«L'acqua è salita di 9 metri in 30 minuti». Il disastro e gli allarmi ignorati in Nepal

I ricercatori locali hanno ricostruito cosa è accaduto il 26 agosto, intorno alle ore 9. «È ancora presto per stabilire che peso abbia avuto il cambiamento climatico su questo evento estremo». Nel luglio dello scorso anno l’esondazione dello stesso fiume aveva già provocato nove vittime
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August 28, 2026
«L'acqua è salita di 9 metri in 30 minuti». Il disastro e gli allarmi ignorati in Nepal
Una famiglia assiste alla devastazione provocata dall'ondata di fango che si è abbattuta su Rasuwa, in Nepal / Afp, Ansa
Che cosa è successo a Rasuwa? I ricercatori dell’International Centre for Integrated Mountain Development (Icimod), un istituto intergovernativo della regione Hindu Kush Himalaya con sede in diverse città del Nepal, hanno un’idea precisa dell’origine del disastro che stanno verificano con le immagini e le rilevazioni in arrivo dalle aree più colpite. «Molto probabilmente – sottolinea una nota– l’evento è stato innescato da una valanga di ghiaccio d’alta quota che, cadendo, ha ostruito il fiume e provocato un’improvvisa ondata a valle».
I dati al momento a disposizione certificano l’eccezionalità dell’evento. Il livello dell’acqua nel bacino del Bhote Koshi, così sottolinea il comunicato, ha iniziato a salire rapidamente intorno alle 9 (ora locale) del 26 agosto. «In trenta minuti, si è alzato di ben nove metri». L’alluvione ha poi superato gli argini e si è violentemente propagata a valle distruggendo case, ponti, stazioni idroelettriche e anche diversi sistemi di monitoraggio della capacità del fiume Trishuli. L’analisi dei dati sismici ha rilevato scosse a Jilong, a circa 12 chilometri dall’area colpita, e Zhangmu. Non è stato stabilito alcun nesso causale tra l’attività sismica e l’alluvione. L’idea prevalente, così segnala anche lo Us Geological Survey, è che a far tremare il sismografo sia stato l’impatto del ghiacciaio crollato sul fondo della valle. Secondo i glaciatologi dell’Università scozzese di Dundee a crollare è stata la parte inferiore del ghiacciaio vicino alla vetta del Langtan Lirug.
Gli esperti dell’Icimod sottolineano che «ancora troppo presto per stabilire quale ruolo abbia avuto il cambiamento climatico in questo specifico evento». Di certo c’è che, di recente, sono suonati diversi campanelli d’allarme. L’affluente Lhende Khola è esondato due volte in quattordici mesi. L’8 luglio 2025 un’alluvione originatasi dallo stesso fiume, in Tibet, ha causando la morte di almeno nove persone. La piena, allora, spazzò via il ponte Miteri, che collega Nepal e Cina, e danneggiò il porto commerciale di Rasuwagadhi.
Farooq Azam, specialista senior dell’Icimod, insiste: «La crescente frequenza dei fenomeni di pericolo legati alla criosfera (le parti ghiacciate del Pianeta, ndr) è ormai più evidente che mai. Il ritmo dei cambiamenti è così rapido che gli sforzi attuali faticano a tenere il passo». Ciò amplifica, aggiunge, «la necessità di una maggiore collaborazione regionale, con i governi chiamati ad adottare azioni coordinate per rispondere ai rischi transfrontalieri». I ghiacciai himalayani, così evidenzia un articolo scientifico pubblicato a maggio da Azam e altri esperti in scienze della montagna, «hanno registrato la più rapida perdita di massa dal 2000 con forti ripercussioni sulla vulnerabilità della regione».
Nel 2021, una grande porzione di un ghiacciaio del promontorio Ronti Gad è crollata nella valle di Chamoli, nell’India settentrionale, provocando una colata di detriti e acqua che ha eroso le pareti della valle, danneggiato due centrali idroelettriche e causato la morte di 200 persone. In seguito, gli scienziati hanno stimato che l’impatto fosse equivalente a quello di 15 bombe atomiche.

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