I figli sottratti al papà di Fortuna Loffredo: «Ma la povertà non può diventare una colpa»

Il parroco di Caivano, Maurizio Patriciello, che seguì da vicino la vicenda terribile della piccola scaraventata dal balcone dopo essere stata stuprata, interviene sulla decisione dei giorni scorsi di allontanare gli altri tre figli di Pietro Loffredo e sistemarli in una casa famiglia
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September 18, 2026
La foto della piccola Fortuna Loffredo, stuprata e poi scaraventata giù dal balcone al Parco Verde di Caivano nel 2014
La foto della piccola Fortuna Loffredo, stuprata e poi scaraventata giù dal balcone al Parco Verde di Caivano nel 2014
Allontanare i figli dai genitori è sempre un dramma. Non dovrebbe accadere mai. E di certo non accadrebbe se ai bambini fossero assicurati tutti i diritti che prevedono le nostre leggi. Sono trascorsi dodici anni dal giorno in cui, Fortuna Loffredo, chiamata Chicca, una bambina di sei anni, fu spaventosamente scaraventata dall’ottavo piano di un palazzo popolare a Caivano. Dramma nel dramma, l’autopsia rivelò che la piccola era stata ripetutamente abusata e scempiata. Un vicino di casa, Raimondo Caputo, di 38 anni, finì all’ergastolo. L’Italia s’ indignò. Gli italiani maledirono mille volte il pedofilo, invocando per lui la pena di morte. Si chiesero come potessero ancora accadere queste cose orribili, fingendo di non sapere che le tragedie della pedofilia e della pedopornografia siano più presenti di quanto si possa credere. Mimma, la mamma di Chicca, finì su tutti i giornali e in ogni trasmissione televisiva. Una menzogna comoda iniziò a fare capolino: l’equazione degrado uguale pedofilia. Un falso. Un pericolosissimo falso. Purtroppo, questa macina infernale in cui finiscono tanti minori non conosce confini geografici, etnici, economici, culturali. Aveva ancora due figli più grandicelli di Chicca, Mimma. Per loro, anche in televisione, non faceva che chiedere un aiuto per andare via da quel palazzo e rifarsi una vita insieme ai ragazzini. Non accadde. Il tempo provvide ad attenuare prima e a spegnere del tutto, poi, le telecamere. Venne l’autunno, poi l’inverno. Le feste di Natale e Capodanno fecero cadere nell’oblio la cara Chicca e la sua storia. Dimenticata da tutti, questa famiglia, ma non dalla chiesa. Mimma e i suoi figli furono accolti in una regione del nord da alcuni miei confratelli che si misero a disposizione. Lentamente hanno ripreso a vivere e sperare. Un lavoro decente, anche se precario, una casa sicura, anche se piccola, e la speranza che riprendeva fiato.
Non così avvenne per il papà di Fortuna. Anche lui povero, si “arrangiava” con lavori saltuari. Anche lui alla ricerca di un minimo di benessere per i bambini che intanto aveva messo al mondo con la nuova compagna. Anche lui costretto ad emigrare di regione in regione. L’altro giorno, abbiamo appreso che a Lanciano, in provincia di Chieti, gli assistenti sociali, hanno tolto i figli e affidati a una casa-famiglia. Le motivazioni le possiamo facilmente immaginare. I poveri saranno sempre in debito con le leggi vigenti. Sempre mancheranno di qualcosa. Sfamare i figli con alimenti adeguati, costa. Educarli, costa. Tenerli puliti e ordinati, costa. Curarli, costa. Facciamo finta di non saperlo. Non potendo fare fronte a tutto, i genitori optano per le priorità rimandando al domani altre cose. È in quel momento che si corre il rischio di cadere in qualcosa simile a un reato. Se ai bambini non vengono assicurati i loro diritti, lo Stato, giustamente, si fa avanti perché accada. È vero, ma bisogna ricordare che ci muoviamo su un terreno minato. Per un qualsiasi bambino – lo abbiamo visto tante volte – essere allontanato dalla mamma e dal papà è un trauma che si porterà per il resto della vita. Non sono cose i piccoli. Non hanno la capacità di ragionare e gestire le emozioni come accade in un adulto. Per quanto il personale di una casa - famiglia sia all’altezza della situazione, mai avrà il calore della mamma e del papà. La domanda si impone con prepotenza: qual è il vero bene di questi bambini? Si poteva, con opportuni aiuti, lasciarli nella loro casa provvedendo che non mancasse loro niente.
Il papà di Chicca non ha avuto una vita facile. Al momento della morte della figlia, ricordo che era in carcere. Lo vidi, accompagnato dalla polizia, riverso sulla bara bianca, piangere tutte le sue lacrime. Dopo il dolore sofferto per lo scempio di sua figlia avremmo potuto supportarlo meglio? Certamente. Tante di queste persone – credetemi – cercano solo un lavoro e un alloggio a prezzi sostenibili. È proprio impossibile che si realizzi questo sogno? Ma, insomma, quanto costano all’Italia questi tre bambini in una casa - famiglia? E quanto sarebbero costati se fossero rimasti nel calduccio della propria casa? Ho davanti agli occhi i bambini nelle baracche dei campi Rom. Ne conosco tanti. Non sono minori anch’essi? Non hanno diritto ai loro diritti? Perché nel vederli ci giriamo dall’altra parte? Speriamo che i fratellini di Chicca possano fare presto ritorno a casa. E che i loro genitori possono essere aiutati e supportati a farli crescere in età, sapienza e grazia.

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