Gli avvocati del pusher ucciso a Rogoredo: «Ecco perché difendiamo gli indifendibili»

di Simone Marcer, Milano
Il caso di Abderrahim Mansouri ucciso dall'agente corrotto: Debora Piazza e il marito Marco Romagnoli tutelano persone che vivono al di fuori della legge ma che hanno subìto un torto. «Ci vuole passione civile, facciamo valere diritti che sono di tutti»
February 26, 2026
Gli avvocati del pusher ucciso a Rogoredo: «Ecco perché difendiamo gli indifendibili»
Debora Piazza e Marco Romagnoli
Abderrahim Mansouri, spacciatore marocchino di 28 anni, ucciso con un colpo di pistola alla testa sparato da 30 metri di distanza da Carmelo Cinturrino, poliziotto 41enne del commissariato Mecenate. Younes El Boussettaoui, 39 anni, marocchino senza dimora ucciso con un colpo di pistola in piazza Meardi a Voghera dall’allora assessore alla sicurezza Massimo Adriatici, condannato a 12 anni in primo grado. Fares Bouzidi, 22enne tunisino condannato in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale: era alla guida dello scooter su cui era seduto dietro Ramy Elgaml, morto nell’incidente avvenuto durante un inseguimento. Sette i carabinieri indagati, uno per omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere, gli altri a vario titolo per falso ideologico sul verbale, false informazioni ai pm, depistaggio per la cancellazione dei video e favoreggiamento. Bruna, transessuale brasiliana di 41 anni manganellata da agenti della polizia Locale in via Sarfatti a Milano, sotto le finestre delle aule della Bocconi, il 24 maggio 2023. Un vigile condannato in abbreviato e altri due rinviati a giudizio. Nachat Rachid, pusher 34enne ucciso nei boschi di Castelveccana da un proiettile di gomma sparato con un fucile a pompa Winchester 1.300 Marine dal carabiniere Mauro Salvadori, rinviato a giudizio insieme all’allora comandante del Nucleo Radiomobile Marco Cariola, accusato di averlo coperto. Soufiane Ech Chafiy, 20 anni, ucciso a Vigevano dopo un inseguimento con una volante da un proiettile che lo ha colpito alla schiena e lasciato agonizzante per 23 minuti – uno in più di Mansouri - prima di chiamare i soccorsi. Archiviata la posizione dei due poliziotti.
Gli ultimi, gli indifendibili, le cause perse, quelli che… «se la sono cercata» o che... «non li rimpiangeremo», spesso non li piangiamo nemmeno. Sono tutti i casi trattati dalla coppia di avvocati – moglie e marito – Debora Piazza e Marco Romagnoli. E, a parte quello dell’ex assessore sceriffo Adriatici - che comunque non rappresenta un’eccezione, in quanto all’epoca responsabile della polizia Locale ed ex poliziotto del commissariato di Voghera - sono tutti casi che coinvolgono le forze dell’ordine.
Dalle immagini dell’avvocata Debora Piazza che piange accanto alla sorella di El Boussetaoui alla lettura della sentenza è evidente un vostro coinvolgimento in questi casi...
Ci vuole molta passione: difendere chi viene stigmatizzato dalla società, è molto più difficile. Anche se il sistema giudiziario dice che tutti abbiamo gli stessi diritti, l’opinione prevalente in certi casi non è propriamente questa. Ti ritrovi in una posizione di svantaggio estremo difendendo soggetti ai margini, di fronte a un’opinione pubblica contraria e, nel caso di Adriatici, anche con una procura che non ascoltava. L’imputazione iniziale del pm di Pavia Roberto Valli era eccesso colposo di legittima difesa. All’esito del processo dibattimentale il giudice rinviò il fascicolo al pm perché aveva sbagliato imputazione. Cambiò il procuratore, venne rifatto i processo e adesso abbiamo una sentenza di primo grado che cristallizza l’ipotesi di omicidio volontario, che noi gridavamo sin dal primo minuto.
Ci sono elementi di questo caso che ricorrono anche negli altri?
Ci sono intere storie che si ripetono - sottolineano i due avvocati -. Adriatici ha pedinato El Boussettaoui, malato psichiatrico, con in tasca una pistola col colpo in canna. Nachat Rachid è stato ucciso da un carabiniere esperto che effettuò un servizio di controllo in borghese portandosi dietro un fucile a pompa caricato con pallottole di gomma, che gli ha fatto un buco come una moneta da due euro sulla schiena. Diceva che aveva con sé una pistola mai rinvenuta. Il suo comandante è stato rinviato a giudizio per frode processuale. Nel caso di Ramy, il carabiniere alla guida stava adempiendo al proprio dovere di ufficio, che è quello di identificare una persona, non di fermare a ogni costo una moto. Di qui la contestazione di eccesso colposo nell’adempimento del dovere. Poi abbiamo dei carabinieri che avvicinano un testimone che non viene identificato e che viene obbligato a cancellare un video. Anche qui abbiamo un’accusa di false informazioni al pm. La domanda è: come mai ci sono queste situazioni ricorrenti, come se scattassero degli automatismi? Nel caso di Cinturrino che manda il collega a prendere l’arma finta invece di chiamare i soccorsi: come mai c’è una pistola finta già pronta dentro una borsa nell’ufficio del commissariato? Sono meccanismi collaudati?
Quello di Cinturrino secondo voi non è un caso unico?
Il 24 marzo 2016 Soufiane Ech Chafiy, 20 anni, era su un’auto guidata da un amico e fu coinvolto in un inseguimento con una volante cui seguì una sparatoria. I tre sulla Bmw a un certo punto abbandonarono l’auto e fuggirono a piedi. Chafy fu colpito alla schiena mentre scappava. Prova a chiedere aiuto e viene lasciato sul posto 23 minuti agonizzante senza chiamare i soccorsi. Il pm di allora, lo stesso del primo processo a Adriatici, chiese l’archiviazione per uso legittimo delle armi. Il giudice archiviò dicendo però che Chaiy non aveva una pistola. Successivamente sono stati rintracciati gli altri due sulla Bmw, che sono stati assolti, e nella sentenza si dice che non c’è prova dell’esistenza di armi. I poliziotti della volante non sono stati processati, continuano a fare il loro lavoro. A dicembre, dieci anni dopo, abbiamo fatto istanza alla procura di Pavia per la riapertura delle indagini. Infine, anche in casi molto meno gravi di questo o di quello di Cinturrino spesso compare l’ipotesi di falso. Nel caso della trans picchiata i vigili misero a verbale che si era denudata davanti a una scuola, circostanza mai accaduta.

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