Il cambiamento climatico non scioglie solo i ghiacciai. L'Arco degli Innamorati non c'è più
Era uno dei tratti più caratteristici della costa salentina. Il crollo a causa delle piogge eccezionali, del vento e delle mareggiate degli ultimi giorni. I geologi: il 53% delle coste pugliesi a rischio erosione

L'ondata di maltempo che ha investito nelle ultime ore il sud della Puglia ha cancellato uno degli scenari più belli e fotografati del Salento, l'imponente arco naturale dei faraglioni di Sant'Andrea, a Melendugno, conosciuto anche come Arco degli Innamorati. Nella notte tra sabato e domenica, l'arco naturale si è sgretolato in mare. Quello che fino a ieri era uno dei luoghi iconici della costa adriatica, immancabile sosta con foto per turisti e innamorati, non esiste più. La forza delle onde, e probabilmente le infiltrazioni di acqua che negli ultimi anni stanno progressivamente erodendo parti del fronte costiero roccioso che si affaccia sul basso Adriatico, hanno cancellato l'arco naturale trasformandolo in un cumulo di rocce affioranti. «E un colpo al cuore durissimo - commenta il sindaco Maurizio Cisternino - Sparisce uno dei tratti turistici più famosi della nostra costa e dell'Italia intera, che era stato anche protagonista di famosi spot tv».
La costa salentina da anni è interessata da fenomeni di erosione: sul fronte adriatico, più alto e roccioso, si sono verificati diversi crolli di costoni di roccia delle falesie, mentre su quello ionico, più basso e sabbioso, le mareggiate spesso cancellano tratti di spiaggia con il mare che giunge a lambire le case. «Abbiamo disposto dei sopralluoghi insieme all'amministrazione comunale - ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro - Ci sono delle risorse per il dissesto: sono già arrivate ad alcune comunità. L'impegno è quello di trovarne altre nei prossimi mesi da mettere a disposizione dei comuni per cercare di tutelare la costa, ma anche altre zone della nostra regione che sono soggette a fenomeni di frane».
Il crollo? Conseguenza del cambiamento climatico
«Il crollo dell'Arco degli Innamorati a Sant'Andrea, nel territorio di Melendugno, in provincia di Lecce, è conseguenza dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova il nostro territorio e che richiama l'attenzione sulla fragilità e sulla continua evoluzione delle nostre coste: paesaggi simbolo che oggi cambiano più velocemente rispetto al passato» ha dichiarato l'assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Puglia, con delega al Demanio, Raffaele Piemontese, che ha contattato il sindaco di Melendugno, in provincia di Lecce, Maurizio Cisternino per esprimere vicinanza all'amministrazione comunale e per verificare eventuali criticità sul piano della sicurezza dopo il crollo verificatosi sulla costa nella notte dopo le piogge e il vento degli ultimi giorni. «Quando un luogo così amato scompare, insieme a formazioni rocciose modellate dalla natura perdiamo un pezzo di memoria collettiva, di paesaggio e di identità» osserva Piemontese. «I cambiamenti climatici e l'intensificarsi degli eventi meteo stanno accelerando processi naturali che in passato richiedevano secoli se non di più: perciò serve una responsabilità sempre più forte da parte delle istituzioni, con monitoraggio costante, prevenzione e programmazione». «La Regione Puglia - aggiunge l'assessore - continuerà a lavorare con i Comuni costieri per individuare le aree più esposte e programmare interventi sostenibili, con l'obiettivo di coniugare tutela del paesaggio, sicurezza e valorizzazione turistica». Nel territorio di Melendugno sono previsti e finanziati dalla Regione Puglia interventi di mitigazione dell'erosione costiera. In particolare, il Comune è destinatario di due interventi in fase di completamento. Nel 2025, in particolare, la Regione Puglia ha disposto uno specifico finanziamento proprio per la zona di Torre Sant'Andrea, sul lato terra prospiciente i faraglioni su cui la Regione è pronta a fornire ulteriore sostegno. «Ribadiamo - conclude Piemontese - la nostra disponibilità a collaborare con il Comune e con tutti i territori costieri. Difendere le nostre coste significa proteggere comunità, economia e paesaggi che raccontano la Puglia nel mondo, sapendo che la sfida del cambiamento climatico è urgente e a tratti drammatica; richiede visione, continuità e lavoro condiviso».
I geologi: il 53% delle coste pugliesi a rischio erosione
«Il crollo dell'arco di Sant'Andrea a Melendugno, situato lungo la costa adriatica in Puglia, é accaduto a circa un mese dai crolli avvenuti a Tricase porto e Marina serra, confermando l'erosione costiera in atto in Puglia. Un evento che solleva preoccupazioni sia per la sicurezza che per la conservazione dell'ambiente. In Puglia il 53% delle coste é a rischio erosione» sostiene Giovanni Caputo, presidente Ordine dei Geologi della Puglia. «Ricordo con determinazione - aggiunge - che in Puglia ci sono ben 839 frane censite con ben 63.000 persone che risiedono in territori colpiti da frane, gli edifici sono sono circa 17.280, ben 5.752 le imprese e addirittura 849 i Beni Culturali che si trovano in aree a rischio frane. Dunque il dissesto idrogeologico c'é anche in Puglia e c'é il rischio alluvioni. Sono 135.932 le persone che risiedono in aree a rischio alluvionale e 36.600 gli edifici e 409 i Beni Culturali. La Puglia non é esente dai rischi naturali». «Geologicamente, ci sono diverse misure che possono essere intraprese per affrontare e comprendere meglio questa situazione: monitoraggio e analisi geologica. Servono studi di stabilità e bisogna realizzare studi per valutare la stabilità dell'area circostante, comprese le analisi di supporto delle strutture naturali, per identificare le cause del crollo. Restaurare e conservare: valutare le possibilità di restauro del sito e delle sue caratteristiche geologiche. E - prosegue - possibile implementare tecniche di ingegneria naturalistica per stabilizzare l'area. E' fondamentale la stabilizzazione della Costa - conclude - considerare interventi per ridurre l'erosione costiera, come la costruzione di scogliere, l'installazione di barriere artificiali o il ripristino della vegetazione costiera per aumentare la stabilità del suolo».
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