Violenza gratuita, lame e dirette social: per i maranza l’arresto è come una medaglia
Il fenomeno è ormai diffuso ovunque, soprattutto nele città del Centro Nord. L’assalto alla polizia di Roma Capitale il 2 luglio davanti al Colosseo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vasoe. Episodi gravi a Bergamo, Milano, Bologna e sulla Riviera romagnola

L’assalto ai vigili del 2 luglio davanti al Colosseo è stata l’ultima goccia, ma il vaso era già colmo da tempo. Il fenomeno dei cosiddetti “maranza” preoccupa l’intero Centro Nord: quella del Governo è una mossa obbligata di fronte agli episodi di microcriminalità quasi quotidiani, puntualmente cavalcati dalla destra più intransigente. Sull’onda della “remigrazione”, Futuro nazionale di Vannacci vola nei sondaggi, arrivando a sfondare la quota del 6% negli ultimi giorni. Ma al di là del dibattito politico, la questione dei giovani nordafricani riuniti in gang tiene banco in diverse città, con grattacapi in serie a prescindere dal colore della giunta.
Roma è solo l’ultimo capitolo, ma anche il più preoccupante, dato il valore simbolico dei luoghi violati dalla prepotenza di strada: vedere le auto della Polizia di Roma Capitale - intervenute per interrompere l’accensione di fumogeni e fuochi d’artificio tra turisti e romani - accerchiate al Colosseo ha fatto sobbalzare persino i più moderati. Ma di recente anche Trastevere è diventato terreno di scorribande: nella notte tra lunedì e martedì i carabinieri hanno condotto un blitz contro le bande giovanili di origini maghrebine che imperversano nello storico quartiere, identificando un gruppo di 11 stranieri, tutti già conosciuti per droga e reati contro il patrimonio. Tre ventenni sono stati denunciati per minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, a conferma del fatto che sempre più spesso i “maranza” sfidano pure le forze dell’ordine. «Quando li fermiamo si mettono a saltare sopra le nostre pattuglie mentre i loro amici lanciano il video sui social...», si sfoga un alto ufficiale di una città settentrionale.
In particolare a Milano, spiega uno studio dell’Eurispes, «emergono profili con centinaia di migliaia di follower e milioni di like, riconducibili alle gang dei cosiddetti maranza. Le faide tra capi rivali seguono un copione ricorrente (insulti, minacce, scontro fisico, eventuale tregua) documentato in diretta streaming».
Proprio al Nord ci sono le situazione più gravi: in Bergamasca ormai non si contano gli oratori chiusi per vandalismi e soprusi da parte di ragazzini di origine marocchina e tunisina. Sono le seconde generazioni che faticano a integrarsi con i coetanei, e che sfogano la loro frustrazione in atti di bullismo, che poi sempre più frequentemente degenerano in violenza. A Bergamo città un anno fa un energumeno ha sbattuto la testa di un 14enne contro il palo del campetto parrocchiale: la denuncia del padre del ragazzo ha contribuito ad alzare l’attenzione su una deriva sempre più evidente, specie in alcuni quartieri dove sorgono le case popolari. Se i “maranza” spadroneggiano, la colpa è infatti anche dell’indifferenza generale. A differenza del papà bergamasco, chi assiste alle aggressioni di solito preferisce voltarsi dall’altra parte. Difficile però biasimare chi si fa gli affari suoi, perché gli attaccabrighe reagiscono con brutalità se qualcuno si mette di mezzo. A Bologna, un mese fa, un ragazza si è presa un pugno in faccia per aver tentato di difendere un amico omosessuale, preso di mira dagli insulti del branco mentre rincasava in autobus. La giovane è stata peraltro l’unica a muovere un dito. «Gli adulti presenti stavano al telefono e hanno ignorato quanto stava accadendo», ha raccontato la vittima.
Anche i disabili finiscono nel mirino, senza alcun ritegno. Il 22 giugno a Milano quattro “maranza” hanno scaraventato a terra un turista in carrozzina per derubarlo, strappandogli la catenina d’oro. Due giovani della banda sono poi stati fermati dai carabinieri. Il problema vero però consiste nella recidiva: dopo la condanna a pochi mesi in direttissima tornano in strada e si comportano peggio di prima, anche perché «un arresto per loro è come una medaglia, accresce il loro prestigio all’interno del gruppo» annota ancora l’investigatore. Guai sfidarli, perché basta il minimo pretesto per vederli estrarre l’immancabile coltello. «Ormai ce l’hanno tutti, anche i ragazzini italiani: ti dicono che lo mettono in tasca per difendersi dai maranza...».
Una spirale di cui non si vede la fine, e che con l’arrivo dell’estate si allunga fino alla Riviera romagnola. Settimana scorsa è bastato un rimprovero per scatenare la furia distruttiva su uno stabilimento balneare di Lido di Spina. Il gestore ha chiesto ad alcuni giovani nordafricani di non giocare a pallone davanti ai suoi lettini, e l’indomani si è ritrovato con gli ombrelloni spezzati e le sdraio danneggiate. Un bis di quanto gli era già accaduto qualche giorno prima. Ma lungo tutto il litorale, di fronte al ripetersi di queste notti brave, emerge una richiesta di sicurezza e maggiori controlli.
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