La corsa (sfrenata) all'acqua: così India e Cina minacciano l'Himalaya
di Luca Miele
Una delle faglie più fragili del mondo deve fare i conti con la competizione dei due giganti. Dighe e centrali stanno riconfigurando l'idrologia naturale della regione

È una delle faglie ecologiche più fragili del mondo. E su di essa grava il gigantismo dei due Paesi che proprio nella regione dell’Himalaya stanno giocando una serie di “partite” – ambientali, energetiche, politiche - incrociate: la Cina e l’India. Pechino e New Delhi hanno realizzato, progettato e ideato una serie di mega-strutture che minacciano di rimodellare (se non devastare) il complesso habitat naturale della regione, amplificando così gli effetti drammatici del cambiamento climatico. Un mix di attività “non solo catastrofiche dal punto di vista ambientale, ma anche strategicamente destabilizzanti, soprattutto se combinate con la militarizzazione delle infrastrutture nella regione”. La competizione non è solo economica o ambientale. Ma anche strategica. Controllare l’Himalaya significa non solo controllare quella risorsa fondamentale (e sempre più rara) che è l’acqua. Ma anche accedere alle risorse che il “ventre” dell’altopiano custodisce: 120 minerali identificati, tra cui vasti giacimenti di rame, litio ed elementi delle terre rare. Le stime dell’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite indicano che quattro miliardi di persone dovranno affrontare almeno un mese di grave scarsità d'acqua ogni anno , e quasi la metà di queste si trova in India e Cina
Come scrive il think tank indipendente con sede a Stoccolma, Institute for Security& Development Policy, “le pretese della Cina di essere leader nel settore delle energie pulite sono offuscate dalle sue azioni in Tibet. Nonostante la narrazione di Xi Jinping sulla "civiltà ecologica", la Cina continua ad espandere le attività minerarie, estrarre terre rare a ritmi insostenibili e costruire mega-dighe che destabilizzano paesaggi fragili”.
Un esempio su tutti: la costruzione del più grande progetto idroelettrico del mondo del fiume Yarlung Zangbo, o Brahmaputra, un sistema idroelettrico da 168 miliardi di dollari dovrebbe generare più elettricità di qualsiasi altro al mondo. La diga, che si prevede entrerà in funzione a partire dal 2030, sarà composta da cinque centrali idroelettriche a cascata con una capacità di produzione di 300 miliardi di kilowattora di elettricità all'anno. Come ha scrive la Cnn, il faraonico progetto ha risvegliato i timori dell’India che ha bollato l’opera come una potenziale "bomba d'acqua" e la sua vicinanza al confine conteso tra i due Paese "la espone al rischio di diventare un punto critico in una disputa territoriale di lunga data tra le due potenze nucleari".
Non si tratta di interventi solitari. Come scrive l’Hudson Istitute, “imponenti centrali idroelettriche come la diga delle Tre Gole (completata nel 2006) e l'altrettanto ambizioso "Progetto di trasferimento idrico Sud-Nord" (iniziato nel 2003 e tuttora in costruzione), destinato a convogliare oltre 25 chilometri cubi d'acqua all'anno dal Tibet e dalla Cina centro-meridionale verso le aride ma fertili pianure settentrionali e i centri industriali, hanno riconfigurato l'idrologia naturale dell'Asia meridionale”.
Non meno aggressiva è la politica Indiana. Come riporta EastASiaForum, a metà del 2025, l'India ha lanciato un progetto da 77 miliardi di dollari per la costruzione di oltre 200 dighe nel suo nord-est, in particolare nell'Arunachal Pradesh, territorio che la Cina rivendica come Tibet meridionale. Con una capacità prevista di 75 gigawatt (GW), il progetto ricalca il progetto idroelettrico cinese del bacino inferiore dello Yarlung Tsangpo, segnalando “un'escalation della rivalità geopolitica in cui convergono energia idroelettrica, controllo territoriale e sovranità sui dati”.
L'India punta a trasmettere oltre 76 GW di energia idroelettrica dal bacino del Brahmaputra entro il 2047 attraverso una vasta nuova rete che comprenderà 208 dighe e 11 GW di impianti di pompaggio. Il suo fulcro, l'Upper Siang Multipurpose Project potrebbe diventare la più grande centrale dell'India. “Presentato come un progetto di energia verde, il suo scopo più profondo è quello di contrastare il controllo esercitato dalla Cina a monte in Tibet e rafforzare la sicurezza idrica ed energetica dell'India”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






