I pulcini (vivi) come regalo di Pasqua ai bimbi dell'asilo: il caso incredibile della scuola di Giugliano
di Giulio Isola
Gli animali sistemati dentro a scatoline di cartone, con tanto di fiocchi e biglietti d’auguri. Associazioni animaliste e attivisti in rivolta, poi l'intervento della Regione Campania. La direzione si scusa: «Intento educativo»

Pulcini vivi consegnati ai bambini come piccoli doni pasquali, chiusi in scatole decorate con nastri e biglietti d’auguri. È accaduto (per davvero) a Giugliano, in provincia di Napoli, in una scuola dell’infanzia privata, dove un’iniziativa pensata — almeno nelle intenzioni — come esperienza educativa si è trasformata in poche ore in un caso pubblico. I fatti, prima di tutto: l’istituto avrebbe acquistato regolarmente decine di pulcini, poi consegnati alle famiglie degli alunni come dono di Pasqua. Sessanta per l'esattezza, con il sospetto che il numero complessivo potesse essere ben più elevato nelle diverse sedi dell’istituto. Un’iniziativa diffusa anche attraverso i social e che proprio da lì è rapidamente diventata virale, attirando l’attenzione di attivisti e associazioni impegnate nella tutela degli animali. Alla base della scelta, almeno secondo la ricostruzione fornita dalla scuola, una finalità educativa: insegnare ai bambini il valore della cura e della responsabilità verso un essere vivente, offrendo un’esperienza concreta di accudimento. Un’idea che, sul piano teorico, potrebbe apparire coerente con percorsi pedagogici orientati al rispetto degli animali e alla sensibilizzazione verso la vita. Ma proprio questo aspetto ha finito per generare le critiche più severe: secondo gli animalisti donare animali vivi senza verificare preventivamente le condizioni delle famiglie rischia di esporre i pulcini a sofferenze o a una gestione inadeguata. Il rischio, sottolineano gli esperti, è duplice: sanitario e culturale. Da un lato, questi animali nei primi giorni di vita necessitano di calore costante, alimentazione adeguata e ambienti controllati; dall’altro, trattare un essere vivente come un dono simbolico rischia di trasmettere ai bambini un messaggio ambiguo, in contraddizione con il principio di rispetto che si vorrebbe insegnare.
A rendere pubblica la vicenda è stato il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha diffuso a sua volta sui social le immagini e i video dei pulcini confezionati come piccoli oggetti. Le segnalazioni raccontano di famiglie colte di sorpresa, costrette a gestire improvvisamente un animale vivo senza alcuna preparazione o possibilità di scelta. Tra le voci più dure si è levata quella dell’attivista Enrico Rizzi, che ha denunciato pubblicamente l’episodio parlando di «vergogna assoluta» e accusando l’istituto di aver trasformato esseri viventi in oggetti da distribuire ai bambini. Rizzi ha chiesto chiarimenti sulle modalità di acquisto degli animali e sul rispetto delle normative regionali, ipotizzando anche la possibilità di segnalazioni alla magistratura qualora fossero state accertate violazioni. «La donazione di animali vivi senza criteri adeguati contrasta con le Linee guida del Ministero che promuovono un’educazione al rispetto e alla cura consapevole degli animali. Inoltre, queste azioni potrebbero comportare il rischio di violazione del Codice Penale (art. 727) se le condizioni di vita degli animali dovessero risultare inadeguate» il comunicato della Lav. Così alla fine è dovuta intervenire con decisione anche la Regione Campania. I pulcini sono stati immediatamente presi in carico dai Servizi veterinari regionali: saranno sottoposti a controlli sanitari e successivamente destinati a strutture idonee, in grado di garantirne adeguate condizioni di benessere. Su impulso dell’assessora alla Tutela degli animali e alle Politiche giovanili, Fiorella Zabatta, e dell’assessore alle Politiche sociali e alla Scuola, Andrea Morniroli, è stato attivato un raccordo con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e con i Servizi veterinari delle Asl competenti per effettuare tutte le verifiche del caso e accertare eventuali responsabilità. «Dalle prime verifiche — hanno spiegato gli assessori — è emerso che i pulcini sarebbero stati acquistati presso un’azienda autorizzata e successivamente distribuiti in ambito scolastico, circostanza che presenta rilevanti criticità sotto il profilo normativo, poiché una scuola non è titolata alla detenzione diretta di tali animali in assenza dei requisiti previsti». Il punto, tuttavia, non riguarda soltanto le norme. «La scuola — hanno aggiunto — è il luogo in cui si formano coscienze e responsabilità, non uno spazio in cui si legittima l’idea che la vita possa essere utilizzata o manipolata. Nessun essere vivente può essere trasformato in oggetto simbolico o strumento didattico, anche quando le intenzioni appaiono positive».
Nel frattempo, la dirigenza dell’istituto — appartenente alla rete delle scuole Kidville, con sedi a Cesa, Aversa e Giugliano — ha diffuso una nota ufficiale di scuse, esprimendo rammarico per quanto accaduto e riconoscendo la complessità delle reazioni suscitate dall’iniziativa. Secondo quanto dichiarato dalla direzione, l’idea era nata con l’intento di offrire a bambini e famiglie «un’esperienza concreta di cura verso animali simbolo di dolcezza e di vita». La scuola ha inoltre ringraziato attivisti e istituzioni per aver contribuito ad ampliare il confronto su un tema delicato e articolato, sottolineando come il dibattito abbia permesso di approfondire aspetti legati al benessere animale spesso poco conosciuti. Proprio a seguito delle polemiche, è stata annunciata una collaborazione con il santuario per animali liberi Serafino ed i suoi amici, una struttura che ospita centinaia di animali salvati e che dovrebbe accogliere i pulcini trasferiti dalla scuola, garantendo loro cure adeguate e un ambiente più idoneo.
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