Il viaggio di Priscila fino alle sue radici. Così la genealogia ricuce la famiglia

di Daniele Zappalà, Parigi
Nomi dimenticati, piccoli paesi, traversate oceaniche: l’avventura di una giovane genealogista che dal Brasile all’Italia è riuscita a rimettere insieme i pezzi del proprio passato. E ora lo fa per gli altri
April 11, 2026
L’emozione di Priscila Silva dos Santos per il passaporto italiano
L’emozione di Priscila Silva dos Santos per il passaporto italiano
«Quando giunsi in Italia per la prima volta, nel 2016, cominciai le mie ricerche genealogiche a partire da poche informazioni. Mia nonna mi aveva solo raccontato che sua madre era italiana». Oggi, un decennio dopo quel viaggio iniziatico nello Stivale degli avi, la vita di Priscila Silva dos Santos, classe 1993, è profondamente cambiata. Perché grazie a un ostinato lavoro di ricerca, a una serie d’incontri eccezionali e a una passione fuori dal comune per l’epopea transatlantica dei propri antenati, la brasiliana di Rio de Janeiro è riuscita pazientemente a completare il puzzle delle proprie radici nel cuore dell’italianità. Un’esperienza tanto intensa da trasformarsi in un punto di non ritorno e in un nuovo orizzonte professionale, al servizio innanzitutto di tanti altri discendenti della diaspora. Il mese scorso, a Parigi, presso la Ciup (Cité internationale universitaire de Paris), al termine di una serata culturale sulla letteratura in italiano dei nostri connazionali che vivono ai quattro angoli del pianeta, Priscila, emergendo dal pubblico, ha preso la parola, con emozione. Dopo aver ascoltato le testimonianze di autori italiani basati nei vari continenti, le è salito dentro il bisogno di condividere la propria storia. La quale si mescola ad aspirazioni nutrite fin dall’infanzia, grazie alle narrazioni familiari: «Mia nonna, quando scoprì di soffrire dell’Alzheimer, cominciò a parlarmi più spesso del passato. Era molto fiera delle sue origini italiane. Un giorno, mi disse che il suo sogno era di tornare in Italia per ritrovare la famiglia della sua mamma, ma morì nel 2011».
L’anno dopo, Priscila scoprì nell’Archivio nazionale brasiliano le liste d’arrivo degli immigrati, fra cui anche i suoi avi, i Belletti. Decisa a rintracciare a tutti i costi il filo della propria storia familiare, Priscila si pose presto domande sulla stessa fondatezza della memoria ricevuta. «In realtà, neppure la mia bisnonna era italiana, essendo nata in Brasile. Ma aveva un forte accento, non parlava bene il portoghese e diceva a tutti per questo che era nata in Italia. L’ho compreso quando ho finalmente ritrovato traccia dell’arrivo della mia famiglia in Brasile, nel 1896», ci racconta, con un’ondulazione costante d’emozione nella voce. In precedenza, un altro evento genealogicamente cruciale, rinvenuto da Priscila, ebbe l’Italia per teatro: «I miei trisnonni si sposarono a Viadana, in provincia di Mantova. Lui era di Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Lei di Poviglio, in provincia di Reggio Emilia. Ebbero i primi figli a Pomponesco, in provincia di Mantova. Arrivarono in Brasile il 19 maggio 1896, dopo un mese di viaggio su una nave a vapore». È nella cittadina di Pomponesco, ultimo comune di residenza italiana dei suoi avi, incluso oggi fra i borghi più belli d’Italia, che la ricerca testarda e appassionata di Priscila è stata finalmente coronata di successo: «Sono stata ricevuta dal sindaco e dalle altre autorità, con grande simpatia. Da allora, ci ritorno tutti gli anni, per ritrovare quanti nel frattempo sono divenuti miei amici. Si tratta dei miei concittadini, dato che sono ormai cittadina italiana di Pomponesco. In teoria, avrei potuto inoltrare la mia domanda di cittadinanza anche a Casalmaggiore, ma avevo già stabilito un legame con Pomponesco, grazie all’accoglienza calorosa e agli amici».
