I numeri (incredibili) della corsa globale al riarmo. E l'Europa è la prima acquirente

I dati Sipri sugli ultimi 5 anni: la domanda di armamenti cresce vertiginosamente e in Italia l'export è al +157%
March 9, 2026
I numeri (incredibili) della corsa globale al riarmo. E l'Europa è la prima acquirente
CREDIT "AFP PHOTO / JOHN HAMILTON / US DEPARTMENT OF DEFENSE"
Il riarmo globale accelera e l’Europa ne è il motore: è questo in estrema sintesi il messaggio che si potrebbe estrarre dai nuovi dati sui flussi internazionali di armi nel pubblicati oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri). I Paesi europei, infatti, hanno più che triplicato le loro importazioni di armi nel periodo 2021-2025 rispetto al quinquennio precedente, 2016-2020. In  generale, «mentre le tensioni e i conflitti in Asia, Oceania e Medio Oriente continuano a trainare le importazioni di armi su larga scala, il forte aumento dei flussi di armi verso gli Stati europei ha spinto i trasferimenti globali di armi a un aumento di quasi il 10%», ha spiegato Mathew George, direttore del Programma di trasferimento di armi del Sipri. «Le consegne all'Ucraina dal 2022 sono il fattore più evidente, ma anche la maggior parte degli altri Stati europei ha iniziato a importare armi in quantità significativamente maggiori per rafforzare le proprie capacità militari contro una crescente minaccia percepita dalla Russia».
L'Europa, con importazioni di armi cresciute nello specifico del 210%, diventa per la prima volta, dagli anni Sessanta a ora, la prima regione mondiale per acquisizioni militari, con il 33% del totale globale. In testa Ucraina, Polonia e Regno Unito, che sono stati i maggiori importatori in Europa negli ultimi cinque anni. La stragrande maggioranza degli Stati europei ha aumentato in modo massiccio e autonomo le proprie importazioni di armamenti, a prescindere dal fattore scatenante del sostegno militare all’Ucraina, alla quale va il 9,7% di tutti i trasferimenti mondiali di armi. In particolare, i dati mostrano con chiarezza che i 29 Paesi europei Nato hanno incrementato le proprie importazioni del 143%. Gli Stati Uniti hanno fornito il 58% di queste importazioni nel 2021-25 e quasi la metà delle armi trasferite a tutti gli Stati europei. Gli USA hanno consolidato il proprio dominio globale portando la propria quota dal 36% al 42% del totale mondiale. Per la prima volta in vent’anni la destinazione principale dell’export americano non è il Medio Oriente ma l’Europa, con un incremento del +217%. «Sebbene le aziende europee abbiano incrementato la produzione di armi e il nuovo sostegno agli investimenti dell'Unione Europea per le industrie belliche degli Stati membri abbia portato a una serie di ordini intra-Ue, gli Stati europei hanno continuato a importare armi dagli Stati Uniti nel periodo 2021-2025, in particolare aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea a lungo raggio», ha specificato Katarina Djokic, ricercatrice del Programma di trasferimento di armi del Sipri.
«Allo stesso tempo, i maggiori fornitori europei hanno continuato a inviare la maggior parte delle loro esportazioni di armi al di fuori dell'Europa», ha continuato. Ne è una dimostrazione l'Italia, passata nell'ultimo quinquennio dal decimo al sesto posto nella classifica mondiale dei fornitori di armi, con una quota del 5,1% del totale globale. Nel dettaglio, le esportazioni italiane di armamenti sono aumentate del 157%. Oltre la metà delle esportazioni italiane è stata destinata al Medio Oriente (59%), mentre il 16% è andato in Asia e Oceania e solo il 13% in Europa.
Tra i dati più significativi, infine, quello su Israele, che ha aumentato la sua quota di esportazioni globali di armi dal 3,1% al 4,4% ed è oggi il settimo fornitore mondiale di armi, superando per la prima volta in assoluto il Regno Unito.
«Non c’è autonomia strategica in un’Europa che finanzia con risorse pubbliche l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi – commentano dalla Rete Italiana Pace e Disarmo –. Ciò che viene presentato come emancipazione è, nei fatti, un trasferimento massiccio di denaro pubblico europeo verso il complesso militare-industriale-finanziario, in larga misura con base negli Stati Uniti». E, in particolare, il dato sull'export italiano in aumento «smonta definitivamente la narrazione che il governo e gli ambienti legati all’industria delle armi continuano a ripetere per giustificare lo svuotamento della Legge 185/90, quella secondo cui le imprese italiane sarebbero svantaggiate dalla concorrenza europea per via di controlli più severi», continuano. I dati Sipri, concludono, mostrano il contrario: «L’industria militare italiana ha più che raddoppiato il proprio export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo. Non c’è alcuno svantaggio competitivo da attribuire ai controlli della Legge 185/90. La scusa è strumentale e i numeri la smentiscono senza appello».

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