I disturbi alimentari sono in crescita.
E si comincia a non mangiare a 8 anni

Le patologie alimentari colpiscono oltre 3 milioni di italiani e arrivano in tenera età. Lo psichiatra Mendolicchio: «È un problema legato anche all’ansia di apparire, tema molto presente nella nostra società e nei social»
March 15, 2026
I disturbi alimentari sono in crescita.
E si comincia a non mangiare a 8 anni
Chi soffre di disturbi alimentari si dimentica di tutto il resto.
In Italia oltre tre milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca), pari a circa il 5-6% della popolazione: sono queste le stime, probabilmente al ribasso, con le quali ci affacciamo quest’anno alla Giornata nazionale del Fiocchetto lilla, che ogni 15 marzo viene dedicata ai disturbi che includono anoressia, bulimia nervosa e il binge eating, il disturbo da alimentazione incontrollata.
«I disturbi alimentari sono sempre più diffusi perché si inseriscono nel tema più ampio della salute mentale e delle enormi fragilità che gli adolescenti stanno vivendo in questo momento», ci spiega Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista, direttore del Centro disturbi del comportamento alimentare e del laboratorio di ricerca di Neuroscienze Metaboliche dell’Istituto Auxologico italiano, nonché autore di diversi libri sulle fragilità dei giovani di oggi. I Dca sono infatti fortemente legati ad alcuni aspetti della società contemporanea che ne favoriscono l’esordio, «come la maggiore diffusione dell’ansia sociale e di apparire e della performatività estetica, tutti temi molto presenti nelle nostre città, nelle nostre case e sui nostri social». A trasformare il rapporto con la propria immagine e la costruzione del sé è intervenuto infatti anche il mondo digitale: «Attraverso le varie app e filtri è facile creare un’immagine di sé alternativa. Quel corpo digitale diventa poi l’ideale a cui tendere, il tutto in una società schiacciata sul tema dell’immagine, dove il mantra è “Io sono ciò che appaio”». L’esperienza digitale spiega in parte anche perché – secondo i dati della Federazione italiana medici pediatri – il 30% dei Dca riguarda minori di 14 anni, con un progressivo abbassamento dell’età di esordio fino agli 8-9 anni. «I preadolescenti di fatto iniziano a vivere in età precoce le inquietudini e le questioni traumatiche, angoscianti e ansiogene tipiche dell’adolescenza – precisa Mendolicchio –. La digitalizzazione della loro vita facilita un’anticipazione della maturazione su certi temi dal punto di vista dei rapporti e delle aspettative sociali. Si pensi ad esempio al tema della sessualità e ai contenuti che anticipano le questioni legate a essa».
Tra i fattori di accelerazione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione c’è stato anche il Covid-19: le diagnosi nel periodo post pandemico sono aumentate tra il 30 e il 40% rispetto agli anni precedenti. «Il primo lockdown, e la conseguente perdita di socializzazione, ha prodotto un aumento di ansia, noia e paure che in molti casi si è trasformato in un “mangio di più”. Nel secondo lockdown la reazione al primo trauma e al fatto di essere tendenzialmente un po’ aumentati di peso si è tradotta in digiuni protratti, ossessioni sull’alimentazione e molta attività fisica fatta in casa, aprendo le porte all’anoressia», commenta ancora lo psichiatra.
Sebbene le diagnosi di disturbi alimentari riguardino nove volte su 10 il genere femminile – e ben l’8-10% delle ragazze sviluppa anoressia o bulimia contro lo 0,5-1% dei ragazzi – si registra un aumento notevole dei casi maschili, soprattutto per binge eating disorder, obesità con perdita di controllo o vigoressia, caratterizzata da ossessione per massa muscolare, dieta iperproteica ed esercizio compulsivo: «L’ansia di apparire non è più solo appannaggio delle donne, lo è sempre più anche degli uomini perché le pressioni sociali sull’estetica maschile sono aumentate enormemente. Ma c’è una differenza importante che crea uno svantaggio per i ragazzi. Anche se le donne subiscono i cliché hanno alle spalle decenni di percorsi di autodeterminazione e consapevolezza che invece gli uomini non hanno ancora, per cui faticano a uscire dai vecchi modelli. C’è tutta una questione di messa in crisi di un modello maschile che non funziona più, mentre la nuova identità maschile fa fatica ad affacciarsi. In questa ambiguità il ragazzino spesso non riconosce di stare male, ma soprattutto non accetta di dover chiedere aiuto». Un tema che Mendolicchio tratta per esteso proprio nel suo ultimo libro, “Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità”.
Di fronte a questo scenario, conclude l’esperto, non basta «avere il coraggio di mettere in discussione l’idea di maschile in un mondo che sta cambiando», così come si è fatto con quella del femminile. Informare e contrastare i disturbi alimentari è un dovere che chiama all’appello tutti, adulti e istituzioni. La grande partita che l’Italia si gioca è di «riuscire a intercettare le fragilità degli adolescenti per trasformarle in virtù dei prossimi adulti».

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