Il Cristo degli Abissi torna a splendere: la storia (che quasi nessuno conosce) della statua simbolo del mare
di Redazione
Le foto spettacolari della manutenzione del monumento, affidata ai sommozzatori dello Stato, è l'occasione per una viaggio alle origini della sua realizzazione. Per cui sono state usate campane, parti di navi, eliche e perfino cannoni

Le incrostazioni del mare vengono rimosse una a una, senza neppure sfiorare la superficie della statua. A diciotto metri di profondità, nella baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, il Cristo degli Abissi è tornato al centro di un delicato intervento di manutenzione coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Un'operazione quasi invisibile agli occhi dei turisti, ma fondamentale per preservare uno dei monumenti religiosi più celebri e, al tempo stesso, meno conosciuti d'Italia. Per l'occasione si sono alternati sott'acqua i nuclei specializzati dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, della Guardia Costiera e del Comsubin della Marina Militare. Grazie a un'idropulitrice messa a disposizione dai Vigili del Fuoco di Genova è stato possibile eliminare le incrostazioni biologiche senza alcun contatto diretto con il bronzo, evitando così di aggravare la fragilità di un'opera che in passato ha già pagato il prezzo di interventi troppo invasivi. Il bronzo, infatti, è stato progressivamente assottigliato da puliture effettuate con spazzole metalliche e risente inoltre delle correnti galvaniche che ne accelerano il degrado.

Eppure pochi conoscono davvero la storia del Cristo degli Abissi. L'idea della statua nacque alla fine degli anni Quaranta da Duilio Marcante, uno dei pionieri della subacquea italiana, sconvolto dalla morte dell'amico Dario Gonzatti, considerato il primo subacqueo italiano a perdere la vita durante un'immersione con autorespiratore. Da quel dolore prese forma il desiderio di collocare sul fondo del mare un Cristo che fosse insieme luogo di raccoglimento, memoriale per quanti hanno perso la vita tra le onde e invocazione universale di pace. La statua, opera dello scultore Guido Galletti, fu collocata sul fondale il 29 agosto 1954 grazie alla Marina Militare. Alta due metri e mezzo e pesante circa 260 chilogrammi, la statua custodisce anche un'altra storia poco nota: il bronzo di cui è composta non proviene infatti da un'unica fusione, ma da materiali profondamente simbolici come medaglie dei caduti donate da madri e vedove, medaglie sportive, campane, parti di navi, eliche e perfino cannoni, trasformati nell'unica figura con le braccia aperte verso la superficie, gesto che richiama insieme la preghiera e la pace.
Negli anni il Cristo degli Abissi è diventato il simbolo mondiale della subacquea. Migliaia di appassionati di immersioni raggiungono ogni anno la baia di San Fruttuoso per sostare davanti a quel volto che emerge dall'azzurro. Nel 2003 la statua fu riportata in superficie per un importante restauro, necessario anche per ricollocare una mano spezzata accidentalmente da un'ancora; l'anno successivo tornò sul fondale su un nuovo basamento, leggermente meno profondo, per facilitarne la conservazione. Quel luogo di raccoglimento continua però a ricordare anche il prezzo che il mare, talvolta, continua a chiedere. Se il Cristo degli Abissi nacque per custodire la memoria di chi aveva perso la vita tra le onde, negli anni proprio le immersioni alla celebre statua sono state segnate da incidenti mortali. L'ultimo risale al 12 luglio scorso, quando una subacquea di 53 anni è stata colta da un malore. Riportata in superficie dagli istruttori del diving e soccorsa dall'idroambulanza della Croce Verde di Camogli, dalla Guardia Costiera e dall'elicottero dei Vigili del Fuoco, la donna è deceduta nonostante i tentativi di rianimazione. Un episodio che ha riportato l'attenzione sulla necessità di affrontare le immersioni con la massima preparazione e prudenza, e che conferisce un significato ancora più intenso alla presenza di quel Cristo con le braccia aperte, nato proprio come memoriale per tutte le vite spezzate dal mare.
(La notizia della pulizia della statua e le fotografie ci sono state segnalate dal nostro collaboratore Dino Frambati)
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