Famiglia nel bosco, il governo manda gli ispettori. Scontro sulla decisione dei giudici
di Giulio Isola
Tra polemiche politiche e giudiziarie, avvocati e periti denunciano il rischio di ulteriori traumi, mentre i bambini restano nella casa famiglia sotto osservazione

L’Aquila torna al centro di un caso che ormai travalica i confini giudiziari per trasformarsi in una vicenda politica. Sul dossier della cosiddetta “famiglia nel bosco” il ministero della Giustizia ha deciso di inviare ispettori presso il Tribunale per i minorenni del capoluogo abruzzese. L’annuncio è arrivato direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che intervenendo alla trasmissione televisiva Fuori dal Coro su Rete4 ha criticato con toni severi la decisione dei magistrati di allontanare la madre dai tre figli. Secondo la premier, il provvedimento rischia di infliggere ai bambini «un altro pesantissimo trauma» e sarebbe frutto anche di «letture ideologiche». Meloni ha spiegato di aver parlato della vicenda con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, confermando che l’ispezione ministeriale è ormai imminente. In realtà un’istruttoria interna era già stata aperta a novembre negli uffici di via Arenula, contestualmente all’ordinanza con cui era stata sospesa la responsabilità genitoriale della coppia anglo-australiana Nathan Birmingham e Catherine Trevallion. Finora si era trattato di una verifica limitata all’esame degli atti e della documentazione. Ora, invece, il ministero ha deciso di compiere un passo ulteriore: l’invio diretto di ispettori presso il tribunale aquilano per approfondire le modalità con cui è stato gestito il caso.
La vicenda continua intanto ad alimentare polemiche e prese di posizione. Tonino Cantelmi, psichiatra e perito di parte che coordina il team di psicologi della famiglia, giudica la scelta di separare la madre dai figli una strada «sbagliata e pericolosa», che potrebbe persino aprire la strada all’adozione dei tre minori. A suo avviso, una soluzione più equilibrata sarebbe stata quella di riunificare la famiglia sotto il monitoraggio costante di un’équipe sociosanitaria della Asl, affidando il percorso a professionisti specializzati. Il caso ha ormai assunto una dimensione politica. Sabato il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato sui social che la prossima settimana farà visita alla coppia. «Non da vicepresidente del Consiglio né da ministro, ma da papà e genitore disgustato da questa forma di violenza istituzionalizzata», ha scritto. Nelle stesse ore si è mossa anche la Garante regionale per l’infanzia, che ha visitato la casa famiglia dove i bambini sono ospitati da quattro mesi, chiedendo che restino nella struttura attuale e non vengano trasferiti altrove.
Proprio il possibile trasferimento dei minori rappresenta uno dei nodi più delicati della vicenda. L’ordinanza del Tribunale dei minorenni dell’Aquila dispone infatti lo spostamento dei bambini in un’altra struttura. Ma la ricerca di una nuova sistemazione si sta rivelando complessa: alcune case famiglia preferiscono evitare l’esposizione mediatica, mentre altre risultano troppo lontane dall’abitazione in cui attualmente vivono Catherine e Nathan, rendendo difficili gli incontri con i figli. Se si decidesse di lasciare i minori dove sono oggi, sarebbe necessario un nuovo provvedimento giudiziario. Sul piano legale la battaglia è appena iniziata. Gli avvocati della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, stanno preparando il ricorso alla Corte d’Appello chiedendo la sospensione dell’ordinanza. Secondo Solinas il provvedimento sarebbe «assolutamente scarno» e affiderebbe la gestione del caso a un soggetto ritenuto «inadeguato», senza considerare le difficoltà vissute dai minori dopo la separazione dalla madre, figura che la neuropsichiatria considera centrale nello sviluppo dei bambini.
Nel frattempo la famiglia resta sospesa. Catherine continua a rimanere nel casolare nel bosco insieme alla sorella, che descrive lo stato d’animo della donna come di profondo choc. Nathan invece ha fatto visita ai figli nella casa famiglia, portando loro due peluche in regalo. Dopo il pranzo e qualche gioco insieme, il padre ha lasciato la struttura senza rilasciare dichiarazioni, limitandosi a rimandare ai propri legali. Intorno a quella casa isolata tra gli alberi si addensano ormai questioni che vanno ben oltre il destino di una singola famiglia: il rapporto tra magistratura e politica, il confine tra tutela dei minori e diritto alla genitorialità, e il peso dell’opinione pubblica su decisioni che, per loro natura, dovrebbero restare confinate nelle stanze della giustizia minorile. Un equilibrio fragile che l’ispezione annunciata dal governo promette ora di rimettere sotto una lente ancora più severa.
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