I Giochi del Mediterraneo stanno ridisegnando Taranto grazie ai nuovi impianti dello sport
di Marina Luzzi, Taranto
In una città sin qui conosciuta per le tristi vicende dell'ex Ilva, ripartire dai luoghi di socialità e di divertimento rappresenta una novità. Il sindaco Bitetti: restino a servizio della comunità

Impianti. L’immaginario di una città lo sta cambiando un sostantivo maschile declinato al plurale. Quando le parole per raccontare Taranto sembravano sempre le stesse, abusate, ripetute, decontestualizzate, ecco che ne arriva una che funge da spartiacque tra passato e futuro, come per i due mari quel ponte girevole su cui da settimane campeggia l’installazione luminosa “Embrace the future” (Abbracciamo il futuro, ndr), motto ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo che la città sta ospitando dal 21 agosto scorso con 3.800 atleti provenienti da 26 Paesi diversi per gareggiare in 33 discipline sportive.
Finora la parola impianti da queste parti faceva il paio solo con ex Ilva. Gli impianti dell’area a freddo e soprattutto quelli dell’area a caldo, quelli dove tanti operai hanno perso la vita, sequestrati e poi dissequestrati con facoltà d’uso, maltenuti o osannati come i più ambientalizzati. Quegli impianti ci sono ancora, sia chiaro. La Corte d’Appello di Milano a fine luglio scorso ha stabilito che l’area a caldo dovrà fermarsi entro tre mesi, per la presenza di amianto e emissioni fuggitive nocive, mentre le trattative per la vendita dello stabilimento proseguono a rilento. Gli impianti però per i tarantini adesso sono anche quelli sportivi, che hanno nei fatti trasformato una parte della città. Come al rione Salinella, periferia sociale e culturale, oggi pronto ad essere un distretto sportivo. Concentrati in pochi chilometri, ci sono il ristrutturato Pala Ricciardi, lo stadio dell’atletica indoor e outdoor, un parco urbano per lo skateboard, il padel, il tennis e il pattinaggio, lo stadio “Erasmo Iacovone” completamente rifatto e adeguato agli standard di Uefa 3 e Fifa 2, con oltre 20mila posti tutti coperti e Il Magna Grecia Tennis Center, con otto campi, di cui uno pensato per mille spettatori. E poi, a poca distanza, c’è la magnificenza dello stadio del nuoto “Torre d’Ayala”: affacciato sul mare, con due piscine olimpioniche da 50 metri, una coperta l’altra scoperta, tra tutte le opere messe a bando dal Comune di Taranto per il dopo Giochi è quello per cui le offerte latitano, ce ne è una sola comprensiva anche di altri impianti, per via dei costi di gestione, tra i 700mila e il milione di euro l’anno.
Il primo Oro per l’Italia è arrivato nei 100 Rana proprio in questo impianto avveniristico, grazie alla tarantina Benedetta Pilato. Per lei un cerchio che si chiude. Era andata via dalla città perché strutture per allenarsi non ce n’erano e tante volte aveva chiesto pubblicamente alle istituzioni una piscina olimpionica per le nuove generazioni di atleti. Privati, federazioni, Coni, Comune: per guardare al futuro impiantistico servirà fare squadra. Con i rifacimenti al Palamazzola, casa del volley cittadino e ad un altro stadio, stavolta nella borgata di Talsano, il quadro impiantistico della città è completo. Per quest’ultimo e per altri due, parco urbano della Salinella e Centro tennis, entro fine settembre dovrebbe arrivare l’assegnazione da parte del Comune, con affidamento diretto della gestione gratuita ad associazioni senza scopo di lucro. Per le altre opere si seguiranno le regole del codice degli appalti. Gli avvisi si sono chiusi il 7 agosto scorso ma bisognerà attendere fine anno o quasi per l’assegnazione. «Ci siamo mossi per tempo - commenta il sindaco Piero Bitetti –per definire i modelli di gestione degli impianti. C’è molto interesse, ma per noi resta centrale che siano a servizio della comunità, sia per la pratica sportiva, sia per eventi e manifestazioni». A Taranto, unica candidata, i Giochi sono stati assegnati nell’estate del 2019, grazie ad un’intuizione dell’allora sindaco Rinaldo Melucci, la sferzata però è arrivata con il Commissario straordinario Massimo Ferrarese, nominato dall’esecutivo nella primavera del 2023. Imprenditore ed ex presidente della provincia di Brindisi, in 30 mesi Ferrarese è riuscito a realizzare ex novo o riqualificare 45 strutture sportive sparse per la Puglia ma anche a fare economia. Dei 275 milioni stanziati per le opere dal governo, ne ha risparmiati 23 per rifare le strade e mettere mano a varie infrastrutture. Fino a fine anno, come responsabile della legacy, sarà lui a traghettare le opere verso le assegnazioni. «Mi sento orgoglioso e grato. Grazie a una squadra di collaboratori eccezionali che hanno lavorato, in alcuni casi, giorno e notte – sottolinea - abbiamo realizzato tutto in tempi record, partendo praticamente da zero. Ora Taranto è chiamata a trasformare questo patrimonio infrastrutturale in un volano stabile di sviluppo economico, sportivo e sociale per il benessere e il futuro dei ragazzi e delle ragazze della città».
Il ministro dello sport Andrea Abodi ha ribadito qualche giorno fa che il lavoro del governo per la fruizione degli impianti proseguirà «perché diventino luoghi di socialità e patrimonio della comunità, a partire dalle scuole». I Giochi lasciano poi un’eredità immateriale. Per la prima volta dopo anni, la città ha deposto le armi, sembra pacificata ed orgogliosa di sé. Nei giorni scorsi è stata attivata dal basso una petizione perché Taranto diventi “Centro di Preparazione Olimpica del Sud Italia”, intanto in migliaia hanno chiesto di poter prestare servizio volontario ai Giochi. Undicimila le candidature, tremila i selezionati. Il più anziano ha 92 anni. Magdala Sciarrone, 19 anni, è volontaria insieme alla madre e all’intera classe del liceo linguistico che ha frequentato. «Servono traduttori per atleti e staff» racconta. Vorrebbe diventare una dottoressa e spera di studiare a Taranto Medicina e Chirurgia. Il corso di laurea attivato dall’Università di Bari nel 2019 da qualche mese ha i suoi primi laureati. Un altro segno di speranza.
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