La scuola è finita anche in ospedale: inizia la lunga estate dei pazienti pediatrici

Le ultime campanelle sono suonate. In agosto nella aule-reparto entrano giocolieri, cani, atelieristi e interi centri estivi. Il viaggio di Avvenire negli ospedali pediatrici
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July 15, 2026
La scuola è finita anche in ospedale: inizia la lunga estate dei pazienti pediatrici
Una lezione all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze / ANSA
Le ultime campanelle dell’anno sono suonate in questi giorni. Non sono quelle dei maturandi, che hanno quasi tutti già terminato gli orali, ma quelle delle scuole in ospedale. Per circa 60mila studenti, tra primaria e secondarie, le lezioni in reparto sono finite e le pagelle sono state pubblicate. Eppure, nessuno di loro potrà smettere di frequentare le aule in corsia finché non arriveranno le dimissioni. «Lavoriamo con molti ragazzi e ragazze che restano ricoverati per tutta l’estate, ma le nostre lezioni devono fermarsi seguendo il calendario regionale» spiega Antonella Bartoli, docente della scuola dell’infanzia interna all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Quanto pesi l’assenza della scuola su pazienti e famiglie, secondo l’insegnante, si comprende a settembre: «Nel momento in cui ti rivedono – racconta – si illuminano i loro occhi. Quelle ore trascorse a imparare qualcosa, anche in reparto, permettono agli studenti di sentirsi in cammino e ai genitori di alleggerire un percorso faticoso». Ad agosto, perciò, in ospedale la scuola non può mai terminare davvero: «Noi chiudiamo con gli insegnamenti veri e propri, ma proseguono volontari e terapie di ogni genere – spiega la docente –. Niente si interrompe del tutto».
In realtà, anche nel resto dell’anno la scuola in ospedale non è una scuola tradizionale. I docenti di indirizzo si alternano a educatori, atelieristi, giocolieri, clown e volontari. Al Meyer di Firenze quest’anno gli studenti erano 469: circa 100 della scuola dell’infanzia (attiva solo da un paio di anni), 128 della scuola primaria, 144 della scuola secondaria di primo grado e 82 della secondaria di secondo grado. A loro si aggiunge una quindicina di bambini sotto i 3 anni che hanno frequentato la sezione di asilo nido dedicata ai piccolissimi dell’oncoematologia. Si tratta perlopiù di lungodegenti: spesso pazienti con malattie oncologiche - «in nove casi su dieci» riassumono dall’ospedale – o che necessitano di trapianto di midollo osseo. Molti non possono trasferirsi in aula per fare lezione: «È per questo – continua Bartoli – che noi docenti arriviamo in stanza con la nostra valigia che è una classe in miniatura». Dentro si trovano pennarelli, cere, forbici, colla, cartoncini, albi illustrati e tutto quello che serve per fare lezione con un bambino di 5 anni. Ad agosto, invece, i reparti si popolano di cani, gatti e pagliacci: «Sono i colleghi della pet therapy e della giocoleria – continua la docente –. Collaboriamo con loro tutto l’anno, ma d’estate il loro lavoro diventa ancora più importante. Per le famiglie è importante sapere che i figli continuano a fare esperienze educative che in questo momento non potrebbero vivere altrove». Anche solo per un paio d’ore.
Due docenti a fine anno scolastico all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze / MEYER
Due docenti a fine anno scolastico all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze / MEYER
Per gli studenti delle secondarie, invece, l’estate in ospedale è anche il «momento in cui i ragazzi hanno tempo per maturare e recuperare quello che la malattia ha ostacolato durante l’anno» spiega Lorena Almansi, docente delle superiori al Centro oncoematologico "Maria Letizia Verga" di Monza. Quest’anno ha insegnato a circa 45 alunni e, per tutti, ha preparato un percorso completamente individualizzato. Con un solo obiettivo comune: «Compiere un cammino il più possibile vicino a quello della classe di appartenenza fuori dall’ospedale – spiega la docente – e permettere un rientro morbido». Ma, anche quando la leucemia impedisce una dimissione in estate, gli studenti del “Maria Letizia Verga” non vengono mai lasciati soli. In agosto li assistono psicologi, assistenti sociali e pedagogisti: «È il momento in cui hanno più tempo per digerire la loro condizione e portare avanti un percorso di maturazione – continua l’insegnante – ma, se dovessero avere esigenze particolari durante lestate, anche noi docenti siamo sempre in allerta e comunichiamo con chi sta fisicamente con loro».
La scuola in ospedale, però, non si esaurisce tra le mura dei reparti. «Alla fine di quest’anno scolastico siamo andati in gita con gli studenti che presentavano condizioni idonee – racconta Bartoli dal Meyer –. È una buona occasione anche per le famiglie, che sono tutte invitate, per condividere il peso della cura». D’estate, quando non è possibile organizzare uscite, sono le associazioni esterne a entrare nei reparti per organizzare veri e propri centri estivi. Al Gaslini di Genova, da anni, Dynamo Camp prepara almeno due settimane di attività tra luglio e settembre per coinvolgere una cinquantina di pazienti-studenti in giochi, laboratori e teatro. Le esigenze, per alunni e genitori, sono le stesse di chi vive fuori dagli ospedali: «Lui si è divertito e ha portato avanti le sue passioni anche in reparto – racconta una mamma in una testimonianza raccolta da Dynamo Camp –. Io ho potuto tornare a lavorare con serenità, sapendo che mio figlio era seguito con cura». In attesa che, a settembre, la campanella suoni di nuovo anche in reparto.

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