I rider in sciopero: «Ci fermano per proteggerci dal caldo, ma nessuno ci paga»

di Cinzia Arena e Chiara Pazzaglia
Le ordinanze fermano le consegne nelle ore più torride, ma i ciclofattorini autonomi restano senza tutele economiche. In piazza chiedono ristori e ammortizzatori sociali, mentre al ministero del Lavoro si apre il confronto sul contratto e sulle nuove garanzie per chi lavora sulle piattaforme
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July 15, 2026
La biciclettata di protesta, oggi a Firenze, per i rider di Glovo e Deliveroo in segno di protesta contro le paghe basse e le modalità di lavoro con caldo estremo
La biciclettata di protesta, oggi a Firenze, per i rider di Glovo e Deliveroo in segno di protesta contro le paghe basse e le modalità di lavoro con caldo estremo
Hanno incrociato le biciclette e spento gli account per un paio d’ore, mettendo in stand by le consegne di pasti a domicilio. I rider sono tornati in piazza per denunciare lo sfruttamento sistematico del loro lavoro e la perdita di guadagni legata alle ordinanze regionali che vietano le consegne nelle ore più calde, decurtando di fatto i loro già scarsi incassi. Di fatto sono costretti a scegliere tra la salute e la sopravvivenza economica. Paghe troppo basse, numero di consegne in diminuzione e un trattamento da lavoratori di serie “B” sono le rivendicazioni avanzate durante le principali manifestazioni svoltesi a Bologna, Milano, Firenze e Torino. La rassegnazione ha prevalso sulla rabbia in molti casi. La richiesta principale è prevedere un meccanismo che consenta il blocco delle attività nelle ore più calde senza che questo si traduca automaticamente in una perdita di salario. In che modo? Estendendo anche a loro, attualmente esclusi in quanto lavoratori autonomi, gli ammortizzatori per il caldo previsti dal governo.

Il caso Bologna: la protesta contro l'applicazione dell'ordinanza

Uno dei punti di snodo della protesta, si diceva, è stata Bologna. I lavoratori delle piattaforme Glovo e Deliveroo sono scesi in piazza per contestare la mancanza di ammortizzatori sociali ad accompagnare l’ordinanza n. 72 del 3 giugno 2026, emanata dalla Regione Emilia-Romagna per proteggere i lavoratori esposti al sole durante le ondate di calore. L’ordinanza – valida dal 3 giugno al 15 settembre – vieta le attività all’aperto nelle ore più calde, dalle 12.30 alle 16.00. Per i rider che consegnano con mezzi a pedalata, la Regione chiede alle piattaforme di ridurre distanze e tempi di consegna e di fornire strumenti di protezione. La protesta non nasce dunque per opporsi alla volontà del legislatore di tutelare la loro salute, ma dal modo in cui Glovo e Deliveroo hanno applicato l’ordinanza: le due piattaforme hanno scelto di bloccare l’account ai rider privi di patente, pur non verificando il mezzo effettivamente utilizzato. Così, chi ha una patente, ma lavora in bicicletta, può continuare a consegnare, mentre chi non ha la patente – e usa solo la bici – viene escluso dal lavoro. Una decisione che i rider giudicano discriminatoria.
A Bologna il tema non è nuovo: la città è stata tra le prime in Italia a riconoscere la vulnerabilità dei ciclofattorini, con la Carta di Bologna del 2018, un protocollo che impegnava le piattaforme a garantire tutele minime, sicurezza, formazione e trasparenza algoritmica. Un documento pionieristico, ma non recepito da tutti. La differenza tra le piattaforme resta infatti marcata: Just Eat ha scelto l’inquadramento dei rider come dipendenti con contratto della logistica, mentre Glovo e Deliveroo continuano a considerarli autonomi, nonostante la gestione algoritmica delle consegne. Utibe Joseph, di Nidil Cgil – la categoria che tutela i lavoratori atipici e precari – spiega le ragioni della mobilitazione: «L’ordinanza mira a tutelarli, ma si è creata una discriminazione. I lavoratori in bici possono lavorare dalle 16 in poi, fino a notte fonda: per mantenere guadagni dignitosi in meno tempo non hanno più alcuna conciliazione vita-lavoro. Sono mancati soprattutto gli ammortizzatori sociali a supporto di questa decisione». Alla protesta, racconta Joseph, si aggiunge un secondo motivo: «Glovo aveva promesso aumenti di paga e non è avvenuto. La questione è strutturale: ancora una volta chiediamo la contrattualizzazione dei dipendenti di Glovo e Deliveroo». Lo sciopero precede infatti il tavolo col ministero del Lavoro (che si tiene oggi, n.d.r.). La partecipazione, però, è sempre più difficile. «I lavoratori sono scoraggiati». Il commento più diffuso dei partecipanti è che «le piattaforme, a quanto pare, tengono molto alla nostra salute, ma non alle nostre tasche». Don Matteo Prosperini, direttore della Caritas diocesana, ricorda il lavoro avviato insieme alla Cgil: «Abbiamo inaugurato l’anno scorso Casa Rider, un luogo per dare ristoro ai rider tra un turno e l’altro – cosa molto utile anche in questi giorni di grande caldo – e per offrire loro supporto e consulenza. Purtroppo non sono trattati allo stesso modo dalle tre piattaforme più famose e questo deve risvegliare le coscienze di tutti, compresi noi consumatori quando ordiniamo online: tutti devono fare la loro parte e chiedersi se questa è davvero la soluzione migliore».