Le foto più antiche degli avi di Priscila, i Belletti
Le foto più antiche degli avi di Priscila, i Belletti
Dal 1896, per quasi un secolo, la storia brasiliana degli avi di Priscila ha messo radici nel Minas Gerais, il vasto Stato federale di Belo Horizonte, nell’entroterra compreso fra Rio de Janeiro e la capitale Brasilia: «Anche mia madre è nata a Pedra Dourada, la cittadina rurale dove i miei avi si erano stabiliti, assieme a tanti immigrati italiani, oltre che di altri Paesi, come Germania e Spagna. Poi, per lavoro, negli anni Ottanta, mia madre decise di trasferirsi a Rio, dove sono nata. Oggi, solo una delle mie zie vive ancora a Pedra Dourada, dove in precedenza i miei antenati, fino a mia nonna, erano stati agricoltori». Il ritorno in Italia ha coinciso per Priscila anche con la scoperta di coincidenze suggestive: «Ancor oggi, Pedra Dourada ha una popolazione simile per numero a quella di Pomponesco. E la cittadina brasiliana dei miei avi sorge ai piedi di una montagna, proprio la Pedra Dourada, che assomiglia molto alla Pietra di Bismantova». Ovvero, la celebre formazione rocciosa isolata dell’Appennino reggiano divenuta lungo i secoli pure un punto di riferimento della fede, grazie al noto eremo santuario risalente al Quattrocento. Come se la scelta del luogo preciso d’approdo familiare brasiliano avesse obbedito a una misteriosa “rimembranza” che potrebbe persino far pensare al celebre passaggio manzoniano dell’Addio ai monti, nell’ottavo capitolo dei Promessi Sposi. In Brasile, la passione per le proprie origini familiari aveva già spinto Priscila a dedicare la tesi di laurea in Antropologia proprio alla costruzione dell’identità dei discendenti degli immigrati italiani di Pedra Dourada, originari principalmente d’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Una trasmissione dell’italianità molto centrata anche sulle ricette di cucina, come la polenta o un budino italo-brasiliano chiamato caçarola.
Oggi, un decennio dopo il primo arrivo in Italia, Priscila vive la gioia dell’italianità pienamente abbracciata, anche perfezionando il proprio italiano, e degli scambi con i familiari dei rami rimasti in Italia, in particolare a Poviglio. Una sorta di missione compiuta a titolo collettivo: «La mia mamma, le mie zie, gli altri familiari in Brasile si sono sempre sentiti italiani, pur non essendo mai tornati in Italia. Non hanno mai dimenticato le loro origini. È stata sempre questa la mia molla». Priscila vive a Parigi, divenuta per lei una sorta di trait d’union fra Brasile e Italia: «Mi presento ormai come italo-brasiliana e non lo sono mai stata tanto. A ogni ritorno in Italia, mi sento ancor più a casa. Ho una relazione incredibile con i miei parenti in Italia». Grazie alle competenze acquisite nel corso delle sue ricerche, accorgendosi presto pure del numero di sollecitazioni ricevute da altri discendenti della diaspora, la giovane ha abbracciato una carriera di genealogista professionista che si occupa dell’origine e della discendenza di famiglie, studiando e accertando i rapporti di parentela. Fra l’altro, Priscila analizza anche la documentazione necessaria per chiedere la cittadinanza italiana. Ogni volta, il momento più emozionante rimane l’accertamento e la stesura dell’albero geneaologico di ogni cliente: «Rivivo un po’ della mia gioia nel riscoprire le origini. E sono felice di dar voce a questi discendenti di emigrati partiti da un’Italia che era povera, ma capaci da lontano di aiutare la loro mai dimenticata patria d’origine a risollevarsi, anche facendo brillare ogni giorno l’italianità nel mondo. Mi fa piacere pensare che i miei avi sarebbero fieri di me. Per i discendenti, l’Italia è molto importante, anche se per l’Italia non siamo sempre così importanti».

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