Giulia Depentor, una vita tra genealogie e cimiteri: «Vi racconto cosa cercano le persone nel passato»
Un bisnonno partito per Berlino, un'ultima lettera prima della guerra e una domanda rimasta sospesa: così è nata la passione della genealogista veneta, che oggi aiuta moltissime persone a ritrovare la propria storia (e un senso di appartenenza)

Tutto è cominciato con la storia di un bisnonno emigrato a Berlino: perché ci era andato? E cosa ne era stato di lui, visto che la sua ultima lettera era stata mandata prima della guerra? Domande che nella testa di una bambina possono girare, e girare, fino a prendere una forma: per Giulia, che di cognome fa Depentor, quella forma è diventata sostanza e oggi tocca a lei – viso pulito, voce squillante – vestire i panni di una fra le più conosciute genealogiste italiane. Oltre che essersi guadagnata l’appellativo di “influencer dei cimiteri”, vista la sua sconfinata passione per la ricerca degli antenati proprio fra le lapidi dei cimiteri. “Quale posto migliore d’altronde? – spiega lei, che in quello dov’era stato sepolto il suo bisnonno, proprio a Berlino, alla fine ci è arrivata, scoprendo che la sua tomba era stata riesumata l’anno prima.
Quanto e come lavora un genealogista?
Tantissimo: ho una lista d’attesa infinita che non riesco mai ad evadere, anche perché si tratta di un lavoro complesso, che richiede tempo e sforzi immani per essere portato a termine. A volte, per altro, senza alcun risultato. La parte più complicata è la ricerca dei documenti: mi muovo nel mondo degli Archivi di Stato, i cosiddetti Uffici dell’anagrafe, spesso scontrandomi con gli ostacoli posti dalla normativa sulla privacy e dalle tempistiche infinite nel reperimento delle carte. Il web aiuta: esistono decine di siti specializzati che hanno provveduto alla digitalizzazione degli archivi, almeno per il periodo dall’Unità d’Italia agli anni Venti o Trenta. E poi ci sono gli archivi parrocchiali, una risorsa sconfinata: è qui che si svolge la parte più bella del mio lavoro, a contatto coi parroci e con le annotazioni dei loro predecessori, soprattutto relative gli atti di morte e ai funerali. Tutto scritto a mano, tutto da scorrere, analizzare, incrociare con le informazioni raccolte nelle comunità e sui territori,
Tantissimo: ho una lista d’attesa infinita che non riesco mai ad evadere, anche perché si tratta di un lavoro complesso, che richiede tempo e sforzi immani per essere portato a termine. A volte, per altro, senza alcun risultato. La parte più complicata è la ricerca dei documenti: mi muovo nel mondo degli Archivi di Stato, i cosiddetti Uffici dell’anagrafe, spesso scontrandomi con gli ostacoli posti dalla normativa sulla privacy e dalle tempistiche infinite nel reperimento delle carte. Il web aiuta: esistono decine di siti specializzati che hanno provveduto alla digitalizzazione degli archivi, almeno per il periodo dall’Unità d’Italia agli anni Venti o Trenta. E poi ci sono gli archivi parrocchiali, una risorsa sconfinata: è qui che si svolge la parte più bella del mio lavoro, a contatto coi parroci e con le annotazioni dei loro predecessori, soprattutto relative gli atti di morte e ai funerali. Tutto scritto a mano, tutto da scorrere, analizzare, incrociare con le informazioni raccolte nelle comunità e sui territori,
L’identikit dei clienti?
Trasversale. Donne, uomini, anziani, liceali: la genealogia intercetta interessi diversificati e sempre più persone chiedono anche formazione, vogliono imparare cioè i segreti del mestiere per compiere da soli il loro viaggio alla ricerca delle radici.
Trasversale. Donne, uomini, anziani, liceali: la genealogia intercetta interessi diversificati e sempre più persone chiedono anche formazione, vogliono imparare cioè i segreti del mestiere per compiere da soli il loro viaggio alla ricerca delle radici.
Perché? Che idea si è fatta di questo desiderio di conoscere il proprio passato familiare?
Prima o dopo, nella nostra vita, sentiamo il bisogno di conoscere noi stessi. E in questo percorso alla ricerca della nostra identità ci sono le scelte di chi è venuto prima di noi: milioni di piccolissime, impercettibili decisioni, come quella di un uomo di svoltare a destra invece che a sinistra lungo una strada, e d’essere investito da un carro oppure no. La ricostruzione della vita di chi è venuto prima di noi ci permette di capire di più della nostra, è una spinta e insieme un ritorno a casa. Lo dice il volto delle persone che mi commissionano alberi genealogici, quando le incontro per il report finale e la consegna dei documenti: l’espressione più frequente è il sollievo, un senso di appagamento.
Prima o dopo, nella nostra vita, sentiamo il bisogno di conoscere noi stessi. E in questo percorso alla ricerca della nostra identità ci sono le scelte di chi è venuto prima di noi: milioni di piccolissime, impercettibili decisioni, come quella di un uomo di svoltare a destra invece che a sinistra lungo una strada, e d’essere investito da un carro oppure no. La ricostruzione della vita di chi è venuto prima di noi ci permette di capire di più della nostra, è una spinta e insieme un ritorno a casa. Lo dice il volto delle persone che mi commissionano alberi genealogici, quando le incontro per il report finale e la consegna dei documenti: l’espressione più frequente è il sollievo, un senso di appagamento.
E i cimiteri? Sono i protagonisti anche di un podcast che l’ha resa famosa, “Camposanto”...
I cimiteri raccontano storie. E sempre, quando mi sono sentita sola in passato in giro per il mondo, sono stati il posto in cui mi sono trovata a casa.
I cimiteri raccontano storie. E sempre, quando mi sono sentita sola in passato in giro per il mondo, sono stati il posto in cui mi sono trovata a casa.
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