica. Ed è un criterio che richiede, secondo l'Amministrazione, un vaglio particolare: non a caso tutti gli agenti di un'unità-chiave anti-frode dell'immigrazione sono stati riassegnati a controllare proprio l’identità dei rifugiati sudafricani, sottraendoli ad altri compiti, compresa la formazione dei funzionari che esaminano le domande d’asilo da tutti gli altri Paesi.
L'esame delle pratiche d'asilo si è infatti fermato, tranne che per i provenienti dal Sudafrica, lasciando nel limbo migliaia di persone, mentre i canali d'accesso per i richiedenti asilo venivano progressivamente sbarrati. Allo stesso tempo, il governo Trump ha messo al bando completamente gli ingressi di ogni genere da 20 Paesi, 12 dei quali africani, mentre gli arrivi (di qualsiasi tipo) da altri 14 Stati d’Africa sono fortemente limitati e di fatto quasi impossibili. Si tratta di una serie di misure che delineano con chiarezza le priorità dell’Amministrazione Usa e che hanno anche un costo: il reinsediamento di 10.000 afrikaner in più, annunciato a maggio, è stato stimato in 100 milioni di dollari, mentre gli aiuti americani al governo a maggioranza nera del Sudafrica sono stati tagliati.
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