La proposta dei sindacati: ristori per chi non può lavorare

Prevedere un sistema di ristori che consenta ai rider di non dover scegliere tra la salute e il reddito. Non sarebbe l’equivalente alla cassa integrazione che tutela i dipendenti impossibilitati a lavorare durante le ore più calde delle giornate considerate da “bollino rosso” per l’emergenza climatica, ma sarebbe almeno un passo avanti. I sindacati confederali, divisi sullo sciopero di ieri (indetto dalla Cgil) e sulla delicata trattativa sul contratto per i ciclofattorini (portata avanti di fatto solo dalla Cisl), sono però concordi nel chiedere al ministero del Lavoro, che li ha convocati oggi per discutere dell’applicazione delle ordinanze anti-caldo delle Regioni, di prevedere un riconoscimento economico per i mancati guadagni legati alle consegne in pausa pranzo. «Ci presenteremo con una proposta precisa che prevede un meccanismo di ristoro automatico per i rider che, in qualità di lavoratori autonomi, al momento sono esclusi dagli ammortizzatori sociali previsti invece per i dipendenti dell’edilizia, dell’agricoltura e della logistica – spiega Daniel Zanda, segretario generale della Felsa Cisl –. Al ministero chiederemo di indirizzare una parte del disavanzo della gestione separata dell’Inps, che tra parentesi è quella alla quale sono iscritti i rider, commisurando i ristori alla quantità di consegne e quindi di guadagno che il singolo lavoratore ha effettuato in un determinato periodo che potrebbe andare dai tre ai sei mesi».
Da tempo le piattaforme hanno abolito il sistema di “prenotazione” dei turni tramite app, quindi sarebbe impossibile capire chi avrebbe diritto al rimborso e chi no. Da qui la proposta di fare un calcolo sulla media delle consegne effettuate. L’idea è di partire subito, visto che siamo già a metà estate, con un provvedimento d’urgenza, per poi inserire questa criticità all’interno del nuovo contratto in forma stabile. «Occorre avviare una riflessione più organica sulle avverse condizioni climatiche perché adesso ci sono le temperature elevate, ma in autunno ci sono i temporali e in inverno la neve e le strade ghiacciate. Ogni stagione presenta dei rischi per chi fa le consegne», continua Zanda.

Il nodo del contratto

Da qui alla fine del mese proseguirà senza sosta la trattativa con Assodelivery, l’associazione delle piattaforme che fa parte di Confcommercio e Conftrasporto, sul contratto per i rider. Trattativa nella quale la Cisl è rimasta di fatto da sola. Cgil e Uil hanno posto come condizione necessaria per proseguire il confronto l’assunzione di almeno una parte dei rider che lavorano per Glovo e Deliveroo, sul modello di quanto fa Just Eat. Di fronte al diniego delle due aziende hanno abbandonato il tavolo. Per la Cisl si deve andare verso una soluzione che tuteli i rider abolendo il cottimo e prevedendo una retribuzione oraria chiara. «Formuleremo alle parti datoriali diverse proposte. A fine luglio ci sarà un incontro specifico sulla retribuzione. La nostra idea è quella di prevedere un sistema modulare con il pagamento del tempo di attesa al locale, del tempo effettivo di consegna ma anche una sorta di reperibilità per il rider che si attiva senza ricevere consegne», dice il segretario della Felsa Cisl. Il bandolo della questione, secondo la Cisl, non è tanto la subordinazione quanto la trasparenza salariale, che sino a oggi rimane un miraggio. Per ottenerla si dovrebbe prima di tutto ridurre il numero di ciclofattorini potenzialmente attivi, cresciuto a dismisura, che rende questo mestiere accessibile a molti ma di fatto non sostenibile economicamente per nessuno. «Credo si debba ipotizzare un blocco dei nuovi account per consolidare la platea di lavoratori esistenti», conclude Zanda.

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