Il bluff Guardiola, il ripiego Pirlo: ma potrà davvero essere lui l’uomo della rinascita azzurra?
L'ex campione, che come allenatore ha avuto tante difficoltà, tornerebbe in azzurro con il compito di ricostruire un movimento in crisi. La scommessa di Maldini & Co.

Non prendiamoci in giro su, era già tutto previsto: alla fine è stato chiamato Andrea Pirlo per assumere il ruolo di nuovo ct della Nazionale. La partita di poker della Triade azzurra, Malagò-Maldini-Leonardo, si è conclusa dopo un piccolo bluff, «Italia a Pep Guardiola» (sottotitolo: scemo chi legge e chi ci ha creduto) e poi con l’unica soluzione che, teoricamente, mette d’accordo, tutti, o quasi. Il popolo, che specie nel calcio non è mai sovrano, ultrà compresi non si illudano, deve accettare la scelta del triunmvirato e accontentarsi alla fine, appunto, di Pirlo. Che ha detto «sì!». Mentre la Germania riparte con il filosofo Jurgen Klopp, noi ricominciamo dai Tre al comando e la loro «scommessa». Per carità, non si discute il genietto archittettonico che è stato da calciatore, ma come tecnico Pirlo è dovuto emigrare a Dubai. Ultima spiaggia con dune dopo aver fatto la parte dell’ex figurina alla Juventus e alla Samp. Da Pep a Pirlo, per altro, il salto è grosso e anche «all’indietro» come sottolinea lo storico regista delle pagine sportive del Corriere della Sera Daniele Dallera. Per fare un salto in avanti serviva tanto coraggio, quello raro nei ranghi federali dimostrato dal ct ad interim Silvio Baldini (tornato all’Under 21). Serviva una scossa, pari e maggiore a quella che ha portato all’elezione dell’uomo olimpico Giovanni Malagò a presidente della Federcalcio. Sarebbe stata una semirovesciata anche richiamare a Coverciano anche l’esoso fuggiasco Roberto Mancini che, alla notizia di Pirlo ct, pare si sia messo a piangere, anche se poi ha spiegato che erano solo lacrime di commozione perché si trovava al matrimonio di Gigio Donnarumma.
Auguri agli sposi dunque e auguri anche al nuovo papà selezionatore degli azzurri Andrea Pirlo, che firmerà un contratto fino al 2030. Stessa scadenza dell’accordo tra il Brasile e Carletto Ancelotti che dopo l’uscita di scena amara dal mondiale (Seleçao eliminata dalla Norvegia) sta vivendo giorni di amara saudade. Carletto sarebbe tornato volentieri a casa a respirare odore di tortelli per gettarsi in un’avventura azzurra in cui non c’è molto da perdere visto il semideserto che eredita il nuovo ct azzurro. Era tutto previsto, già. Pirlo è un figlioccio di Ancelotti, è un gioiello del Milan berlusconiano “padrone del campo e padrone del gioco”, e soprattutto gode della stima incondizionata dei dioscuri rossoneri Maldini e Leonardo che non sopportano l’esoso Mancini e non hanno voglia di discutere con un uomo ingombrante come Antonio Conte, il quale sì sa, siede solo a tavoli da 100 euro a testa e non da 10 euro come prevede il menù attuale dell’Italia nel pallone. Troppo costosi Mancini e Conte, mentre Pirlo, per non parlare di Guardiola che per svernare in Italia chiedeva 20 milioni di euro. La Triade che a Pirlo sottoporrà un contratto di 1,5 milioni a stagione per i prossimi 4 anni, si augura molto presto di potersi vantare come faceva l’Avvocato (Gianni Agnelli) quando ricordava alla stampa l’acquisto di Platini: «Michel l’abbiamo preso per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras». E poi c’è la suggestione argentina, ovvero aver pescato un Pirlo che a sorpresa ti diventa uno Scaloni che con la Selección ti porta a casa Coppa America (tradotto per noi: un Europeo), un Mondiale vinto in Qatar e una finalissima persa a New York, come quella appena consegnata nelle mani della Spagna.
Ecco, noi per cominciare sogneremmo una ricostruzione dal basso, dal calcio giovanile, con uno Yamal titolare a 16 anni in Serie A, quindi un modello spagnolo per intenderci. Ma basterà Pirlo, da solo, per realizzare questo tipo di sogno? Un calciatore, come un ct non si giudica da certi particolari, ma se fissate attentamente il volto dell’Andrea ct viene in mente il giudizio caustico che Sergio Leone riservò all’attore, allora acerbo, Clint Eastwood: «Aveva solo due espressioni, con il cappello e senza cappello». La fisiognomica di Pirlo prevede più o meno l’antica posa duale, «con la barba o senza barba», del grande Clint, che poi si è rifatto alla grande da attore e soprattutto da regista. Come regista in mezzo al campo a Pirlo non potevi dire nulla l’abbiamo detto. Personalmente ho scolpito nella memoria di cuoio due episodi per cui gli avrei assegnato il Pallone d’Oro ad honorem: il passaggio per il gol vincente di Grosso ai Mondiali del 2006 vinti dagli azzurri e una prodezza nel derby della Mole n° 189, in cui la sua stoccata all’ultimo secondo di una sfida fradicia di pioggia sigillò il fratricidio ai danni del Toro. Ironia della sorte, epurato dal Milan di Allegri, Pirlo alla Juve c’era arrivato su espressa richiesta di Antonio Conte che ha appena battuto in questo ballottaggio per la guida della Nazionale. «Pirlo faceva fatica nel mio 4-2-4, ma vedeva cose che gli altri non vedevano». ha ricordato tempo fa Conte. Pirlo il taciturno, nello spogliatoio pare fosse l’uomo degli scherzi e anche della saggezza, per questo appellato e riconosciuto da tutti i compagni come il “Maestro”. L’Italia della rinascita ha bisogno di un grande maestro. Speriamo che i suoi sguardi silenziosi siano d’insegnamento, come è stato per il re dei Palloni d’oro, Leo Messi: «Nelle punizioni, da sempre, mi ispiro a Pirlo». E allora, che la scelta di Pirlo sia davvero l’inizio di una nuova era per il calcio azzurro e non un’altra punizione per noi 60 milioni di ct italiani.
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