I “No Kings” contro le guerre: tangenziale bloccata a Roma

Nessun disordine ma fanno discutere le foto di Meloni, La Russa e Nordio a testa in giù. Striscioni per Cospito e per gli anarchici morti nell'esplosione
March 28, 2026
I manifestanti durante il corteo
I manifestanti durante il corteo /ANSA
L’appuntamento era alle 14. Il punto di ritrovo piazza della Repubblica. Che comincia a riempirsi già da prima con bandiere della pace e della Palestina. Davanti alla basilica di Santa Maria degli Angeli viene posizionato un “missile” ricoperto di fiori e di prime pagine che ricordano le guerre in Medio Oriente e le conseguenze sui civili. L’allerta a Roma è massima. La città viene blindata per il corteo del movimento No Kings Italia, organizzato nell’ambito della mobilitazione globale “Together-Contro i re e le loro guerre”. Oltre alla Capitale, i manifestanti si riuniscono anche negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in molti altri Paesi europei.
A Roma, il timore è che il fermo preventivo a Ilaria Salis possa accendere ancora di più gli animi. E che possano infiltrarsi frange estreme. Tutto viene smentito alla vigilia da Luca Blasi, uno dei promotori, che respinge ogni strumentalizzazione. «Se c’è qualcuno che viene a portare pratiche che non sono in linea con le nostre, non fa parte della nostra manifestazione». Bando, quindi, alla violenza. E così accade. Il corteo fila via liscio fin dall’inizio. Arrivano in migliaia. I promotori a un certo punto gridano «Siamo in 300 mila». Fonti delle forze dell’ordine parlano invece di circa 25mila persone. Comunque molto di più di quelle che ci si aspettava. Tra di loro, ci sono anche Bonelli e Fratoianni di Avs, Ilaria Salis e Maurizio Landini. Ma non c’è nemmeno un momento di tensione. Tutti camminano pacificamente.
Tra i tanti striscioni che vengono mostrati, però, compaiono anche quelli degli anarchici. «Contro il 41bis, lo Stato tortura. Alfredo libero, 18 aprile manifestazione», recita una scritta dedicata a Cospito, il militante insurrezionalista condannato a 9 anni e 5 mesi. Un altro è per Ardizzone e Mecogliano, gli anarchici uccisi dall’esplosione nel casolare al parco degli Acquedotti: «Se viviamo è per far saltare la testa dei re. Con Sara e Sandro». Fanno discutere fin da subito, poi, le foto a testa in giù della premier Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa che sono state esposte in piazza dell'Esquilino, accanto a una ghigliottina in legno. «Uno spettacolo indegno» per Augusta Montaruli di FdI.
La presidente del Consiglio, insieme a Trump, Netanyahu e anche Putin, è uno dei “bersagli” dei manifestanti. Che partono chiedendo le sue dimissioni. Un leitmotiv che si ripete per tutto il pomeriggio. Alla testa del corteo, un lungo striscione recita: «Per un mondo libero da guerre». A tenerlo stretto decine di giovani. Sono loro che conducono il pomeriggio. Da un camion si passano il microfono e aizzano la folla. La gioia per il risultato del referendum è ancora fresca. «Dopo la grande vittoria alle urne ora è il momento di dare uno stop reale alla svolta autoritaria di questo Paese», scandisce Pietro Clementelli, mentre dietro di lui il fiume di persone continua a scorrere. L’obiettivo è arrivare fino a Porta San Giovanni. Poi però i piani cambiano. «Non ci fermiamo», gridano, sovrastando anche la musica che risuona dagli amplificatori. Quando il sole sta per iniziare a tramontare, il corteo, scortato dalle forze dell’ordine, invade la Tangenziale Est e la blocca. Prima di imboccarla, fanno partire “Bella Ciao”. La nuova destinazione è piazzale del Verano. Da lì, la folla comincia a defluire. Le ultime persone prendono la via di casa quando il buio è sceso definitivamente sulla Capitale.

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